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Cosa vedere a Nettuno e dintorni

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A leggere la storia di Nettuno, si finisce con il provare un po’ di confusione. Il comune laziale che si affaccia sul Mar Tirreno un tempo si chiamava Antium. Ma la moderna Anzio è un’altra città. Com’è possibile? La spiegazione è complicata all’apparenza, ma nei fatti lineare.

Nettuno è l’”erede diretta” di Antium. Dopo essere stata rasa al suolo dai Goti, la città fondata dai Latini e colonizzata dai Volsci e dai Romani è rinata come “oppidum” dove probabilmente sorgeva un tempio di Nettuno. Il nuovo insediamento ha mantenuto il territorio del precedente (che comprendeva anche quello della moderna Anzio), ma ha cambiato nome in onore (forse) del dio omonimo.

Anzio è sorta formalmente nel 1857, quando gli abitanti dell’area del nuovo porto (costruito tra il XVII e il XVIII secolo) hanno ottenuto da Papa Pio IX il diritto a costituirsi come città e un terzo del territorio di Nettuno. Vero è che anche Anzio è erede di Antium per questioni storiche e geografiche. Ma in senso stretto, l’antico insediamento ha attraversato il Medioevo ed è arrivato all’Età moderna come Nettuno.

Il borgo medievale

Il centro storico del comune laziale costituisce il trait d’union tra l’antica Antium e la nuova città sorta dopo le invasioni barbariche. Non è chiaro se l’abitato a picco sul mare esistesse già in epoca romana o sia stato (ri)costruito ex novo dopo la distruzione dei Goti. Ma il borgo fortificato medievale che si vede oggi è successivo all’Anno Mille. 

La cinta muraria con otto imponenti torrioni cilindrici è stata costruita nel XIV secolo dagli Orsini e custodisce semplici case e antiche dimore signorili. Il Palazzo Baronale è stato il simbolo del potere feudale durante la dominazione dei Colonna. L’edificio nel cuore del centro storico esisteva probabilmente da prima, ma è stato ampliato e abbellito dalla nobile famiglia romana (insieme a buona parte del borgo).

Palazzo Doria-Pamphilj è stato costruito o riadattato nel XVII secolo dai Cesi e solo in seguito è stato venduto alla famiglia di cui porta il nome. La sontuosa dimora è stata ingrandita dai nuovi proprietari e nel 1697 ha ospitato la corte pontificia. Al suo interno è custodito un pregevole ciclo di affreschi di Pier Francesco Mola.

Nel centro storico si trova anche la Collegiata di San Giovanni Battista. Secondo la tradizione, la chiesa sorge sul tempio di Nettuno che avrebbe dato il nome al borgo ed è stata ricostruita tra il 1738 e il 1748.

La torre del tradimento 

Le origini remote di Nettuno sono ben testimoniate anche da Torre Astura. Il castelletto sorge dove si trovava un approdo dell’antica via costiera Severiana ed è stato eretto su una villa romana. La domus si articolava tra la terraferma e un’isola artificiale ed era dotata di una peschiera di cui si vedono ancora dei resti nel mare.

La famiglia Frangipane ha utilizzato proprio una parte delle opere murarie in acqua come base per edificare Torre Astura nel 1193. La costruzione è (di fatto) una piccola fortezza marittima ed è collegata alla costa da un ponte ad arcate in laterizio. Il castelletto serviva come avamposto di avvistamento e difesa contro le incursioni saracene, ma è passato alla storia per il tradimento che è costato la vita a Corradino di Svevia.

Dopo essere stato sconfitto nel 1268 a Tagliacozzo da Carlo d’Angiò, l'ultimo degli Hohenstaufen ha chiesto rifugio a Giovanni Frangipane nel fortilizio vicino a Nettuno. Ma il signore di Asturia ha consegnato l’appena 16enne Corradino ai nemici, che lo hanno processato e decapitato sulla pubblica piazza.

La torre è stata poi a lungo un possesso della potente famiglia dei Colonna, che l’hanno ristrutturata e ampliata fino a farle assumere la forma attuale. In seguito è passata nelle mani degli Aldobrandini e dei Borghese e infine è diventata una proprietà comunale.

Il castelletto e i luoghi che lo circondano hanno ispirato un gran numero di scrittori e poeti e anche Gabriele d’Annunzio ne ha parlato nei suoi Taccuini.

Il forte a difesa del “granaio del Lazio”

I Colonna sono stati signori di Nettuno per quasi tutto il XVI secolo. Ma dal 1501 al 1503, il borgo sul litorale laziale è passato nelle mani dei Borgia. La dominazione della famiglia di origine spagnola è stata breve, tuttavia è bastata a Papa Alessandro VI e al figlio Cesare per erigere il Forte Sangallo. 

L’imponente costruzione è stata voluta dai due Borgia per proteggere Nettuno – “il granaio del Lazio” – dagli attacchi via mare ed è andata a rafforzare il sistema di torri e avamposti a difesa della costa. Il forte viene attribuito tradizionalmente ad Antonio da Sangallo il Vecchio, “architetto di fiducia” di Alessandro VI. Ma la certezza manca e altri due nomi sul tavolo sono quelli del fratello, Giuliano da Sangallo, e di Baccio Pontelli.

Il massiccio edificio domina il litorale ed è stato eretto secondo i nuovi canoni della “fortificazione alla moderna", di cui i Sangallo sono stati tra i principali interpreti. Gli elementi peculiari dell’opera sono i bastioni con angoli smussati, le mura spesse con un’alta “scarpa” (il muro inclinato alla base) e i due ordini sovrapposti di postazioni coperte per l’artiglieria.

