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7 laghi alpini da visitare in Piemonte

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Le montagne intorno al Piemonte sono ricche di laghi. Alcuni sono così piccoli che per trovarli sulle mappe è necessaria la lente d’ingrandimento. Altri hanno grandi dimensioni e sulle loro sponde si allungano vere e proprie spiagge. Molti si sono formati per l’attività dei ghiacciai o a causa di una frana, tanti sono stati creati dall’uomo per mezzo di dighe e argini artificiali. 

I numerosi specchi d’acqua si inseriscono in ambienti con caratteristiche ambientali e paesaggistiche diverse, definite dall’altitudine e da una mescolanza di fattori naturali e antropici, e offrono l’opportunità di vivere varie esperienze. Alcuni devono essere “conquistati” con un’attrezzatura e una preparazione adeguate, ma altri sono destinazioni semplici per chi vuole lasciarsi alle spalle la città e trascorrere un giorno o qualche ora nella natura. 

Qui trovate 7 laghi alpini in Piemonte per una gita fuori porta. Tutti sono facilmente raggiungibili e possono essere una meta o un punto di partenza per escursioni (un po’) più impegnative. E quando le regole di fruizione e il clima lo consentono, anche una “piscina” naturale per un bagno o una nuotata.

1. Lago di Ceresole (Torino)

Il Lago di Ceresole è una meta molto amata dagli escursionisti e da chi vuole trascorrere una giornata nella natura, ma fino all’inizio del ‘900 non esisteva. L’invaso è stato creato in maniera artificiale con lo sbarramento del fiume Orco per mezzo di una diga.

L’opera è stata realizzata nell’ambito di un progetto di sfruttamento delle risorse idriche della valle per produrre energia elettrica e ha portato alla formazione di un bacino lungo 3 km e largo poco meno di 1. La diga è entrata in funzione nel 1929 (insieme alla centrale idroelettrica di Rosone) ed è stata inaugurata ufficialmente due anni dopo alla presenza del principe Umberto di Savoia (l’ultimo Re d’Italia).

Il Lago di Ceresole si trova all’interno dell’area protetta del Parco Nazionale del Gran Paradiso e intorno al suo invaso si sviluppa un percorso ad anello che per un tratto procede sulla corona della diga (lunga 302 m). L’itinerario presenta diversi punti di accesso, ma la partenza dal Rifugio Mila in Borgata Villa è la più consigliata.

2. Laghi del Nivolet (Torino)

Sul pianoro del Nivolet vivono marmotte, camosci, stambecchi, l’aquila e il gipeto e ci sono due laghi artificiali che si si incastonano come pietre preziose nella distesa di erba a 2.000 m di altitudine. Il Lago Serrù è il primo che si incontra dal parcheggio che si raggiunge percorrendo la SSP 640 e ha acque azzurre lattiginose. Il Lago Agnel si trova poco più avanti e presenta una superficie blu cristallina.

La differenza di colore dei due invasi è dovuta ai torrenti che li alimentano. Il Lago Serrù riceve l’acqua che deriva dallo scioglimento dei ghiacciai sovrastanti ed è ricca di sedimenti limosi. Invece, nel Lago Agnel si tuffano torrenti che hanno depositato a monte i detriti e sono limpidi e privi di residui sabbiosi.

Intorno al Lago Serrù si sviluppa un percorso che può essere percorso in circa due ore. Il sentiero passa vicino alla cascata del Pian Ballotta e alle propaggini del ghiacciaio “La capra” e termina alla casetta dei guardiani della diga che forma l’invaso. Su uno sperone di roccia quasi a picco sul lago si trova il Rifugio Pian della Ballotta, mentre nei pressi del parcheggio è situato il Rifugio la baracca.

3. Lago di Malciaussia (Torino)

Nelle Valli di Lanzo dove si trova il Lago di Malciaussia è stata scritta una leggendaria pagina di storia. Il Colle dell'Autaret è probabilmente uno dei valichi dove Annibale ha attraversato le Alpi nel 218 a. C. L’impresa del generale cartaginese ha dato il via alla Seconda guerra punica e oggi viene ricordata con un “ultra trail” che si snoda tra strade forestali, mulattiere e sentieri in quota.

Invece il lago ha origine recente. Il grande invaso è stato creato intorno al 1930 tramite la costruzione di una diga per alimentare la centrale idroelettrica di Crot. La realizzazione dell’impianto ha causato l’allagamento dell’omonima frazione e la sommersione della chiesetta di San Bernardo. Una leggenda narra che a volte si sentano ancora suonare le sue campane e che i rintocchi siano un presagio di sventura.

La zona intorno al Lago di Malciaussia è utilizzata come pascolo ed è l’habitat di marmotte, stambecchi, caprioli e cinghiali. In estate può essere raggiunta in macchina percorrendo la SP 32, mentre in inverno la strada è chiusa all’altezza della frazione Margone di Usseglio e l’ultimo tratto deve essere percorso a piedi (con le ciaspole quando c’è la neve). A giugno 2021 è stato introdotto un regolamento che limita gli accessi ai veicoli privati in alcuni giorni e orari della settimana.

Il lago può anche essere raggiunto su un sentiero trekking che da Margone segue il tracciato dell’antica “decauville”, la piccola ferrovia realizzata per trasportare i materiali per la costruzione della diga e smantellata alla fine dei lavori.

