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10 spiagge bianche della Sardegna da non perdere

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Erano gli anni ’60 quando il principe Karim Aga Khan IV è arrivato in Sardegna e la bellezza dell’isola lo ha conquistato al punto di intraprendere il lussuoso progetto di sfruttamento turistico che è diventato la Costa Smeralda. Da allora è passato molto tempo e la Sardegna ha cambiato volto, ma rimane una terra di grandi ricchezze ambientali, paesaggistiche e storiche e continua a esercitare un fascino irresistibile.

Il mare dalle infinite sfumature verdi, azzurre e turchesi, le cale di scogli e sabbia e la verdeggiante macchia mediterranea sono senza dubbio la principale attrazione della Sardegna e richiamano ogni anno migliaia di turisti.

L’isola offre una grande varietà di località marittime dalle caratteristiche diverse, ma le spiagge di sabbia bianca rimangono tra le preferite degli “habitué” e di chi scopre la Sardegna per la prima volta. Qui trovate una selezione delle 10 più suggestive procedendo lungo la costa in senso orario da nord.

1. La Pelosa

La torre di avvistamento aragonese del XVI secolo e l’acqua poco profonda dalle sfumature turchesi che lambisce un lungo arenile di sabbia bianca sono una delle immagini simbolo della Sardegna e hanno reso la spiaggia de La Pelosa (in origine “Sa Palosa”, per la presenza di paglia marina) famosa in tutto il mondo.

Il suggestivo tratto di litorale nel territorio di Stintino è protetto dall’aggressione del mare e del vento dall’Isola Piana, oltre la quale si trova l’Asinara, e dal promontorio di Capo Falcone, che domina la “spiaggia sorella” de La Pelosetta. Ma l’ecosistema delle due cale è fragile e l’affollamento dei mesi estivi ha aggravato il processo di erosione al quale sono soggette da secoli.

Per preservare l’ambiente e il paesaggio de La Pelosa e La Pelosetta è stato istituito l’ingresso a numero chiuso a pagamento e per accedere alle due spiagge è necessario prenotare sull’apposito sito creato dal Comune di Stintino.

Di pari passo sono state introdotte delle regole per la fruizione dell’arenile che prevedono l’obbligo di utilizzare le stuoie sotto gli asciugamani e di lavarsi i piedi in apposite fontanelle per rimuovere la sabbia e il divieto di fumare (se non negli spazi appositi).

2. Spiaggia del Principe

La Spiaggia del Principe (che dai locali è chiamata Portu li Coggi) è un simbolo della Costa Smeralda e l’una è legata all’altra in maniera indissolubile.

La celebre zona della Sardegna diventata la meta del jet set internazionale è stata “creata” negli anni ’60 da Karim Aga Khan IV. Durante una crociera, il principe arabo e imam musulmano ha attraccato per caso nella baia di Porto Cervo (che allora si chiamava Monti Mola) ed è rimasto folgorato dalla bellezza dei luoghi.

L’Aga Khan ha acquistato i terreni nel tratto di costa compreso tra Olbia e Arzachena e con l’aiuto di una squadra di architetti di fama internazionale ha dato forma alla Costa Smeralda attingendo alla cultura, alla tradizione e ai materiali della Sardegna.

La leggenda narra che la spiaggia di Portu li Coggi fosse la preferita del lungimirante imprenditore e per questo da allora si chiama Spiaggia del Principe. Ma a dispetto del nome, l’ampio arco di finissima sabbia bianca che affaccia sull’Isola di Mortorio è aperto a tutti.

La Spiaggia del principe è circondata da una fitta e profumata macchia mediterranea ed è protetta da un promontorio di granito rosa. L’arenile è diviso in due da un gruppo di scogli e il mare davanti alla costa (caratterizzato da un fondale poco profondo) è una tavolozza di sfumature che spazia dal verde smeraldo al blu.

3. Rena Bianca (Olbia)

Il nome rivela senza lasciare dubbi che la principale caratteristica di Rena Bianca è l’arenile di soffice sabbia candida. Ma la spiaggia a pochi passi dalla Costa Smeralda (da non confondere con quella omonima vicino a Santa Teresa di Gallura) presenta anche inaspettate sfumature di colore rosa. La ragione sono i piccoli granelli di quarzite che si trovano sul bagnasciuga.

