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Cosa vedere a Rasiglia, la Venezia dell'Umbria

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Tra i boschi dell’Umbria è nascosta una piccola Venezia. A una ventina di chilometri da Foligno, Rasiglia è un borgo attraversato da una ragnatela di canali che fa subito correre il pensiero alla “Serenissima”. Ma il minuscolo villaggio nella Valle del Menotre ha una storia tutta sua, che non c’entra con quella della “Regina dell’Adriatico”.

Le prime notizie su una “curtis de Rasilia“ risalgono al XIII secolo e sono contenute nell’archivio dell’Abbazia di Sassovivo. Il borgo sorgeva vicino a un’importante via per il commercio tra Roma e la Marca Anconetana e fino al XVII secolo ha avuto un ruolo chiave nel controllo e nella difesa della trafficata strada. Ma l’epoca che ha trasformato Rasiglia e ha segnato la sua storia è quella successiva alla (lunga) stagione di presidio militare. 

Un paese di mulini e lanifici

La ricchezza d’acqua ha orientato le attività del piccolo borgo della Valle del Menotre fin dall’antichità. A partire dal XII secolo sono sorti numerosi mulini per il grano e gli altri cereali, che dal Seicento in avanti hanno rappresentato una delle principali fonti di impiego e sostentamento di Rasiglia. I mulini Accorimboni, Angeli, Ottaviani e Silvestri sono rimasti attivi fino al Novecento e l’ultimo è diventato un museo che racconta la storia e la tradizione della molitura. 

Ma la “Venezia dell’Umbria” non era solo un paese di mugnai. I tanti canali che attraversano Rasiglia alimentavano anche lanifici, concerie e tintorie. La filatura, il finissaggio e la tessitura della lana hanno avuto un ruolo fondamentale per l’economia del borgo fino al secondo dopoguerra. E gli edifici e i macchinari della filiera produttiva sono diventati una straordinaria testimonianza di archeologia industriale.

Nelle case e negli ex opifici di Rasiglia (aperti al pubblico) sono custoditi arcolai, telai lignei e anche un esemplare di un avveniristico (per l’epoca) telaio Jacquard. Questo tipo di apparecchio risale all’Ottocento ed è considerato una delle più importanti invenzioni dell’industria tessile, per la possibilità di produrre tessuti complessi con il lavoro di un solo operaio.

Il borgo dei ruscelli

Ma come ha fatto Rasiglia a diventare la “Venezia dell’Umbria”? Il fiume Menotre che nasce nei pressi del Monte Mareggia è il più importante corso d’acqua dell’omonima valle. Però la ricchezza idrica del piccolo borgo è dovuta principalmente a una serie di sorgenti che sgorgano in prossimità del centro abitato.

Quella chiamata (non a caso) Capovena è la più ricca e alimenta la fitta rete di canali, ruscelli e cascatelle che confluisce nella grande vasca – la “peschiera” – che si trova in mezzo al paese. Poi c’è la sorgente Alzabove, che è captata nell’acquedotto Valle Umbra Sud. La Venarella alimenta anch’essa un acquedotto, per l’esattezza quello che serve il paese di Verchiano. Invece, le Vene, la Vena pidocchiosa e le Vene di Campolungo sgorgano liberamente dal terreno.

La sorgente Capovena si trova nella parte alta di Rasiglia, vicino a quello che resta della rocca che un tempo dominava l’abitato. L’Alzabove sgorga a un chilometro dal paese, ai piedi del Monte Carosale. La Venarella (che si dice abbia proprietà benefiche) è poco distante, mentre le altre si trovano in prossimità delle frazioni di Chieve e Le Ville. 

Le diverse sorgenti alimentavano anche un lavatoio (non più in funzione, ma visitabile) e una piccola centrale idroelettrica costruita all’inizio del Novecento e rimessa in funzione di recente.  

La via dell’acqua

Lo straordinario sistema di chiuse, canali, vasche e cascatelle è la manifestazione più evidente della grande ricchezza idrica di Rasiglia. Le sorgenti del paese, però, contribuiscono in maniera significativa anche alla portata del Menotre. L’antico “Guesia” si gonfia d’acqua nei pressi del piccolo borgo e garantisce l’approvvigionamento idrico dei paesi che sorgono lungo il suo corso. Ma non solo.