4. Lago Alpe dei cavalli o Lago di Cheggio (Verbano-Cusio-Ossola)

L’acqua turchese e lattiginosa del Lago Alpe dei cavalli (anche noto come Lago di Cheggio) “ruba la scena” al paesaggio selvaggio che lo circonda. Il particolare colore è dovuto al torrente che alimenta l’invaso, il Loranco, che nasce dal ghiacciaio del Bottarello e porta con sé sedimenti e detriti.

Il Lago Alpe dei cavalli è stato creato artificialmente con la costruzione di una diga nel 1926, ma al suo posto esisteva già un invaso naturale delimitato da un “cordone morenico” (un accumulo di detriti rocciosi trasportati da un ghiacciaio). L’erosione dell’argine naturale ha provocato la scomparsa del lago e ha lasciato spazio a un pianoro verde e in parte paludoso. 

La zona era usata come pascolo per i cavalli, gli asini e i muli che venivano utilizzati per trasportare le merci tra le valli e dall’antico impiego è derivato il nome del bacino artificiale.

Intorno al Lago Alpe dei cavalli si sviluppa un percorso ad anello di circa 6 km, ma il suggestivo paesaggio dell’invaso e della natura circostante può essere ammirato anche dalla diga. La corona dell’impianto è una strada pedonale ed è collegata a un breve sentiero che conduce a una piccola spiaggia.

5. Lago di Antrona e Lago di Campliccioli (Verbano-Cusio-Ossola)

È stata una frana a formare il Lago di Antrona. Il 27 luglio 1642 un ammasso di roccia di enormi proporzioni si è staccato dal versante della Cima di Pozzuoli e ha investito il fondovalle per oltre 2 km. La frana ha provocato 95 morti e ha sbarrato la strada del torrente Troncone dando forma a un bacino vagamente simile a un cuore.

Nel Lago di Antrona è possibile fare il bagno e lungo la riva si trovano diversi posti dove prendere il sole o fare un pic-nic. Tutto intorno all’invaso si snoda un percorso di trekking, che presenta un bel tratto panoramico su una serie di passerelle sospese dietro la cascata del Rio Sajont.

Dal Lago di Antrona è possibile proseguire verso il Lago di Campliccioli attraverso una pista sterrata. L’invaso è di origine artificiale ed è stato creato nel 1928 con una diga. Il lago è circondato da un sentiero ad anello lungo il quale si incontrano due piccoli gruppi di baite, l’Alpe Granarioli e l’Alpe Vassoncino. Nell’ultimo tratto si trovano un binario e alcuni carrelli che rappresentano una testimonianza dei lavori per la realizzazione del bacino.

6. Lago delle fate (Verbano-Cusio-Ossola)

Racconta la leggenda che il Lago delle fate si chiama così per via delle fate che vivono nei boschi nei dintorni insieme ai “gut viarghini”, dei nani o degli gnomi (dipende dalle versioni) che cercano l’oro nella vicina miniera abbandonata della Guia. 

I gut viarghini sono golosi di more e mirtilli e le fate raccolgono per loro i piccoli frutti in cambio del prezioso metallo, che usano per ricamare i vestiti che indossano e per produrre la polvere magica che permette loro di volare.  

Forse la suggestiva storia è nata per compensare l’origine prosaica del lago, che è stato creato attraverso lo sbarramento del torrente Quarazza. Ma di sicuro descrive bene la sua atmosfera “incantata”. Lo specchio d’acqua vicino a Macugnaga è immerso ina una natura lussureggiante e le rive sono un susseguirsi di piccole spiagge e prati verdi punteggiati di fiori.

Dal lago partono diversi sentieri che si arrampicano sulle montagne circostanti e nei pressi dell’invaso si trova il Museo della miniera d’oro della Guia. Il percorso espositivo racconta il passato minerario della Valle Anzasca e comprende un tour nelle gallerie della miniera chiusa nel 1961.

7. Lago di Sant’Anna (Cuneo)

Il Lago di Sant’Anna è una meta ideale per immergersi nella natura, ma anche per scoprire “il santuario più alto d’Europa”. Il piccolo specchio d’acqua formatosi in maniera naturale per l’attività di escavazione dei ghiacciai si trova vicino al Santuario di Sant’Anna di Vinadio, che detiene il “primato” perché sorge a 2.020 m di altezza.

Il nucleo originario del complesso religioso risale probabilmente all’anno Mille, ma la prima notizia certa dell’esistenza di una chiesa è contenuta in un documento di due secoli dopo. Di sicuro, lo sviluppo e la popolarità del santuario hanno ricevuto una grossa spinta dalla presunta apparizione di Sant’Anna a una pastorella. 

Il percorso che conduce al lago inizia a poche centinaia di metri dalla chiesa e dagli edifici per l’accoglienza dei pellegrini, vicino alla cosiddetta “roccia dell’apparizione”. Il sentiero è una mulattiera che procede per ampi tornanti su un costone prativo. 

Il Lago di Sant’Anna si raggiunge in mezz’ora di camminata, ma l’escursione può continuare lungo un percorso ad anello che porta ad altri due specchi d’acqua, il Lac du Lausfer supérieur e il Lago del Colle di Sant’Anna. Il giro completo regala numerosi scorci panoramici e per percorrerlo sono necessarie circa 4 ore.

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