Rena Bianca è protetta alle estremità da due scogliere rossastre ed è circondata da una fitta macchia mediterranea. L’arenile si affaccia su un tratto di mare dai riflessi turchesi e dal fondale poco profondo e all’orizzonte si vedono le isole di Soffi e Mortorio.

La spiaggia è collegata da due sentieri sterrati alla piccola cala di Lu Stagnu Longu, che deve il suo nome alla presenza di uno stagno nella parte verso l’entroterra ed è circondata da una vegetazione selvaggia. 

4. Cala Brandinchi

È chiamata “piccola Tahiti” ed è facile capire perché. Cala Brandinchi è una distesa di sabbia bianca lambita da acque poco profonde e dalle sfumature verde smeraldo, turchese, azzurro e blu cobalto. 

La spiaggia che si srotola tra Punta Sabbatino e Capo Coda Cavallo si inserisce nel folto della macchia mediterranea e nell’entroterra è costeggiata per tutta la sua lunghezza dallo Stagno di Cala Brandinchi. Lo specchio d’acqua è una zona umida popolata da numerose specie animali e vegetali ed è l’habitat di aironi, fenicotteri rosa e Cavalieri d’Italia.

Cala Brandinchi è spesso definita la “gemella” della vicina spiaggia di Lu Impostu, dalla quale è divisa dal promontorio di Capo Capicciolu. I due lidi presentano caratteristiche simili dal punto di vista ambientale e paesaggistico, ma Cala Brandinchi è più lunga e stretta.

5. Spiaggia di Berchida

Una mezzaluna di sabbia soffice e bianchissima, stretta nell’abbraccio di ginepri secolari e macchia mediterranea e fronteggiata da un mare cristallino. La Spiaggia di Berchida occupa un lungo tratto di costa nel territorio delle Baronie e non è mai troppo affollata (anche in alta stagione).

Alle spalle dell’arenile si trova un piccolo stagno dove vivono diverse specie animali e dove le mandrie e le greggi si fermano ad abbeverarsi, mentre poco lontano sorgono i resti dei nuraghi di Conca Umosa e Paule e’ Luca. Nelle vicinanze della Spiaggia della Berchida ci sono anche le dune di Capo Comino e s’Ena e sa Chitta e l’Oasi di Biderosa.

Le prime formano un unico litorale caratterizzato dalla presenza di accumuli di sabbia bianca e finissima punteggiati di gigli marini e possono essere raggiunte percorrendo il bagnasciuga verso nord. Invece, per arrivare alla riserva protetta dall’Ente Foreste è necessario incamminarsi nella direzione opposta. 

L’Oasi di Biderosa racchiude cinque calette comprese all’interno di una foresta costiera che si estende per circa 10 km2 ed è l’habitat di un gran numero di specie vegetali e animali, tra cui i fenicotteri rosa.

6. Cala Mariolu o Ispuligidenie

L’antico nome di Cala Mariolu è Ispuligidenie, che deriva da “su pulige de nie”. La definizione coniata dai pastori di Baunei significa “le pulci di neve” ed è una descrizione poetica e calzante della distesa di piccoli sassi bianchi levigati dal mare che formano la spiaggia. 

Il vecchio toponimo ha ceduto il passo al nuovo quando il Golfo di Orosei è diventato una zona di pesca per i pescatori d Ponza. Cala Mariolu vuole dire “Cala del Ladro”, dalla parola campana “mariuolo”, e fa riferimento alle foche monache che un tempo popolavano in gran numero la zona e rubavano il pesce dalle reti dei pescatori. 

Il tratto di mare davanti alla spiaggia è un “acquario naturale” e nella parte a nord è occupato da un grande scoglio, chiamato “sa perda ‘e su saltatori”, che funge da trampolino naturale e da pontile per le barche. Cala Mariolu può essere raggiunta anche via terra attraverso un (impegnativo) sentiero che parte dalla località Piredda

L’accesso alla spiaggia è a numero chiuso e prima di affittare una barca o di mettersi in marcia per raggiungerla è necessario verificare la disponibilità giornaliera. 

7. Cala Goloritzé

Il mare e la montagna si incontrano a Cala Goloritzé. La spiaggia di sabbia e ciottoli dal colore bianco candido si apre su uno specchio d’acqua cristallina ed è sovrastata dalla guglia di Monte Caroddi. 

