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In gita sul lago di Como: alla scoperta di Varenna

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Affacciato sul ramo orientale del Lago di Como, lo stesso del celebre incipit de I promessi sposi di Alessandro Manzoni, Varenna è un piccolo scrigno di tesori. Il borgo sorprende subito i visitatori con le sue suggestive casette dai colori vivaci e con la Passeggiata degli Innamorati, una passerella a sbalzo sull’acqua, che dall’imbarcadero porta in centro al paese.

La strade, i vicoli e le piazze di Varenna sono un’altra ricchezza del paesino lacustre e custodiscono antiche chiese – su tutte, la matrice dell’XI secolo, dedicata a San Giovanni Battista – e residenze nobiliari. Villa Monastero e Villa Cipressi sono due pregevoli esempi di architettura eclettica e neoclassica e sono immerse in due parchi riconosciuti “giardini botanici” per la loro ricchezza e importanza naturalistica.

Il piccolo abitato è dominato dal Castello di Vezio, un avamposto fortificato costruito intorno all’Anno Mille, ed è sede di un importante museo ornitologico. Inoltre è il punto di partenza di vari percorsi di trekking, caratterizzati da lunghezza e difficoltà differenti.

Varenna è un vero e proprio gioiello del Lago di Como e una tappa da non mancare se ci si trova nella terra del Lario o si progetta una gita in zona. Per non perdervi niente, qui trovate le cose più interessanti da vedere e da fare nel borgo e negli immediati dintorni.

Villa Monastero

L’architettura eclettica e il nome rivelano che Villa Monastero ha una storia piena di svolte e di cambiamenti. La grande dimora che affaccia sulle acque del lago è sorta nel XII secolo come convento di suore cistercensi, poi nel 1566 la comunità è stata trasferita a Lecco, il complesso è stato venduto a privati ed è passato più volte di mano.

I primi e più rilevanti interventi di trasformazione sono stati realizzati nel XVII secolo dalla famiglia Mornico. Dopodiché – tra l’Ottocento e il Novecento – è stato il magnate tedesco Walter Erich Jacob Kees a dare l’impronta “nordica” che spicca nello stile eclettico dell’edificio. All’imprenditore di Lipsia si deve anche la costruzione del grande parco terrazzato che ospita centinaia di piante, tra cui numerose specie esotiche provenienti da tutto il mondo.

L’ultimo proprietario di Villa Monastero è stato il naturalista Marco de Marchi, che ha lasciato il complesso allo Stato Italiano, con il vincolo di adibirlo a istituzione culturale e di utilità pubblica. Così è stato: nel 1940 il parco – riconosciuto “giardino botanico” – è stato aperto ai visitatori e nel 1953 è stato creato un centro congressi, che ospita i corsi estivi della prestigiosa Scuola Italiana di Fisica. Nel 2003, infine, è stata inaugurata la Casa Museo, un allestimento composto da 14 sale interamente arredate con i mobili e gli oggetti originari della villa. 

Villa Cipressi

Villa Cipressi sorge a pochi passi da Villa Monastero e condivide con la “vicina” la storia avventurosa (ha ospitato un laboratorio della Zecca di Stato) e la trasformazione in bene pubblico. Anche se, in questo caso, non del tutto. Il complesso residenziale – costruito nel XV e più volte rimaneggiato – è stato convertito ad albergo e centro convegni, ma lo splendido parco intorno può essere visitato previo l’acquisto di un biglietto d’ingresso.

Lo spazio verde è un vero e proprio giardino botanico e grazie al clima favorevole custodisce una grande varietà di specie autoctone, della flora mediterranea e “inusuali” per l’Italia settentrionale. 

Tra le piante che crescono nel parco di Villa Cipressi – caratterizzato da scalinate e terrazzamenti che scendono fino al lago – ci sono (ovviamente) diversi cipressi, tra cui alcuni rari esemplari del californiano Cupressus macrocarpa (Cipresso di Monterey). Inoltre sono presenti l’agave americana, vari tipi di araucaria, il corbezzolo, il mirto, più specie di palme e numerosi cespugli fioriti e fiori, come glicine, camelie, ortensie e rose.

Il Castello di Vezio

La tradizione narra che il Castello di Vezio sia stato fondato dalla regina longobarda Teodolinda, ma la faccenda ha poco di storico e molto di leggendario. L’ipotesi è che il maniero sia sorto intorno all’Anno Mille, anche se è probabile che la zona fosse presidiata da un avamposto fortificato già in epoca tardo antica, in quanto importante snodo commerciale e militare.

