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10 curiosità sul Castello Aragonese d'Ischia

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Il Castello Aragonese d’Ischia è arroccato su una piccola isola nel Golfo di Napoli ed è un luogo ricco di storia. I suoi edifici raccontano un passato di importanza politica e vivacità culturale, mentre dalle sue terrazze si gode una meravigliosa vista sul mare e la costa.

L’isola su cui sorge è collegata a Ischia in Località Ischia Ponte da una strada che può essere percorsa a piedi, in taxi o in autobus, mentre la fortezza si trova alla fine di un percorso panoramico che si snoda nella natura per circa 2 km. 

Per salire al Castello Aragonese d’Ischia è possibile utilizzare un ascensore, inoltre sono presenti due caffetterie e uno shop. La rocca ospita anche un albergo in un’ala del convento dismesso delle Clarisse ed è teatro di numerosi eventi artistici, musicali e culturali, tra cui l’annuale Ischia Film Festival

Le vicende, le curiosità e le leggende collegate al Castello Aragonese d’Ischia sono tantissime. Qui di seguito ne trovi 10 tra le più affascinanti e significative.

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1. La forza della natura tra vulcani e maree

Il Castello Aragonese d’Ischia sorge su un’isola vulcanica di poco più di 56mila m2 che si è formata oltre 300mila anni fa nel braccio di mare tra Ischia e Procida. La piccola isola fa parte dell’Arcipelago Flegreo, è costituita di una roccia magmatica che prende il nome di “trachite” ed è quella che viene definita un'isola di marea”.

La peculiarità di questo genere di isole è che sono collegate alla terraferma o a un’isola più grande (in questo caso Ischia) da una lingua di sabbia chiamata “tombolo”. Il tombolo viene sommerso dall’acqua durante l’alta marea, rendendo l’isola accessibile solo in alcuni momenti della giornata (come accade nel caso del celebre Mont Saint-Michel, in Francia).

In realtà, questo non vale più per l’isola del Castello Aragonese, che può sempre essere raggiunta attraverso un ponte di pietra di 220 m che la collega a Ischia e che ha dato il nome alla località di Ischia Ponte (l’antico Borgo di Celsa).

2. Perché il nome è spagnolo?

Il Castello Aragonese d’Ischia deve il suo nome ad Alfonso V d’Aragona (1394 – 1458), perché il sovrano spagnolo è colui che in misura maggiore ha contribuito al suo aspetto attuale. Tuttavia, ha origini molto più antiche. 

La prima struttura del castello risale al 474 a. C. ed era conosciuta come Castrum Gironis. Secondo alcuni, il nome era un omaggio al suo fondatore, Gerone I tiranno di Siracusa. Ma per altri era un riferimento al “giro di mura” che difendeva l’isola e il suo insediamento. In ogni caso, in epoca medievale è stato abbandonato e sostituito dalla più generica definizione di Insula minor (mentre Ischia era l’Insula maior).

La fortezza ha subito diverse trasformazioni nel corso dei secoli, fino all’avvento di Alfonso V d’Aragona, che ha assediato e conquistato il castello nel 1423. Il sovrano spagnolo ha restaurato e ampliato il preesistente maschio di epoca angioina ispirandosi al Maschio Angioino di Napoli, ha edificato imponenti fortificazioni e ha costruito alloggi per i reali, la corte e la servitù e una “casamatta” per le truppe.

Inoltre, ha collegato l’isola a Ischia con un ponte di legno, realizzando un nuovo e più pratico accesso che è andato a sostituire una scala che dal mare si inerpicava fino al castello.

3. Un castello all’asta 

Il Castello Aragonese d’Ischia è uno dei luoghi simbolo del Golfo di Napoli, ma all’inizio del ‘900 era poco più che un rudere invaso dai rovi. È stata l’iniziativa di un privato a riportarlo ai fasti di un tempo.

La rocca ha vissuto la sua epoca di massimo splendore nella prima metà del 1500, sotto la guida della famiglia spagnola degli d’Avalos. In particolare, è stata un vivace centro culturale durante il soggiorno a corte della moglie di Ferrante d’Avalos, la poetessa Vittoria Colonna

La fine dell’epoca degli Aragona e il succedersi delle dominazioni spagnole e austriache hanno portato il castello al declino e l’isola si è spopolata. La rocca è andata quasi completamente distrutta durante l’assedio delle forze borboniche e inglesi nel 1809 e nel 1860 è entrata a fare parte delle proprietà del Demanio. Invece, i terreni sono stati dati in gestione all’Orfanotrofio militare.  

Dopo più di 50 anni di completa incuria, il castello era un ammasso di rovine. Ma l’avvocato Nicola Ernesto Mattera ha visto qualcosa in quel luogo abbandonato e nel 1912 lo ha comprato per 25mila lire (circa 100mila euro).

