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8 borghi fortificati del nord Italia da scoprire

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La parola “borgo” oggi indica un centro abitato di medie dimensioni e importanza. Ma a quanto pare, l’accezione più antica del termine (di origine germanica) era quella di “luogo fortificato”. Vero è che nei secoli passati erano considerati borghi gli insediamenti che possedevano un mercato e una fortificazione.

I centri abitati di questo tipo si sviluppavano spesso in zone strategiche per la posizione geografica e i commerci e svolgevano un ruolo amministrativo e funzioni giurisdizionali. Ma non mancano i casi di borghi fortificati che hanno preso forma dal progressivo e costante rafforzamento di sistemi di difesa più antichi. 

In Italia esiste un gran numero di esempi ed elencarli tutti è impossibile. Ma qui trovate una selezione dei più suggestivi presenti nel nord del Belpaese. 

1. Glorenza (Trentino-Alto Adige)

È l’inizio del XIV secolo (forse la fine del XIII) quando Glorenza viene elevata al rango di città. Da allora non ha mai perso quel titolo e oggi è la più piccola “stadt” dell’Alto Adige (e qualcuno dice d’Europa). Dopo essere stata rasa al suolo nella Guerra di Engadina, è stata ricostruita dall’imperatore Massimiliano I nel 1500. Ed è quell’epoca che risale la cinta di mura che stabilisce i suoi confini e che è arrivata intatta fino a oggi.

Le fortificazioni sono scandite da sette torri, tre porte d’ingresso, un lungo cammino di ronda e 350 feritoie e custodiscono un suggestivo abitato di epoca medievale. Tra le strette vie e le piazze rimaste com’erano secoli fa sorgono splendidi palazzi impreziositi da affreschi e dai caratteristici “erker” (una sorta di bow window, ma più aggettante).

I portici, le dimore nobiliari come Casa Frölich e Castel Glorenza, la Torre Flurin (a lungo tribunale e per un po’ anche carcere), l’attuale municipio rappresentano insieme alle mura una straordinaria testimonianza del passato e hanno fatto entrare di diritto la piccola stadt in Val Venosta tra i “Borghi più belli d’Italia”.  

2. Venzone (Friuli-Venezia Giulia)

“Com’era e dov’era”. Così è stata ricostruita Venzone dopo il devastante terremoto che nel 1976 ha sconvolto il Friuli-Venezia Giulia. La piccola città è l‘unico esempio di borgo fortificato del Trecento sul territorio della regione ed è stata proclamata “Monumento nazionale” nel 1965.

Venzone è circondata da una peculiare doppia cinta muraria. Il primo giro di mura è delimitato da un profondo fossato e forma un terrapieno su cui sorgono il secondo giro di mura e la città. All’interno si staglia il Duomo in stile romanico-gotico consacrato nel 1338 dal patriarca di Aquileia Bertrando e considerato il simbolo della rinascita di Venzone.

Ma la fama della cittadella trecentesca non è legata solo alle sue mura e alla straordinaria opera di ricostruzione per anastilosi (ovvero, ricomponendo edifici e monumenti con i pezzi originali). Venzone è balzata all’onore delle cronache nel 1647 per la scoperta della “mummia del gobbo”.

Il corpo era contenuto in una tomba del XIV secolo nel cimitero del Duomo ed è stato trovato durante dei lavori di ampliamento. In seguito sono state rinvenute altre mummie e dagli studi condotti sui corpi è emerso che il perfetto stato di conservazione è riconducile a cause naturali. Alcune mummie sono andate perdute nel terremoto del 1976, ma cinque sono esposte nella Cappella di San Michele.

3. Cittadella (Veneto)

Il nome è rivelatore. Cittadella è stata fondata da Padova nel 1220 per svolgere la funzione di presidio militare del territorio tra il Brenta e il Musone. Il progetto è stato affidato a Benvenuto da Carturo, che ha dato forma a un borgo racchiuso all’interno di una cinta muraria di forma ellittica.

I lavori di costruzione delle mura sono andati avanti diversi anni e di fatto non si sono mai arrestati. In un primo tempo è stata allestita una struttura di difesa di terra e legno, è stato scavato il fossato e sono state costruite le quattro porte di accesso. Poi sono state realizzate le opere in muratura.

