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8 grotte in Italia per un viaggio al centro della terra

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Le grotte sono luoghi di storia e mistero. Le cavità che si aprono nel sottosuolo sono abitate da sempre da numerose specie di animali e sono state il rifugio dei primi ominidi milioni di anni fa. Nel corso dei secoli hanno continuato a essere utilizzate dall’uomo come ripari e nascondigli, ma hanno anche ospitato eremiti, comunità religiose e antichi culti. 

Al loro interno conservano spesso preziose testimonianze del passato e sono la “memoria geologica” della Terra, perché le rocce e i minerali che le compongono sono un vero e proprio “archivio” di informazioni sull’evoluzione del clima e del suolo avvenuta nel corso delle ere.

Le grotte vengono definite “primarie” quando si formano in maniera contestuale alla roccia in cui si aprono e “secondarie” quando derivano dall’alterazione del sito e del materiale di partenza. Queste modificazioni avvengono principalmente a causa dell’acqua e danno origine a sistemi di cavità, gallerie, cunicoli e pozzi che vengono chiamati “complessi carsici” (in relazione all’analogo fenomeno del “carsismo”, che indica l’azione erosiva dell’acqua nella formazione dei suoli).

Le grotte carsiche sono caratterizzate dalla presenza di tipiche concrezioni minerali che prendono il nome di stalattiti (formazioni pendenti) e stalagmiti (formazioni ascendenti). Le stalattiti e le stalagmiti possono raggiungere dimensioni considerevoli e unirsi in vere e proprie colonne, mentre dall’azione millenaria dell’acqua possono generarsi anche colate, drappeggi e altre concrezioni dalle forme più disparate.

In Italia esistono numerose grotte, la maggior parte di origine carsica, che offrono la possibilità di vivere un’esperienza alla scoperta del passato e delle meraviglie della natura. Se l’idea vi affascina, qui trovate 8 siti per compiere un vero e proprio viaggio al centro della Terra.

1. Grotta Gigante (Friuli-Venezia Giulia)

Il nome non è un’iperbole, la Grotta Gigante è davvero da record. Nel 1995 è stata inserita nel Guinness dei Primati per le incredibili dimensioni della sua cavità principale, che misura 98,5 m di altezza, 167,6 m di lunghezza e 76,3 m di larghezza. 

La Grande Caverna, come viene chiamata, si è formata all’incirca 1 milione di anni fa dalla fusione di due cavità sovrapposte e contiene al suo interno la Colonna Ruggero. Questa concrezione è una stalagmite alta 12 m e larga poco meno di 3 m ed è intitolata alla memoria di Ruggero Konviczka, un personaggio di spicco del Club Touristi Triestini (che promuove la cultura mitteleuropea in tutte le sue forme) e tra i fautori dell’apertura della Grande Caverna al pubblico.

La Grotta Gigante sorprende i visitatori non solo per le dimensioni imponenti, ma anche per le diverse sfumature di colore che la caratterizzano e che spaziano dal bianco e grigio della calcite al rosso degli ossidi di ferro. Inoltre ospita il primo Museo Speleologico Italiano, inaugurato nel 1963 e completamente rinnovato nel 2014.

2. Grotte di Borgio Verezzi (Liguria)

C’è stato un tempo in cui in Liguria al posto dei turisti c’erano mammut, elefanti, rinoceronti, tigri, orsi e coccodrilli. A rivelarlo è stata una serie di reperti ossei trovati all’interno delle Grotte di Borgio Verezzi e risalenti a più di mezzo milione di anni fa.

Il complesso carsico vicino a Savona è un “gioiello naturalistico” ed è famoso per l’incredibile varietà di colori delle formazioni minerali che si trovano al suo interno, che spazia dal bianco, al giallo, al rosso, al grigio. Un altro elemento peculiare sono alcune stalattiti così sottili da sembrare quasi trasparenti e per questo chiamate cannule o “spaghetti”.

Nelle Grotte di Borgio Verezzi ci sono anche concrezioni lamellari che assomigliano a tessuti drappeggiati (il Manto di San Martino e l’Orecchio dell’elefante), colate e colonne millenarie, stalattiti “eccentriche” (che sembrano sfidare la forza di gravità) e alcuni laghetti dalle acque color verde smeraldo.