Un anno dopo, ha acquistato anche tutti i terreni pertinenti al castello per 13mila lire (poco più di 50mila euro). Da allora, la famiglia Mattera è proprietaria del Castello Aragonese d’Ischia e ha iniziato un’attività di recupero e restauro che alla fine degli anni ’90 ha portato all’apertura di gran parte della struttura.

4. Arte tra cielo e terra

Tra gli edifici che compongono il complesso del Castello Aragonese d’Ischia c’è la Cattedrale dell’Assunta, costruita per sostituire quella dell’Isola maior andata distrutta nell’eruzione del vulcano Arso del 1301. La basilica è stata realizzata in stile romanico, ma in seguito è stata rimaneggiata secondo i canoni barocchi.

La Cattedrale dell’Assunta ha raggiunto il suo massimo splendore in occasione delle nozze tra il Marchese di Pescara, Ferrante d’Avalos, e la poetessa Vittoria Colonna. Purtroppo, però, dei fasti del passato rimane poco.

La basilica è stata gravemente danneggiata dai cannoni inglesi durante l’assedio del 1809 e oggi dell’edificio restano solo i muri perimetrali e alcuni pilastri che sorreggono le volte a crociera.

Le rovine della Cattedrale dell’Assunta sono molto suggestive e sono utilizzate come spazio per concerti, rappresentazioni teatrali, reading, proiezioni ed eventi di vario genere. Inoltre, al di sotto della basilica si trova una cripta gentilizia con pregevoli affreschi di scuola giottesca realizzati tra il XIII e il VII secolo.

5. Un amore proibito

Come altre rocche e fortezze, anche il Castello Aragonese d’Ischia ha la sua leggenda. In questo caso, una storia d’amore proibita e segreta tra la castellana, la poetessa Vittoria Colonna, moglie di Ferrante d’Avalos, e Michelangelo Buonarroti.

Nella realtà, i due sono stati legati da un profondo legame spirituale e hanno intrattenuto una fitta corrispondenza epistolare. Il grande artista ha dedicato alla nobildonna diversi componimenti poetici, tra cui è famoso soprattutto il madrigale 235:

"Un uomo in una donna, anzi uno dio / per la sua bocca parla, / ond'io per ascoltarla, / son fatto tal, che ma' più sarò mio." 

Tuttavia, il loro rapporto ha finito per essere avvolto dal mantello dal mito. Secondo la tradizione popolare, Michelangelo e Vittoria Colonna sarebbero stati amanti e l’artista avrebbe frequentato la poetessa nel corso del 1500.

Per questa ragione, avrebbe soggiornato a più riprese nella Torre di Guevara (diventata “Torre di Michelangelo”), una casa turrita che sorge a Ischia di fronte al Castello Aragonese e che sarebbe stata collegata alla fortezza da un passaggio segreto.

Della vicenda non esistono riscontri storici, mentre è vera la devozione di Michelangelo a Vittoria Colonna. Secondo studi recenti, il grande artista avrebbe nascosto un disegno che rappresenta se stesso nel ritratto della nobildonna realizzato nel 1525, come a sottolineare il profondo legame tra loro.

6. Meditazioni nel putridarium

Dal 1575 al 1810, il Castello Aragonese d’Ischia ha ospitato un convento dell’ordine delle Clarisse. La comunità è stata fondata da Beatrice Quadra, vedova d’Avalos, ed è arrivata a contare fino a 40 monache. 

Le consorelle provenivano dall’Eremo di San Nicola, sul monte Epomeo di Ischia, ed erano per la maggior parte le figlie primogenite di famiglie nobili, destinate alla clausura fin dalla nascita per garantire l’eredità ai figli maschi.

La comunità è stata soppressa per effetto della legge di secolarizzazione emanata da Gioacchino Murat nel 1809 e le monache si sono trasferite a Ischia.

Il complesso del convento comprende la Chiesa dell’Immacolata, la cui costruzione è rimasta incompiuta per mancanza di fondi, e il Cimitero delle Clarisse. Quest’ultimo rappresenta un esempio di putridarium, ovvero una “camera di mummificazione”, dove i corpi delle monache completavano il processo di putrefazione prima di essere sepolti. 

Il “Cimitero delle Clarisse” è un colatoio a seduta ed è espressione di un’antica tradizione del meridione (in particolare del Regno delle Due Sicilie), in base alla quale i cadaveri venivano lasciati a decomporsi fino a che restavano solo le ossa.

Tale pratica rappresentava il processo di purificazione dello spirito e per questo le monache trascorrevano diverse ore nel putridarium a pregare e meditare, contraendo spesso gravi malattie a causa dall’ambiente malsano.

7. Una prigione per i congiurati contro il Regno delle Due Sicilie

Dopo l’assedio delle truppe inglesi e borboniche nel 1809 e la legge di secolarizzazione di Gioacchino Murat, il Castello Aragonese d’Ischia si è spopolato completamente e nel 1823 Federico I di Borbone ha convertito il maschio in un carcere.