Il castello era collegato a Varenna da una imponente cinta di mura – che più volte ha difeso la popolazione da scorrerie e saccheggi durante il Medioevo – e ha condiviso le alterne vicende del borgo. Dopo essere passato più volte di mano, attualmente è di proprietà della famiglia Greppi di Robilant ed è aperto al pubblico da marzo a novembre.

Il complesso è formato da una torre di avvistamento a base quadrata, circondata da una cortina di mura con un baluardo angolare, e da un parco popolato da evocative statue dall’aspetto di fantasmi. Altra peculiarità del castello è la presenza di un centro di recupero e addestramento di rapaci nati in cattività, che in alcuni giorni possono essere avvistati mentre volano nel cielo sopra il maniero.

Le chiese di Varenna

Nell’abitato di Varenna si trovano diverse chiese, che raccontano una lunga storia di fede e religiosità. La matrice dedicata a San Giovanni Battista è tra le più antiche del Lario – la sua fondazione viene collocata nell’XI secolo – e all’interno conserva pregevoli affreschi del XVI secolo.

Una grande ricchezza decorativa caratterizza anche l’interno della Chiesa di San Giorgio, consacrata nel 1313 e considerata un “perfetto esempio” di architettura longobarda. Tra le opere più ragguardevoli ci sono una serie di polittici realizzati tra il XV e il XI secolo e un gruppo in pietra della Pietà (“Compianto”) del Quattrocento. Di grande pregio sono anche il confessionale in noce e la sacrestia databili tra il XVII e il XVIII secolo.

La Chiesa di Santa Marta è aperta solo in occasione dell’Esposizione Internazionale di Arte Naif intitolata a Pierantonio Cavalli, mentre quella della Beata Vergine Annunciata custodisce una statua della Madonna Nera di Loreto del Seicento.

Il Museo ornitologico

Il Museo ornitologico Luigi Scanagatta è stato fondato nel 1962 dallo studioso del quale porta il nome. Famoso ornitologo, ma anche botanico e malacologo, il naturalista ha creato una collezione di oltre 650 uccelli, che appartengono a più di 250 specie diverse e annoverano alcuni esemplari rari e difficili da trovare in zona. 

L’esposizione si articola su due piani e comprende una sezione dedicata ai principali habitat e specie presenti nell’area di Varenna e una dove sono illustrate la biologia e l’ecologia degli uccelli. L’allestimento è completato da un focus su alcuni aspetti particolari dell’ornitologia, da una collezione malacologica e da una biblioteca di oltre 1.500 volumi. 

Il Museo ornitologico di Varenna è l’elemento più importante dell’eredità lasciata al mondo scientifico da Luigi Scanagatta, che ha contribuito anche alla collezione del Museo civico di storia naturale di Milano. Uomo “eccentrico” ma di grande cuore e modestia, lo studioso è famoso pure per aver partecipato al quiz Lascia o Raddoppia? per raccogliere i fondi necessari al restauro della Chiesa di San Giorgio.

Trekking ed escursioni

La natura è grande protagonista a Varenna e può essere esplorata attraverso alcuni sentieri trekking che si snodano nel territorio del borgo e nelle immediate vicinanze.

Il Sentiero del Viandante è un itinerario che risale all’epoca romana ed è stato utilizzato a lungo come “passaggio” dalla zona di Milano alla Svizzera. Il tracciato si sviluppa a mezza costa sul ramo orientale del lago per un totale di 45 chilometri, ma può essere percorso solo in parte. Le tre “opzioni” prevedono un itinerario da Varenna a Bellano, un altro da Varenna a Lierna e un ultimo da Varenna ad Albiga.

Decisamente più breve ma non meno suggestiva è la Greenway dei Patriarchi, così chiamata in ricordo del tempo in cui a Varenna si praticava il rito patriarchino di Aquilea. Il tracciato si snoda per 6 chilometri e attraversa il borgo e le sue frazioni più belle e caratteristiche.

Altre due piacevoli passeggiate sono quella che dal centro di Varenna conduce alle sorgenti del Fiumelatte – il più breve fiume d’Italia, lungo appena 250 metri – e l’anello che dal borgo porta al Castello di Vezio.

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