3. Grotte di Toirano (Liguria)

Le Grotte di Toirano sono un sito di enorme importanza archeologica per la presenza al loro interno di numerose tracce umane risalenti a più 12mila anni fa e di una grande quantità di resti di orso delle caverne (Ursus spelaeus). I ritrovamenti sono stati effettuati nella Grotta della Bàsura, che insieme alla Grotta di Santa Lucia Inferiore costituisce la parte visitabile del complesso carsico vicino a Borghetto Santo Spirito

Una serie di studi condotti in epoca recente ha permesso di stabilire che nella grotta ligure hanno vissuto due adulti e tre bambini della specie Homo sapiens. Nel Corridoio delle impronte sono visibili centinaia di orme di piedi, mani e ginocchia, mentre nella Sala dei misteri ci sono segni tracciati a carbone sulle pareti e altre testimonianze forse di natura rituale.

La presenza dell’Ursus spelaeus è precedente a quella umana e va da 50mila e 24mila anni fa. L’analisi delle migliaia di ossa presenti nel Cimitero degli Orsi ha consentito di censire 139 individui di diversa età, mentre uno scavo effettuato nel 2016 nella Sala dei misteri ha portato alla scoperta di ulteriori, numerosi resti di esemplari molto giovani. 

L’incredibile valore storico delle Grotte di Toirano va a braccetto con la bellezza delle cavità che compongono il complesso carsico ligure e che trova la sua espressione più peculiare nelle cosiddette “concrezioni mammellonari”. Queste formazioni sono masse stalattitiche di forma tondeggiante simili a delle nuvole e rappresentano una particolarità pressoché unica nelle grotte turistiche in Europa.

4. Grotte di Frasassi (Marche)

Nelle Marche c’è una cavità sotterranea così grande che potrebbe contenere il Duomo di Milano. L’Abisso Ancona misura 180 m di lunghezza, 120 m di larghezza e 200 m di altezza e fa parte delle Grotte di Frasassi. Il complesso carsico è stato scoperto nel 1948 e un’intensa attività di esplorazione ha portato alla mappatura di un insieme di cavità, gallerie, cunicoli e pozzi che si estende per 20 km.

La prima formazione a essere individuata è stata la Grotta dei fiumi. Più di 20 anni dopo, un gruppo di esploratori di Jesi ha trovato (e ampliato) il passaggio chiamato Strettoia del tarlo ed è avanzato per 5 km nelle viscere del monte b. Pochi mesi più tardi, Rolando Silvestri e una squadra di speleologi di Ancona ha scoperto la Grotta grande del vento con l’impressionante Abisso Ancona.

Le Grotte di Frasassi si sono formate all’incirca 1 milione e 400mila anni fa per l’attività delle acque del fiume Sentino e conservano al loro interno una grande quantità di stalattiti e stalagmiti dalle fogge più disparate. L’Orsa, le Canne d’organo e il Castello delle streghe sono alcune delle formazioni più suggestive insieme ai Giganti, un gruppo che comprende stalagmiti alte fino a 20 m.

5. Grotte di Stiffe (Abruzzo)

Quello che colpisce delle Grotte di Stiffe è il suono costante dell’acqua. In alcune sale è un mormorio attutito, mentre in altre è uno scroscio continuo e fragoroso (soprattutto in primavera). Del resto, le cascate sono il “marchio di fabbrica” di questo complesso carsico, che è un raro esempio di risorgiva attiva in Italia (ovvero, di un corso d’acqua sotterraneo che emerge in superficie).

La Sala del silenzio è uno dei primi ambienti del complesso e deve il suo nome al fatto che in questo tratto il torrente sotterraneo è in secca per la maggior parte dell’anno. Il suono dell’acqua torna a farsi sentire nella Sala della cascata, dove il rivo compie un salto di 20 m. Poi diventa di nuovo attutito nella Sala delle concrezioni, che ospita diverse formazioni di stalattiti e stalagmiti e il placido Lago nero. Quest’area è la più antica delle Grotte di Stiffe e conserva preziosi resti fossili di pipistrello. 

L’ultimo ambiente del complesso si chiama significativamente Ultima cascata ed è una sala ampia e scenografica, dove il corso d’acqua sotterraneo affronta un salto di più di 25 m e si tuffa in un lago profondo circa 5 m.