All’inizio è stato un luogo di pena per gli ergastolani, ma dal 1825 ha iniziato a ospitare criminali comuni e nel 1851 è diventato una prigione per i rivoltosi e coloro che cospiravano contro il Regno delle Due Sicilie.

Nelle cosiddette “Carceri di Sansone” sono stati imprigionati Carlo Poerio, Luigi Settembrini, Silvio Spaventa, Nicola Nisco, Michele Pironti e Pasquale Battistessa.

Il carcere è stato dismesso una prima volta nel 1860, quando Ischia è stata annessa al Regno d’Italia, ma è tornato in funzione nel 1874. In seguito alle proteste degli ischitani, è stato definitivamente chiuso nel 1890.

8. Un francobollo raro

L’importanza storica e simbolica del Castello Aragonese d’Ischia ha portato la rocca a diventare il soggetto di un francobollo da 100 lire.

Il valore bollato fa parte della serie “Castelli di Italia”, emessa il 22 settembre 1980 per prendere il posto di quella “Siracusana” e ancora oggi in corso di validità, anche se nel 1998 è stata sostituita dalla serie “La donna nell’arte”.

Il francobollo con il Castello Aragonese d’Ischia fa parte del primo lotto di 27 ed è stato riemesso nel 1983 e nel 1992 con dimensioni e rifiniture leggermente diverse. Nel corso degli anni, a fianco delle “varietà” ufficiali, hanno iniziato a circolare altre con difetti ed elementi difformi che hanno acquistato valore a livello collezionistico. 

In particolare, l’emissione dentellata 14 x 13¼, senza fluorescenza, Filigrana II 65° destra anziché IV è considerata “rara”. Ma il più desiderato dagli appassionati è il francobollo senza la stampa del rosso, in cui il castello appare giallo, che è “rarissimo”.

9. Qui è stato composto l’album Marinai, profeti e balene

La bellezza del Castello Aragonese d’Ischia e dei luoghi che lo circondano ha affascinato nei secoli un gran numero di artisti e anche Vinicio Capossela è rimasto stregato dalla fortezza arroccata sulla piccola isola.

Il cantautore si è recato al castello per parlare di un suo libro e ha finito per sceglierlo come luogo per comporre e registrare una parte dell’album Marinai, profeti e balene (2011). 

In una intervista a La Repubblica, la proprietaria della rocca, Cristina Mattera, ha raccontato che Capossela ha bevuto un’orzata sulla terrazza panoramica e pochi giorni dopo ha chiamato chiedendo se poteva tornare per lavorare alla sua musica. Il musicista ha allestito un piccolo studio di registrazione e ha vissuto al Castello Aragonese d’Ischia per due mesi.

Capossela ha portato con sé un vecchio pianoforte Seiler, che è stato “issato” sulla rocca con una carrucola e ha trovato posto nella sagrestia della Cattedrale dell’Assunta. In un’intervista a La Stampa, il cantautore ha spiegato che l’atmosfera dei luoghi ha avuto un ruolo cruciale nella realizzazione dell’album:

“Abbiamo voluto registrare il pianoforte e la voce nel Castello Aragonese perché è un luogo di ascesi, in cui sperimentare l’isolamento da altezza. Stare tra lo stridio dei gabbiani e gli spettri del mare. Una volta chiuso il ponte levatoio alle spalle, la volta celeste ci ruota addosso attraverso le occhiate delle rovine della cattedrale aperte in alto. Ci si muove nel cielo rimanendo fermi, come in un planetario. In sottofondo il rumore del mare, come un basso continuo”.

10. Il Regno di Nettuno 

Il Castello Aragonese d’Ischia si trova all’interno dell’area marina protetta Regno di Nettuno, una zona così ricca di ambienti e specie animali e vegetali da convincere lo studioso tedesco Anton Dohrn, amico di Charles Darwin, a fondare a Napoli nel 1872 il primo istituto di biologia marina al mondo (ancora oggi uno dei più prestigiosi).

Il Regno di Nettuno è stato istituito ufficialmente il 27 dicembre 2007, ma la sua storia è iniziata nel 1999, quando proprio la Stazione Zoologica Anton Dohrn è stata incaricata di eseguire lo studio di fattibilità per creare un’area marina protetta.

La zona si estende per oltre 11mila km2 e il suo fine è di proteggere e valorizzare il mare che circonda le isole di Ischia, Procida e Vivara.

Il Regno di Nettuno si trova su un “confine climatico” e questo fa sì che al suo interno siano presenti tutte le specie che popolano il Mediterraneo.

I delfini, le balene e i capodogli sono una delle grandi ricchezze dell’area protetta, insieme a una incredibile prateria di Posidonia oceanica e a eccezionali formazioni di alghe rosse, madrepore e coralli. Tra questi ultimi, caratteristico di Ischia è la specie Gerardia savalia, il cosiddetto “falso corallo nero”.

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