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8 Ponti del Diavolo da visitare in Italia

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Si dice che il diavolo faccia le pentole (e non i coperchi), ma a quanto pare è anche un grande costruttore di ponti. Quantomeno in Italia. Dal Friuli-Venezia Giulia alla Calabria, Lucifero avrebbe avuto una gran da fare a realizzare attraversamenti su fiumi, torrenti e valli. 

La leggenda del “ponte del diavolo” è nata durante il Medioevo per “spiegare” la costruzione di opere che sembravano troppo grandiose o troppo ardite per essere fatte dell’uomo.

L’abilità ingegneristica di Etruschi e Romani era sconosciuta e la popolazione ha chiamato in causa il maligno. L’intervento di Lucifero è stato usato anche per giustificare la struttura asimmetrica e disassata di alcuni ponti e nel corso dei secoli è diventato un elemento mitologico sempre più diffuso.

La storia è più o meno sempre uguale. Lucifero viene invocato per costruire da zero o completare un qualche genere di attraversamento su un corso d’acqua e chiede in cambio l’anima del primo essere mortale che ci passa sopra.

Ma puntualmente viene “gabbato” dagli abitanti del paese o dal capomastro di turno (qualche volta da un santo), che fanno attraversare il ponte a un animale. Il diavolo si infuria, cerca di distruggere la sua opera lasciando segni più o meni evidenti e se ne va “scornato”.

A volte la leggenda “classica” è sostituita o affiancata da altre che introducono elementi diversi, ma la funzione resta quella di spiegare in modo semplice qualcosa di complicato. 

I ponti del diavolo hanno spesso un profilo “a schiena d’asino”, ovvero formano una specie di “V” rovesciata, ma non mancano esempi di strutture lineari o al contrario più complesse. Lungo lo Stivale ce ne sono parecchi e qui trovate 8 dei più caratteristici con le loro leggende.

1. Ponte del diavolo di Cividale del Friuli (Friuli-Venezia Giulia)

La costruzione del ponte di Cividale è stata lunga e complicata. I lavori sono iniziati nel 1442 sotto la responsabilità di Iacopo Dugaro da Bissone, ma il capomastro è morto prima di portarli a termine. Il progetto è passato nelle mani di un suo collaboratore, Erardo da Villaco, ma anche quest’ultimo è spirato senza avere completato l’opera.

A finire il ponte è stato Bartolomeo delle Cisterne e da un atto notarile risulta che il piano viabile è stato lastricato nel 1501 (ma un altro documento indica come data il 1558). 

La durata dei lavori e i problemi durante la costruzione hanno finito per fare nascere una leggenda su un risolutivo “intervento demoniaco”. Secondo la storia, gli esausti cividalesi hanno invocato Lucifero per finire l’attraversamento sul fiume Natisone. Il diavolo ha chiesto in cambio la prima anima che lo avesse attraversato e il patto è stato stretto.

Il maligno ha completato l’opera in una notte e al mattino si è piazzato a un’estremità in attesa del suo “premio”. Ma gli abitanti di Cividale lo hanno ingannato e hanno fatto passare un gatto. Il diavolo si è infuriato e ha provato a distruggere il ponte, ma non ci è riuscito perché nel mentre era stato benedetto con l’acqua santa.

Il “ponte del diavolo” è diventato il simbolo di Cividale, ma la struttura attuale non è quella del XV secolo. L’attraversamento sul Natisone è stato ricostruito nel 1918, dopo che un anno prima era stato fatto saltare durante la ritirata di Caporetto.

2. Ponte del diavolo di Torcello (Veneto)

Il ponte di Torcello ha un “gemello”, il ponte Chiodo a Venezia. Entrambi sono senza parapetto e sono una testimonianza di come erano fatti nei tempi antichi gli attraversamenti dei canali della “Serenissima”. Ma il ponte di Torcello è unico per la leggenda che lo vede protagonista.