La cinta muraria è stata più volte rimaneggiata nel corso dei secoli, fino a raggiungere l’assetto che ha conservato pressoché integro fino a oggi. Attualmente si sviluppa per 1.461 m e presenta un’altezza media di 15 metri (ma nei torrioni a difesa delle porte arriva a 30 metri). Le mura sono scandite da 36 torri di varie dimensioni e sono sovrastate da merli guelfi (con alcuni inserti ghibellini di epoca successiva). 

Per tutta la lunghezza delle mura si sviluppa un cammino di ronda che dal 2013 è interamente percorribile e offre un punto di osservazione privilegiato sull’abitato e il territorio circostante. La cinta muraria di Cittadella è un vero e proprio “museo a cielo aperto” e rappresenta un unicum in Europa.

4. Montagnana (Veneto)

Montagnana è sorta come presidio di difesa ed è arrivata all’età contemporanea conservando il suo aspetto di “città murata”. Le prime fortificazioni sono state erette nell’Alto Medioevo, ma la cinta muraria visibile oggi è del XIV secolo. Non tutta, però. Il Castello di San Zeno e le mura e est e ovest risalgono a quello prima.

L’imponente fortificazione corrisponde alla porta orientale ed è stata eretta da Ezzelino da Romano nel 1242. Il signore della Marca Trevigiana ha assediato e distrutto la città, poi l’ha ricostruita dotandola di un migliore sistema di difesa. L’opera del “Tiranno” è stata completata dai Carraresi di Padova, ai quali si deve anche la maestosa Rocca dell’Acqua (che presidia la porta occidentale). 

La cinta muraria di Montagnana si sviluppa per circa 2 chilometri ed è scandita da 24 torri. Tutto intorno è circondata da un profondo vallo, che un tempo era invaso dall’acqua. Il fossato oggi è ricoperto da un manto d’erba e ogni anno a settembre ospita il “Palio dei 10 comuni”, una sfida a cavallo di antica tradizione.

Il Giorgione ha catturato la bellezza imponente della “città murata” in un disegno a sanguigna conservato al Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam. Ma il pittore veneto non è l’unico artista che ha intrecciato la sua strada con Montagnana. Nel Duomo è conservato un dipinto della Trasfigurazione di Paolo Veronese, mentre appena fuori delle mura si trova Villa Pisani, considerata uno dei capolavori di Palladio.

5. Soave (Veneto)

La cinta muraria di Soave si srotola (letteralmente) dal maestoso castello sulla collina fino al centro abitato. Le mura si sviluppano intorno al mastio che si staglia al centro della fortezza e delimitano tre cortili di forma e dimensioni diverse e posti a livelli differenti. Poi scendono verso il borgo seguendo la pendenza naturale del terreno. 

La cinta muraria è stata costruita alla fine del XIV secolo da Cansignorio della Scala e testimonia in maniera “fisica” lo stretto legame tra il borgo e il castello. Soave e la fortezza sono stati al centro di numerosi e aspri scontri. Dopo la dominazione scaligera sono passati nelle mani dei Visconti di Milano, dei Carraresi di Padova e della Repubblica di Venezia. 

La Serenissima ha mantenuto il controllo del castello fino al XVI secolo, poi lo ha ceduto alla famiglia Gritti. La fortezza è stata trasformata in fattoria ed è andata incontro al declino. La rinascita è avvenuta alla fine dell’Ottocento, quando è stata acquistata dalla famiglia Camuzzoni. Il castello è stato restaurato e aperto al pubblico e insieme al Duomo, alle chiese e ai palazzi signorili dà forma al ricco patrimonio storico, architettonico e artistico di Soave.

6. Il Ricetto di Candelo (Piemonte)

Il Ricetto di Candelo non è propriamente un borgo fortificato. La struttura di epoca medievale proteggeva i prodotti agricoli e i beni della comunità e accoglieva la popolazione solo in caso di attacco esterno. Il “ricetto” è una costruzione tipica del Piemonte e di alcune zone dell’Europa centrale e quello di Candelo è arrivato fino a oggi praticamente intatto.