Poco prima di affluire nel Topino nei pressi di Scanzano, il fiume incontra una serie di gole e dà forma alle (omonime) Cascate del Menotre. I salti d’acqua sono più d’uno e si susseguono in un suggestivo paesaggio, immerso in una vegetazione lussureggiante.

Le Cascate del Menotre possono essere raggiunte a piedi dai paesi di Pale e Belfiore. Il secondo percorso è più lungo, ma alla portata di tutti. Il sentiero procede in salita tra uliveti e boschi e a un certo punto presenta un bivio che porta all’Eremo di Santa Maria Giacobbe. La strada per raggiungere il santuario non è molto lunga, ma è scandita da più di trecento gradini di diversa altezza e discontinui.

Nei pressi delle Cascate del Menotre si trova anche un altro gioiello naturalistico, le Grotte dell’Abbadessa o Grotte di Pale. Le cavità carsiche sono aperte nei mesi estivi e possono essere esplorate con l’accompagnamento di una guida.

Le Fonti del Clitunno

Il filo conduttore dell’acqua si avvolge anche intorno alla Rocca di Rasiglia. La fortificazione serviva non solo al controllo e alla difesa del territorio, ma pure della sorgente che alimenta l’abitato. È probabile che una qualche sorta di presidio esistesse già nel XII secolo, ma le prime notizie certe di un edificio fortificato risalgono a un atto notarile del XV secolo. 

A edificare la rocca o a ripristinare e restaurare una precedente costruzione sono stati i Signori di Foligno. I Trinci hanno governato la zona dal 1305 al 1439 e a loro viene attribuita la realizzazione di una rete di ben undici castelli, dislocati in luoghi strategici del territorio della signoria. 

Quello di Rasiglia aveva una funzione militare come gli altri, ma le sue dimensioni fanno supporre che fosse utilizzato anche come residenza. La rocca si estendeva in maniera irregolare su tutta la sommità della collina che domina l’abitato e al suo interno ospitava il castellano e un presidio di guardie armate.

La fortezza è andata quasi completamente distrutta e oggi restano visibili alcune porzioni delle mura di cinta, due torri di difesa secondarie e i ruderi del mastio.

Tra leggenda e devozione

A poca distanza dalla rocca sorge un altro luogo che fa profondamente parte della storia e delle tradizioni di Rasiglia. Il Santuario della Madonna delle Grazie si trova in località Morro e riunisce intorno a sé l’intera comunità religiosa della Valle del Menotre. Ma in principio è stato causa di grande discordia tra i fedeli.

La tradizione racconta che tutto è iniziato quando un pescatore di Rasiglia ha trovato una piccola statua della Natività tra i cespugli del Fosso Terminara. La scoperta è stata interpretata come un segno divino e gli abitanti del borgo hanno deciso di costruire una chiesa e dedicarla a Santa Maria. Ma poiché il Fosso Terminara segna il confine tra Rasiglia e Verchiano, anche gli abitanti di quest’ultimo hanno rivendicato il possesso della statua.

I verchianesi avrebbero provato a trafugare per ben due volte la Natività ai vicini, ma senza riuscirci. La prima volta, la statua sarebbe tornata misteriosamente al suo posto. La seconda, i buoi che trainavano il carro sul quale era stata nascosta si sarebbero bloccati e inginocchiati (in un luogo dove oggi sorge un’edicola votiva). Gli episodi sono stati interpretati come la manifestazione di una piano superiore e rasigliani e verchianesi hanno deciso di costruire la chiesa dove “voleva” la Natività di terracotta.

Il Santuario della Madonna delle Grazie risale alla metà del XV secolo e presenta una serie di pregevoli affreschi eseguiti da maestri dell’epoca. La statua della Natività è custodita sull’altare maggiore (più volte rimaneggiato), ma ha subito un piccolo incidente mentre era portata in processione. Le mani e il volto della Madonna sono stati ricostruiti con un calco in gesso e le parti originali sono state applicate a una statua di legno (che viene anch’essa venerata).

Dalla fede degli abitanti di Rasiglia ha avuto origine anche la tradizione del presepe vivente. La manifestazione si svolge ogni anno il 26 dicembre e il 6 gennaio e racconta la Natività con scene di vita quotidiana dell’inizio del Novecento.

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