6. Grotte di Castellana (Puglia)

I pipistrelli e i vapori che uscivano dall'inghiottitoio “la Grave”, che costituisce l’imbocco delle Grotte di Castellana, hanno intimidito a lungo gli abitanti del posto e hanno fatto nascere molte leggende. L’aura misteriosa ha iniziato a dissiparsi quando un gruppo di giovani locali si è addentrato per alcuni metri all’interno della cavità (profonda oltre 60 m). Ma non è mai scomparsa del tutto, neppure dopo un’esplorazione sistematica delle grotte.

Lo speleologo Franco Anelli e un operaio del posto, Vito Matarrese, hanno mappato gran parte del complesso carsico tra il 1938 e il 1939 e hanno scoperto gli ambienti chiamati in seguito Caverna dei monumenti, Corridoio del serpente, Corridoio del deserto e Grotta bianca. Quest’ultima è una delle cavità più affascinanti delle Grotte di Castellana e deve il suo nome all’alabastro che forma le stalattiti, le stalagmiti e le pareti. La luminosità della roccia è tale che la Grotta bianca è definita “la più splendente del mondo”.

Gli oltre 3 km di cavità, cunicoli e pozzi formano un sito di grande valore speleologico e turistico, ma la ricchezza del complesso della Grave potrebbe essere ancora più grande. Una spedizione del 1700 e una serie di indagini condotte di recente hanno alimentato l’ipotesi dell’esistenza di un sistema grotte esteso fin sotto l’abitato di Castellana. 

7. Grotta di Nettuno (Sardegna)

La leggenda narra che a scoprire la Grotta di Nettuno sia stato un pescatore di nome Ferrandino alla fine del ‘700, ma è probabile che la grande cavità che si addentra nel promontorio di Capo Caccia fosse già nota in epoca romana. Di sicuro, è diventata una meta molto famosa nel corso del secolo successivo ed è stata visitata da turisti illustri come Carlo Alberto di Savoia e il figlio Vittorio Emanuele II (il futuro Re d’Italia).

La cavità si apre sul Lago di Lamarmora, un grande specchio di acqua salata dal colore cristallino, al centro del quale si trova l’Acquasantiera, una stalagmite che alla sommità presenta alcune piccole vasche nelle quali si raccoglie l’acqua dolce che percola dal soffitto. 

Il complesso prosegue nella Sala delle Rovine e nella Sala della Reggia, adorna di maestose colonne calcitiche, e continua nella Sala Smith, che contiene una formazione chiamata il Grande Organo per la forma che ricorda quello dello strumento. L’Albero di Natale, la Spiaggia dei ciottolini, la Cupola, la Sala delle trine e dei merletti e la Tribuna della musica sono altri suggestivi elementi che compongono il sito carsico.

La Grotta di Nettuno può essere raggiunta via mare da Alghero e Porto Conte oppure da una scenografica quanto faticosa scalinata che si snoda lungo la scogliera, la Escala del Cabirol. In catalano il nome significa "La scala del capriolo" e offre un’idea precisa della posizione a strapiombo sul mare della gradinata e della ripidezza dei suoi 654 scalini.

8. Grotte di Su Mannau (Sardegna)

Scienza e religione si fondono in maniera inestricabile nelle Grotte di Su Mannau, un complesso carsico composto da due rami generati dai fiumi Placido (a sinistra) e Rapido (a destra). 

Nel sito vive lo Stenasellus nuragicus, un crostaceo trasparente la cui origine risale all’epoca miocenica (durata da 23 a 5 milioni di anni fa), e sono state rinvenute diverse lucerne votive a olio del periodo nuragico. Gli studiosi ritengono che la Sala Archeologica all’inizio del ramo di sinistra, quello aperto al pubblico, fosse utilizzata nell’antichità come un tempio ipogeo, dove venivano celebrati riti collegati al culto dell’acqua del vicino Tempio di Antas.

Le Grotte di Su Mannau sono un vero e proprio dedalo di cavità, gallerie, cunicoli e pozzi e sono ricche di laghetti eb. Nei vari ambienti si trovano stalattiti e stalagmiti di diversa forma e dimensione, imponenti colonne, colate alabastrine, perle di grotta, spettacolari (e rare) concrezioni di aragonite aghiformi e curiose formazioni che sembrano alberi di Natale di cristallo.

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