La peculiare struttura fortificata è stata costruita tra il XIII e il XIV secolo e presenta una pianta pseudo pentagonale, che occupa una superficie di circa 13mila metri quadrati. Nell’area dentro le mura sorgono più o meno duecento edifici chiamati “cellule”, tra i quali si dipana una rete di strade dette “rue” (con un evidente francesismo).

Il perimetro difensivo è scandito da torrioni di guardia agli angoli e da una grande torre a base quadrata che fungeva da (unico) ingresso al ricetto. La cinta fortificata è pressoché completa. A mancare è il lato meridionale, dove all’inizio dell’Ottocento è stato eretto il nuovo palazzo comunale in stile neoclassico.

Il Ricetto di Candelo è un vero e proprio “museo a cielo aperto” e nel corso dell’anno ospita numerosi eventi e manifestazioni. Al suo interno sono presenti alcuni allestimenti dedicati alla storia e alle tradizioni del territorio, spazi didattici, sale per cerimonie e convegni, locande e botteghe.

7. Sabbioneta (Lombardia)

La “città ideale” esiste e si trova non lontano da Mantova. Sabbioneta è sorta tra il 1554 e il 1591 ed è stata costruita dal duca Vespasiano Gonzaga Colonna in base ai principi di funzionalità e razionalità teorizzati nel Rinascimento. Il centro abitato si è sviluppato tra il Po e l’Oglio, dove già esisteva un antico insediamento e una rocca dei Gonzaga.

Sabbioneta presenta una pianta esagonale irregolare ed è circondata da un complesso di fortificazioni “alla moderna”, con bastioni e terrapieni per affrontare le nuova minaccia delle armi da fuoco. Il sistema difensivo è completato da sei baluardi pentagonali uniti da elementi rettilinei e da due porte ad arco trionfale.

La cinta muraria è di per sé un monumento di straordinario valore e custodisce un centro urbano di enorme pregio architettonico e artistico. Il Palazzo Ducale è stato il primo edificio costruito da Vespasiano ed era il cuore pulsante di Sabbioneta. La Galleria degli Antichi è seconda per lunghezza solo alla Galleria delle carte geografiche nei Palazzi Vaticani e alla Galleria degli Uffizi di Firenze e ospitava le collezioni di marmi antichi del duca. Il Palazzo del giardino era la villa privata di Vespasiano. Il Teatro all’Antica è uno dei primi edifici di epoca moderna costruito appositamente per ospitare degli spettacoli.

Sabbioneta è stata una vera e propria “meteora” nella storia d’Italia. L’insediamento si è fermato alla morte di Vespasiano, ma rimane uno straordinarie esempio di città ideale del Rinascimento. Per questo è stato proclamato Patrimonio dell’Umanità Unesco (insieme a Mantova).

8. Vigoleno (Emilia-Romagna)

C’è un borgo tra Parma e Piacenza che costituisce “un esempio perfetto della logica abitativa del Medioevo”. Vigoleno sorge su un crinale tra la Valle dell’Ongina e la Valle dello Stirone ed è stretto da una cinta di mura che crea un tutt’uno con il grande castello che domina il centro abitato. 

La rocca e il sistema di fortificazioni risalgono al X secolo, ma le prime notizie documentate sono del 1141. Il borgo è stato ceduto dai Visconti agli Scotti alla fine del Trecento ed è rimasto a questi ultimi fino all’inizio del Novecento (a parte una breve parentesi in mano ai Farnese). In seguito, il castello è appartenuto per circa trent’anni alla principessa Maria Ruspoli ed è diventato un salotto che ha ospitato personalità come Gabriele D’Annunzio, Max Ernst, Jean Cocteau e Arthur Rubinstein.

Le mura di Vigoleno sono percorse in parte da un panoramico camminamento di ronda e sono sovrastate dall’imponente mastio quadrangolare. Al loro interno custodiscono un centro abitato dove il tempo sembra essersi fermato e in cui spiccano la fontana cinquecentesca e la pieve romanica di San Giorgio.

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