Il pinnacolo alto 143 m (per alcuni a forma di piramide, per altri simile a un aquilotto) è una meta degli appassionati di free climbing da quando Maurizio Zanolla, detto “Manolo”, e Alessandro Gogna l’hanno conquistato per primi alla fine degli anni ’70. Lo sperone calcareo presenta diverse vie d’arrampicata e la più famosa è la “Sinfonia dei mulini a vento”.

Cala Goloritzè può essere raggiunta via mare, ma barche e gommoni devono ormeggiare a 300 m dalla riva. La via d’accesso principale è un sentiero di circa 3,5 km che parte da Su Porteddu e si snoda nella natura del Supramonte Baunese. Il percorso è alla portata di tutti, ma prima di mettersi in marcia è necessario prenotare l’accesso alla spiaggia tramite l’app Heart of Sardinia.

La piccola baia è “monumento nazionale italiano” e da alcuni anni è a numero chiuso per preservare la sua ricchezza naturale e paesaggistica. Cala Goloritzé è una zona di nidificazione del Falco della Regina ed è impreziosita da una sorgente d’acqua dolce che sgorga tra gli scogli e da un arco naturale di roccia che si stacca dalla falesia e si “tuffa” in mare.

8. Cala Biriola

Cala Biriola o Cala Biriala è un arco di sabbia bianca che si distende tra la scogliera di falesia calcarea della costa dell’Ogliastra e una piccola baia color smeraldo. La spiaggia di ciottoli levigati si affaccia su un mare limpido e ricco di pesci, mentre alle spalle è circondata da un fitto bosco di lecci secolari, ginepri e macchia mediterranea (la foresta di Biriala).

Il modo più comodo per raggiungere Cala Biriola è via mare, ma è possibile arrivare alla spiaggia anche a piedi. Il sentiero parte dalla località Ololbitzi e si snoda lungo la falesia. La strada è impervia, ma offre una vista panoramica sulla costa e permette di osservare diverse testimonianze dell’antica presenza dei carbonai (gli uomini e le donne che trasformano la legna in carbone vegetale).

Per l’escursione via terra è consigliata la presenza di una guida locale e per raggiungere Cala Biriola è sempre necessario verificare il regolamento di accesso. La spiaggia è a numero chiuso e c’è un vincolo di permanenza massima oraria.

9. Punta Molentis

La spiaggia di Punta Molentis è un istmo che si apre ad arco tra un piccolo promontorio e un ammasso di rocce modellate dal mare.

La sottile lingua di sabbia candida è immersa tra ginepri, cisti, lentischi e tamerici e nel folto della vegetazione è possibile scorgere i tagli netti nelle rocce che testimoniano l’esistenza della vecchia cava di granito. Il passato di sito di estrazione riecheggia nel nome della spiaggia. “Su molenti” è l’asino, che veniva utilizzato per trasportare il materiale estratto dalle cave ai siti di lavorazione e ai porti lungo la costa.

Punta Molentis fa parte dell’area marina protetta di Capo Carbonara ed è un punto di partenza per immersioni subacquee ed escursioni a piedi. La spiaggia è a numero chiuso e per accedere è necessario pagare un ticket d‘ingresso.  

10. Is Arenas Biancas e le Dune

Le candide dune che in alcuni casi raggiungono i 30 m di altezza sono una delle attrazioni turistiche più conosciute della Sardegna. Le grandi formazioni di sabbia bianca si estendono per 1 km nel territorio tra Teulada e Porto Pino e si allungano alle spalle dell’arenile.

L’accesso alle dune è vietato per proteggere la natura effimera delle formazioni di sabbia (continuamente rimodellate dal vento) e le specie vegetali che le colonizzano. Invece, il tratto di costa lungo 4 km che si trova davanti è aperto al pubblico ed è diviso in numerose spiagge attrezzate e ad accesso libero.

Is Arenas Biancas e le Dune (che spesso sono considerate un unico tratto di litorale) sono proprio di fronte alle grandi formazioni sabbiose e presentano un arenile soffice e bianchissimo, lambito da un mare cristallino e con un fondale che digrada dolcemente.

Alle spalle delle spiagge e delle dune si trova lo stagno di Is Brebeis, che d’estate accoglie fenicotteri rosa, martin pescatori e garzette. Lo specchio d’acqua e la zona circostante sono un sito di interesse comunitario e fanno parte della rete Natura 2000.

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