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6 cose da sapere sul Santuario della Madonna della Corona

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Addossato alla parete verticale del Monte Baldo, aggrappato alla roccia a 774 m di altezza, il Santuario della Madonna della Corona è una sfida alla legge di gravità e alla ragione. Il grande complesso religioso in provincia di Verona sembra sospeso nel vuoto e la domanda è inevitabile: perché è stato costruito proprio lì?

La storia racconta di un antico rifugio di eremiti, che nel corso dei secoli è diventato una piccola cappella con un monastero e poi un luogo di culto sempre più importante. Ma la tradizione parla di una statua apparsa in maniera misteriosa e di una chiesa eretta per venerarla.

La cosa certa è che raggiungere il santuario era un’impresa in passato e rimane una sfida ancora oggi. L’attuale Sentiero della Speranza è stato a lungo la sola via per arrivare alla chiesa. Il percorso si arrampica sul fianco della montagna con oltre un migliaio di gradini, ma non è più l’unico. Una strada asfaltata e una scalinata offrono un accesso più facile e veloce al complesso religioso.

D’altra parte, arrivare al santuario in pellegrinaggio è una tradizione di lunga data ed è praticata ancora oggi. La chiesa della Madonna della Corona è la meta dell’antico Cammino dei Due Santuari e di un percorso che parte da Verona e fa tappa in diversi luoghi del culto mariano.

La devozione alla Vergine ha un ruolo chiave nella storia del grande complesso religioso aggrappato alla parete di roccia del Monte Baldo. Ma il Santuario della Corona ha molto altro da raccontare. Se volete saperne di più, leggete qui.

1. Un luogo antico e in divenire

La vulgata popolare colloca la nascita del Santuario della Madonna della Corona nel 1522, quando sul Monte Baldo sarebbe “apparsa” una statua della Pietà. Ma la tradizione religiosa del massiccio montuoso è molto più antica. La zona era frequentata da eremiti già intorno all’Anno Mille e alcuni documenti attestano la presenta di una cappella e di un piccolo monastero nel Duecento.

La chiesa originaria è stata inglobata in una nuova costruzione eretta tra il 1490 e il 1521 dai Cavalieri di San Giovanni. L’ordine ha gestito il complesso religioso per quattro secoli e ha lavorato ininterrottamente per rendere la Madonna della Corona un grande luogo di culto. Nel Cinquecento ha realizzato le due scale di accesso e nel Seicento ha edificato un’ulteriore nuova chiesa sulla precedente.

I Cavalieri di San Giovanni hanno costruito anche un ospizio per i pellegrini (con il contribuito di un generoso benefattore). Fino a che all’inizio dell’Ottocento sono stati sciolti da Napoleone e hanno perso la proprietà del santuario. I lavori si sono fermati, ma per poco. Tra la fine del secolo e la metà del successivo, la chiesa è stata dotata di una facciata in stile gotico e ampliata più volte. Inoltre è stato realizzato un nuovo campanile con guglia svettante

Ma l’assetto definitivo non era ancora stato raggiunto. Nel 1974 è stato approvato un “intervento globale” per abbattere alcune porzioni della chiesa esistente, preservare le parti più significative e realizzare una struttura più ampia. Il nuovo santuario è stato consacrato nel 1978 e nel 1982 è stato elevato alla dignità di basilica minore.

2. La statua che è apparsa dal nulla

Il Santuario della Madonna della Corona ha preso forma nel corso dei secoli su un antico rifugio di eremiti. Ma la tradizione popolare racconta un’altra storia. 

La notte del 24 giugno 1522, gli abitanti della zona sono stati richiamati sul Monte Baldo da una luce intensa e un coro di musica angelica e hanno trovato una statua in pietra che raffigurava la Pietà. Gli uomini hanno issato la scultura della Vergine con Cristo morto fino alla sommità della rupe e l’hanno riposta al sicuro in una cappella di legno. Ma il giorno seguente, la statua non c’era più.

La gente del posto si è messa a cercarla e l’ha ritrovata al fondo della rupe, dove era “apparsa” misteriosamente. Di nuovo, l’ha issata con fatica fino alla cappella. Ma ancora una volta, la Pietà è tornata indietro. A quel punto, i fedeli hanno capito che la volontà della Vergine era di restare tra le rocce impervie del Monte Baldo e hanno iniziato a costruire il Santuario della Madonna della Corona. 

Ma da dove è arrivata la statua? La leggenda narra che la piccola scultura fosse custodita a Rodi e sia stata portata a Spiazzi dagli angeli quando Solimano II ha conquistato l’isola. La realtà però è un’altra. Un’incisione sulla base rivela che la Pietà è stata realizzata e donata al santuario nel 1432 dal nobile orvietano Lodovico Castelbarco. 

Il gruppo scultoreo ha dato origine alla devozione della Madonna della Corona ed è conservato nella parete di roccia in cui è scavata l’abside della chiesa.

3. Un sentiero di speranza

Qualcuno dice che abbia 1.700 gradini, qualcun altro 1.500. Nessuno conosce il numero esatto. Ma tutti concordano che l’antico tracciato che parte dal paese di Brentino Belluno sia il modo migliore per vivere l’esperienza del Santuario della Madonna della Corona. 