La storia racconta un amore proibito tra una giovane veneziana e un ufficiale dell’esercito austriaco. L’epoca era quella della dominazione asburgica e la relazione tra i due era ostacolata in ogni modo, fino a che un sicario senza volto uccise l’ufficiale.

La giovane veneziana voleva lasciarsi morire, ma un amico le suggerì di rivolgersi a una fattucchiera. La ragazza seguì il consiglio e la maga la portò sul ponte di Torcello e invocò il diavolo. Il maligno fece tornare l’ufficiale dalla morte e i due innamorati si allontanarono felici. Ma il diavolo non fa mai niente per niente e chiese in cambio alla fattucchiera le anime di sette bambini.

Lo scambio venne fissato il 24 dicembre, ma la maga non si presentò. Alcuni raccontano che morì in un incendio, altri sostengono che fu uccisa da un giovane che voleva impedire che onorasse lo scellerato patto. Comunque sia, il maligno continua ad aspettare le sue anime e ogni Vigilia di Natale si presenta sul ponte di Torcello con le sembianze di un gatto nero

3. Ponte del diavolo di Lanzo Torinese (Piemonte)

A Lanzo Torinese non c’è solo il ponte, ma ci sono anche le impronte del diavolo (e qualcuno dice le sue pentole). 

La leggenda racconta che è stato Lucifero in persona a costruire l’attraversamento a schiena d’asino sopra lo Stura, dopo che i due realizzati dai valligiani erano miseramente crollati.

Il maligno ha chiesto in cambio l’anima del primo essere vivente che ci fosse passato, ma i lanzesi si sono presi gioco di lui e hanno buttato sul ponte un sacco con dentro un cane (o un pezzo di formaggio, secondo un’altra versione). 

Il diavolo si è molto arrabbiato e per la frustrazione ha iniziato a sbattere violentemente a terra gli zoccoli delle sue zampe da capro, lasciando una serie di impronte visibili ancora oggi e chiamate le “marmitte dei giganti”.

Ma come lascia intuire il nome (la “marmitta” è un grande tegame per cuocere la minestra), non tutti sono convinti che gli strani affossamenti del terreno siano le orme di Lucifero. Secondo alcuni, sarebbero le pentole utilizzate dal diavolo per preparare da mangiare per sé e i suoi aiutanti durante la costruzione del ponte.

In realtà, le “marmitte dei giganti” sono fenomeni geologici dovuti all’azione di erosione meccanica dell’acqua e risalgono all’era quaternaria. In tutto sono 21 e sono dislocate ad altezze diverse sulla riva sinistra dello Stura. 

Anche la “vera” origine del ponte è molto più prosaica. La struttura è stata costruita nel 1378 dai Savoia per collegare in modo diretto le valli di Lanzo a Torino ed evitare il passaggio su territori controllati da famiglie ostili alla casata sabauda. Il ponte è costato 1.400 fiorini (che sono stati versati attraverso una tassa decennale sul vino) e nel 1564 è stato munito di una porta per controllare il transito dei viandanti e impedire la diffusione della peste dalla vicina Avigliana.

4. Ponte Vecchio di Dronero (Piemonte)

Il Ponte Vecchio di Dronero è stato costruito nel 1428 e presenta tre grandi arcate diseguali che sorreggono un piano viabile delimitato da parapetti con merlature a coda di rondine. La leggenda narra che sia opera del maligno e per questo viene chiamato anche “ponte del diavolo”. 

Lucifero lo ha realizzato in cambio della prima anima che lo avesse attraversato, ma gli abitanti di Dronero lo hanno ingannato facendo passare sul ponte un cagnolino. A quel punto, il diavolo se n’è andato facendo “fuoco e fiamme”. La storia è uguale a tante altre, ma in questo caso sembra che sia nata per mascherare una serie di scelte non proprio lungimiranti. 

Secondo un racconto che si tramandano gli abitanti di Dronero, per realizzare il ponte è stato chiamato un “esperto” di Torino. Il costruttore ha compiuto diversi sopralluoghi e ha presentato un conto molto salato da pagare prima della fine dei lavori.