Quando i Colonna sono tornati in possesso di Nettuno, si sono appropriati anche del forte. Poi la costruzione è passata alla Camera apostolica, ai Borghese e (per poco tempo) al Barone Fassini. Oggi è una proprietà comunale e ospita l’Antiquarium di Nettuno e il Museo dello sbarco alleato.

Il cimitero americano

Il piccolo comune in provincia di Latina è abbarbicato su uno sperone di roccia che si allunga nel Mar Tirreno ed è caratterizzato da una peculiare pianta “a testuggine”. La parte vecchia della cittadina è un dedalo di strade, viuzze, scale e case imbiancate a calce e in estate offre un suggestivo riparo dalla calura. Ma è altrettanto affascinante – se non di più – nella quiete dell’inverno.

Tra gli stretti vicoli e i ripidi gradini pensati per ostacolare le incursioni dei nemici, Sperlonga custodisce antichi edifici di culto e dimore signorili. La Chiesa di Santa Maria di Sperlonga (anche detta di Sancta Mariae de Sperlonche) risale al XII secolo ed era una delle più importanti della zona. Di Palazzo Sabella, invece, si dice che abbia ospitato l’Antipapa Clemente VII in fuga da Fondi.

Il centro storico era racchiuso entro mura di cui resta testimonianza nella Porta Marina e nella Portella (o Porta Cortese). Invece, un sistema di strutture fortificate garantiva (in teoria) la difesa del paese dagli attacchi via mare. 

Le torri di avvistamento

I drammatici giorni della “Campagna d’Italia” nel Lazio non sono ricordati solo nella mostra del Forte Sangallo. A rievocare e mantenere viva la memoria dell’”Operazione Shingle” c’è anche il Cimitero americano. Il Sicily - Rome American Cemetery and Memorial sorge nell’area dove sono stati sepolti fin dall’inizio i caduti dello “Sbarco di Anzio” e custodisce le lapidi di 7.845 soldati e ufficiali americani.

Il grande sacrario si estende per più di 310mila metri quadrati e conserva le spoglie dei militari che sono morti nella liberazione della Sicilia, negli sbarchi lungo la costa salernitana e nei combattimenti nell’interno, nello sbarco sul litorale tra Anzio e Nettuno e nell’operazione di sfondamento. Il cimitero accoglie anche i caduti in varie missioni in tutte le regioni d’Italia.

La maggior parte dei militari sepolti al Sicily - Rome American Cemetery and Memorial è stata identificata, ma 490 sono rimasti senza nome. Tra i caduti ci sono 17 donne, 25 coppie e gruppi di fratelli, due medaglie d’onore e una stella d’argento.

I soldati e gli ufficiali sono sepolti uno di fianco all’altro senza distinzione di grado e le tombe sono indicate da un mare di steli bianche con la stella di Davide o la croce latina in base alla fede dei caduti. Il Cimitero americano di Nettuno è sempre aperto (tranne a Natale) e al suo interno c’è un moderno centro visitatori che ospita mostre permanenti e temporanee sulla “Campagna d’Italia”.

L’antica selva

L’uomo ha lasciato un’impronta profonda a Nettuno. Non solo nella storia, ma anche sulla natura. Il borgo sorge dove un tempo cresceva una vasta foresta. L’”Antica Selva del Circeo e di Terracina” si estendeva da Roma a Napoli e comprendeva le Paludi pontine e l’Agro romano. L’area è sempre stata oggetto di un’intensa attività antropica, ma la grande bonifica degli anni ’30 e la cementificazione degli anni ’60 e ’70 l’hanno cambiata in modo radicale.

Dei 10mila ettari dell’antica selva sono rimasti pochi lembi lungo la costa e alcuni nell’entroterra. Il Bosco di Foglino alle spalle del centro abitato di Nettuno è uno di questi. La piccola area verde ha una superficie di circa 500 ettari e conserva una ricca e preziosa varietà di piante, tra cui diverse specie estremamente rare. Nell’arboreto vivono anche molti animali (come le tartarughe d’acqua europee) e nel sottobosco crescono tantissimi tipi di funghi. 

Il Bosco di Foglino è un Sito di importanza comunitaria (SIC) ed è gestito dall’Università Agraria di Nettuno. All’interno sono presenti numerosi sentieri e ci sono anche alcune aree pic-nic.

Una località di villeggiatura fin dall’antichità

Nettuno è una località di villeggiatura fin dai tempi dell’antica Antium. Allora era frequentata dai nobili romani (tra cui anche Cicerone), mentre oggi ha un turismo decisamente più trasversale. Le vestigia del suo ricco passato e i negozi e i locali del centro storico richiamano ogni anno un gran numero di visitatori. Ma la principale attrazione del borgo sono senza dubbio il mare e le spiagge.

Davanti a Nettuno si distende una lunga lingua di morbida sabbia, bagnata da una limpida acqua azzurra. Alle spalle del litorale si alzano le case dell’abitato, ma un po’ alla volta le dune e la macchia mediterranea prendono il sopravvento. Fino a dare forma al paesaggio selvaggio della “Spiaggia di Torre Astura”.

Il tratto di litorale dove sorge il castelletto dei Frangipane è scampato alla cementificazione perché si trova all’interno di un’area militare ed è rimasto (quasi) lo stesso che ha ammaliato anche Gabriele d’Annunzio. La suggestiva spiaggia è il fiore all’occhiello di Nettuno e per la sua bellezza senza tempo è stata utilizzata nel colossal Cleopatra con Elizabeth Taylor per creare la reggia di Alessandria d’Egitto. 

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