Il concetto di vacanza sta cambiando profondamente. Non si cerca più solo una destinazione, ma un’identità. È quanto emerge dalla ricerca quantitativa "Gli italiani e il turismo dei territori", presentata da Feries in collaborazione con AstraRicerche.
L'indagine scatta una fotografia nitida di un'Italia che, dopo i grandi cambiamenti degli ultimi anni, guarda alla provincia e alla ruralità non come a un ripiego, ma come a una scelta di valore.
I pilastri del turismo dei territori
Dall'analisi dei dati emergono tre driver fondamentali che guidano le scelte dei viaggiatori contemporanei:
L'autenticità come lusso: Il turista moderno fugge dai pacchetti "all-inclusive" standardizzati. Cerca il contatto con il produttore locale, la storia del borgo e l'unicità dell'accoglienza familiare.
Sostenibilità attiva: Non è più solo una parola d'ordine. La ricerca evidenzia come la tutela dell'ambiente e il supporto all'economia locale siano criteri decisionali prioritari.
Il fattore enogastronomico: Il cibo rimane la porta d'ingresso principale per conoscere un territorio. La tavola è il luogo dove la ricerca quantitativa si trasforma in esperienza qualitativa.
Chi è il "turista dei territori"?
Contrariamente ai cliché, questo trend non riguarda solo le fasce d'età più mature. I Millennials sono i veri protagonisti di questa transizione: ricercano lo slow tourism per bilanciare ritmi lavorativi frenetici e desiderano un ritorno alle radici che sia, al tempo stesso, digitalizzato e facilmente fruibile online.
I dati in sintesi:
30% degli italiani predilige mete rurali e piccoli territori per i propri weekend.
La connessione con la natura è indicata come il principale beneficio psicologico del viaggio.
Il passaparola digitale (recensioni e social) supera per importanza la vicinanza geografica.