La città ha accettato la richiesta e la costruzione è stata completata senza problemi. Ma al momento di “disarmare” il ponte (ovvero di togliere le impalcature in legno che erano servite a realizzarlo), l’”esperto” non si è presentato. 

L’opera è rimasta impraticabile fino a che uno straniero si è offerto di effettuare il disarmo per un congruo compenso. L’uomo ha riempito la struttura di supporto con delle fascine e poi ha dato fuoco a queste ultime con una torcia. Le fiamme hanno consumato tutto il legno senza danneggiare la costruzione in pietra e il ponte è stato disarmato. 

Gli abitanti di Dronero si sono resi conto di avere agito da sprovveduti per ben due volte e per “salvare la faccia” hanno alimentato la leggenda del “ponte del diavolo” e di Lucifero che se ne va furioso tra le fiamme…

5. Ponte Gobbo (Emilia-Romagna)

A Bobbio, vicino a Piacenza, il fiume Trebbia è attraversato da un ponte dal profilo irregolare, che gli abitanti del posto hanno battezzato “Ponte Gobbo”. A dare la peculiare forma alla costruzione sono le 11 volte di ampiezza e altezza diverse che sorreggono la struttura e si sviluppano lungo una direttrice disassata.

I numerosi e irregolari archi sono il frutto del progressivo “allungamento” del ponte originale di epoca romana e sono stati realizzati nel corso del XVII secolo su progetto del maestro Magnano da Parma. Ma secondo la leggenda, a costruirli sarebbe stato il diavolo. 

Lucifero ha stretto un patto con San Colombano per realizzare un ponte sul Trebbia in cambio della prima anima mortale che lo avesse attraversato. Il maligno ha convocato numerosi diavoli e li ha incaricati di sorreggere le volte, ma gli “aiutanti infernali” erano di altezze diverse e gli archi sono usciti irregolari. 

In ogni caso il lavoro era finito e San Colombano doveva onorare la sua parte dell’accordo. Il santo non aveva intenzione di sacrificare un’anima e ha fatto passare sul ponte un cane (che in altre versioni diventa un orso o un asino). Lucifero si è infuriato, ha dato un calcio alla sua opera e l’ha fatta diventare “storta” com’è oggi.

Il profilo irregolare e le leggende sulla sua costruzione hanno fatto diventare Il Ponto Gobbo una frequentata attrazione turistica, ma a quanto pare potrebbe esserci un altro valido motivo per andare alla scoperta dell’attraversamento sul Trebbia. 

Secondo uno studio realizzato dalla ricercatrice Carla Gori e confermato dallo Studio Architetti Bellocchi di Piacenza, il Ponte Gobbo comparirebbe nello sfondo della Gioconda. La teoria è stata sviluppata di recente ed è collegata all’identificazione della Monna Lisa con Bianca Giovanna Sforza, figlia di Ludovico il Moro e sposa di Gian Galeazzo Sanseverino, comandante dell’esercito sforzesco e signore di Bobbio.

6. Ponte della Maddalena (Toscana)

Il ponte della Maddalena a Borgo a Mozzano è considerato un “capolavoro d’ingegneria” per la grande volta a tutto sesto che si apre nel lato ovest della struttura e rende il suo profilo asimmetrico. L’attraversamento sul fiume Serchio è stato soggetto a numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli, ma l’aspetto attuale è opera principalmente dell’intervento di restauro realizzato all’inizio del XIV secolo dal signore di Lucca, Castruccio Castracani.

La costruzione del ponte è stata ordinata da Matilde di Canossa nel corso dell’anno Mille e i lavori si sono protratti per parecchio tempo. Secondo la leggenda, a un certo punto procedevano così a rilento che il capomastro si è rivolto al diavolo per avere aiuto. Lucifero ha finito il ponte e ha chiesto in cambio la prima anima mortale che lo avesse attraversato. Ma il capomastro lo ha “gabbato” facendoci passare sopra un gatto.