Il Sentiero della Speranza o Sentiero dei Pellegrini un tempo era l’unica via d’accesso che portava al complesso religioso aggrappato alla parete scoscesa del Monte Baldo. L’alternativa consisteva nel “calarsi giù dalle rocce con le funi dell’argano”, come racconta in un articolo d’epoca la giornalista e “venerabile” della Chiesa Cattolica Elena da Persico.

La strada che si arrampica dalla Vallagarina è per lo più la stessa percorsa per secoli dai fedeli e corrisponde al tracciato CAI N° 73. Il sentiero alterna gradini, gradoni, tratti di sterrato e scale scavate nella roccia e si sviluppa per 2,5 km su un dislivello di 600 m. 

Il percorso è collegato all’ingresso del santuario dal Ponte del Tiglio. L’opera in pietra scavalca una profonda gola e si chiama così perché sorge dove un tempo c’era un grande albero ricurvo che fungeva da passerella (e che secondo la leggenda era nato in una notte dalla roccia).

Il Sentiero della Speranza non è (più) l’unica via per raggiungere il complesso religioso. Una strada asfaltata e una scalinata scendono al Santuario della Madonna della Corona dal piccolo borgo di Spiazzi. La carrozzabile è scandita dalle stazioni della Via Crucis ed è chiusa ai mezzi privati, ma è percorsa da un servizio di bus navetta.

4. Nel cuore della tradizione cristiana

Nella tradizione cristiana, la Scala Santa è quella che conduceva al palazzo di Ponzio Pilato e che Gesù ha percorso più volte nel giorno della condanna a morte. La gradinata è diventata un simbolo della Passione di Cristo e una leggenda sostiene che l’originale sia stata portata a Roma e si trovi nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

In realtà, di “scale sante” in giro per il mondo ce n’è più di una. Ma a parte alcune che rivendicano la loro presunta originalità in competizione con quella di Roma (per esempio, la Scala Santa di Gerusalemme), le altre sono dichiaratamente copie. E una si trova al Santuario della Madonna della Corona.

La Scala Santa del complesso sul Monte Bado è una riproduzione di quella di San Giovanni in Laterano ed è custodita all’interno del santuario. Le regole per percorrerla sono codificate dalla tradizione e prevedono che i fedeli salgano i 28 gradini in ginocchio, pregando e meditando sulla Passione di Cristo.

5. Un concerto per campane

In buona parte del Veneto è diffuso un particolare tipo di campane che prende il nome di “sistema alla veronese”. Il Santuario della Madonna della Corona non fa eccezione e presenta un complesso composto da sei bronzi fusi nel 1884. 

Il sistema alla veronese consente di eseguire veri e propri brani musicali, grazie a una specifica tecnica per manovrare le campane. Ogni bronzo emette una nota, ma può rintoccare insieme ad altre due o tre e comporre un accordo. I complessi campanari suonano per lo più partiture composte appositamente. Tuttavia possono anche eseguire motivi liturgici arrangiati ad hoc.  

Ogni campana è manovrata da un singolo campanaro (due quando il peso supera i dieci o dodici quintali) e la melodia è diretta da un maestro che indica la successione delle campane prevista dallo spartito. I campanari eseguono la suonata senza vedere i bronzi e “percepiscono” il loro comportamento esclusivamente tramite la fune con la quale li manovrano.

I complessi campanari o “concerti” del sistema alla veronese sono composti da non meno di cinque bronzi. I più diffusi sono quelli a sei campane, ma sono comuni anche i concerti a nove bronzi. Esistono pure complessi formati da otto o dodici (e più) campane, però sono meno frequenti.

La tecnologia moderna sta inevitabilmente portando alla sparizione dell’arte campanaria, ma la tradizione resiste. A preservare e tramandare l’usanza e la maestria del sistema alla veronese sono realtà come la Scuola Campanaria di Verona e l’Associazione Suonatori di Campane Sistema Veronese.

6. In cammino tra luoghi sacri

Il Santuario della Madonna della Corona è da secoli una meta di pellegrinaggio. Uno degli itinerari più antichi percorsi dai fedeli è il Cammino dei Due Santuari. Il tracciato inizia dalla Pieve di Chiampo (dove si trova una “copia fedele” della Grotta di Lourdes) e si snoda per poco più di 90 km tra sette valli delle Prealpi Venete.

Il percorso che conduce al complesso del Monte Baldo dal santuario in provincia di Vicenza procede per lo più sui sentieri del CAI e attraversa boschi di faggi e abeti, grandi prati e malghe. La strada è scandita da piccoli centri e dalle caratteristiche borgate cimbre (fondate da genti bavaro-tirolesi) e nell’ultimo tratto costeggia il Parco Naturale Regionale della Lessinia.

Più recente, ma ugualmente suggestivo, è il Sentiero di Maria. Il percorso è un pellegrinaggio di circa 40 km che parte dalla Basilica di San Zeno a Verona e si articola in tre tappe. La prima conduce al Santuario della Madonna del Perpetuo Soccorso a Bussolengo, la seconda al Santuario della Madonna del Rosario di Rivoli Veronese e la terza al Santuario della Madonna della Corona.

La tappa conclusiva del Sentiero di Maria ha tre varianti. Una procede su strade sterrate e secondarie fino a Spiazzi, mentre un’altra si arrampica sul tracciato CAI N° 71. L’ultima prevede di percorrere in bicicletta la ciclovia dell’Adige-Sole fino a Brentino Belluno e di raggiungere il Santuario della Madonna della Corona salendo dal Sentiero della Speranza.

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