A dispetto del nome che fa riferimento a una cappella votiva dedicata alla santa situata sulla sponda sinistra del Serchio, il ponte della Maddalena è diventato un “ponte del diavolo” ed è finito al centro di altre leggende collegate al maligno. 

La più famosa ha per protagonista Lucida Mansi, una nobildonna di Lucca ossessionata dalla paura di invecchiare e di perdere la sua bellezza. Un giorno, Lucida (che altri chiamano Lucilla) si è accorta di una piccola ruga e ha iniziato a vagare disperata per le vie di Borgo a Mozzano. Fino a che è arrivata vicino al ponte della Maddalena e ha incontrato un giovane bellissimo.

L’affascinante sconosciuto ha proposto alla donna 30 anni di giovinezza in cambio della sua anima e Lucida ha accettato. A quel punto, il giovane ha ripreso le sembianze di Lucifero, si è impadronito dell’anima della donna e ha buttato il suo corpo nel Serchio.

7. Ponte della Badia di Vulci (Lazio)

Le genti che vivevano a Vulci e nei dintorni durante il Medioevo non avevano dubbi. Il ponte che sorgeva sul torrente Fiora era stato costruito dal demonio. I 30 m di altezza e le tre grandi arcate (la più ampia delle quali ha una luce di 20 m) non potevano essere opera dell’uomo e hanno fatto nascere la leggenda del “ponte del diavolo”.

La storia è arrivata fino a oggi, ma la realtà è diversa e Lucifero non c’entra niente. Il ponte di Vulci è stato costruito dagli Etruschi (come testimoniano le porzioni dei piloni in tufo rosso) ed è stato ampliato e portato alla struttura attuale dai Romani. 

L’attraversamento sul torrente Fiora ha avuto a lungo una grande importanza strategica e per questo in epoca medievale è stato fortificato e gli è stato costruito accanto un castello. La roccaforte è stata eretta dove sorgeva un’antica abbazia benedettina dedicata a San Mamiliano, la cui esistenza riecheggia nel nome di “Castello della Badia”.

Il ponte di Vulci o “ponte della Badia” è rimasto in uso fino al 1960 e oggi fa parte del Parco naturalistico e archeologico di Vulci.

8. Ponte del diavolo di Civita (Calabria)

C’è la “pietra del diavolo (o “timpa del demanio”) e poi c’è il “ponte del diavolo”. Il paesaggio delle Gole del Raganello ha ispirato nomi che descrivono l’asprezza dei luoghi, ma anche la suggestione che esercitano per la loro bellezza selvaggia.

La “pietra del diavolo” è una parete rocciosa alta 800 m che fa parte del Massiccio del Pollino e incombe sul canyon scavato dal torrente Raganello (una meta molto amata dagli appassionati di canyoning). Il corso d’acqua si snoda lungo un percorso accidentato e in prossimità dell’abitato di Civita è attraversato da un ponte in pietra formato da un’unica arcata a schiena d’asino. 

La leggenda vuole che a costruirlo sia stato Lucifero in persona e per questo è conosciuto come “ponte del diavolo”. A chiedere l’aiuto del demonio è stato un proprietario terriero della zona, che promise al diavolo l’anima di chi per primo ci fosse passato sopra. Ma quando il ponte è stato pronto, lo scaltro possidente lo ha fatto attraversare da una pecora. Il maligno si è infuriato e ha provato a distruggerlo, ma non ci è riuscito perché lo aveva costruito troppo bene.

Nella realtà, un qualche genere di attraversamento sul Raganello è esistito (almeno) fino dall’epoca romana. Il ponte che c’è oggi è stato ricostruito nel 2005 e probabilmente non per la prima volta. In alcuni documenti rinvenuti di recente ci sono indicazioni di un importante intervento di restauro realizzato intorno al 1840 e sembra che altri siano stati effettuati in epoca precedente.

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