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Itinerario in Carnia: 8 borghi da scoprire

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La Carnia viene talvolta paragonata a una mano. Il palmo è la grande conca solcata dal Tagliamento, mentre le dita sono le valli scavate dai suoi affluenti. La piccola regione montana si trova nel nord del Friuli-Venezia Giulia ed è caratterizzata da una lunga storia, cultura e tradizioni peculiari e una moltitudine di paesaggi.

La regione deve il proprio nome ai Carni. Il popolo celtico è stato il primo a colonizzarla intorno al V secolo a.C. Poi sono arrivati i Romani, i Longobardi e i Franchi. Dopo le invasioni degli Ungari, la Carnia è stata governata per più di trecento anni dal Patriarcato di Aquileia. In seguito è diventata parte della Repubblica di Venezia, poi dell’Impero Austriaco. Nel 1866 è stata annessa all’Italia (con il Friuli) e da quel momento ha seguito le vicende del neonato regno.

La presenza di tanti popoli diversi, la posizione geografica e la Grande Guerra hanno lasciato un segno indelebile sulla Carnia. Oggi il centro principale e capoluogo amministrativo è Tolmezzo, mentre i comuni del territorio sono in totale 28. Ma non di rado i paesi sono centri diffusi, che comprendono un numero variabile di frazioni. 

Qu trovate 8 borghi da esplorare per immergervi tra gli usi e i costumi della Carnia e scoprire le sue tante ricchezze storiche, culturali e naturalistiche. 

1. Paluzza

Paluzza è adagiato su un rilievo della Val Bût, al confine con l’Austria, e per la sua posizione ha vissuto in trincea (letteralmente) la Prima Guerra Mondiale. Il museo “La Zona Carnia nella Grande Guerra 1915-1918” offre una straordinaria testimonianza di quegli anni ed è considerato uno dei più importanti sul conflitto in Friuli-Venezia Giulia.

L’esposizione si trova nella frazione di Timau, che è un’“isola alloglotta”, ovvero un’enclave dove si parla un antico dialetto carinziano. Il territorio del minuscolo abitato ospita anche i musei all’aperto del Freikofel e del Pal Piccolo e il Tempio Ossario. I primi due sono percorsi in quota che si snodano tra i resti delle strutture militari degli eserciti italiani e austro-ungarico. L’ultimo custodisce le spoglie di 1.764 soldati di entrambi gli schieramenti.

A Paluzza si trova altresì una testimonianza delle antiche origini del borgo. La Torre Moscarda risale al XIII secolo e faceva parte del Castrum Muscardum, un esteso sistema di fortificazioni fatto erigere del Patriarca di Aquileia Gregorio di Montelongo. Presso la torre sono allestiti un museo e un orto botanico, mentre poco distante si trova la Caserma Maria Plozner Mentil.

Il presidio militare è l’unico dedicato a una donna in Italia e omaggia un’eroica “portatrice carnica”. Maria Plozner Mentil era una delle donne che trasportavano armi e rifornimenti al fronte ed è stata uccisa da un cecchino il 15 febbraio 1916.

2. Ravascletto

Il Monte Zoncolan domina l’abitato di Ravascletto ed è l’elemento intorno al quale ruota la vita del piccolo borgo. Sulla montagna si estende una ski area che comprende una ventina di chilometri di piste e fa del paese tra la Valcalda, la val Bût e la Val Degano una delle principali stazioni turistiche invernali del Friuli-Venezia Giulia.

Ravascletto è collegato al “Kaiser Zoncolan” da una moderna funivia. L’impianto di risalita raggiunge in pochi minuti quota 1.740 metri e in estate diventa la porta d’accesso per escursioni a piedi e in bicicletta sulle montagne della zona.

Il paese fa parte del circuito dei “Borghi autentici d’Italia” e custodisce alcuni esempi di case carniche, tra cui Casa da Colauda (del XVI secolo) e Casa Baldisar, Casa in Luc e Casa de Stalis (tutte del XVIII secolo). La Chiesa di San Matteo Apostolo, con un trittico cinquecentesco, e la Chiesa di Zovello, con statue linee e tavole dipinte del Seicento, sono altre due preziose testimonianze della storia del luogo.

3. Sutrio

Sutrio è considerato uno degli insediamenti più antichi della Carnia. In realtà non c’è una prova certa, ma esiste tutta una serie di indizi che lo fa ragionevolmente pensare. E il primo è il nome. Gli studiosi ritengono che la somiglianza con Sutri nel Lazio sia troppo stretta per essere solo un caso. 

Un altro è rappresentato dai numerosi reperti archeologici ritrovati sul Colle di Ognissanti. Sull’altura che domina il borgo in Val Bût sono stati scoperti oggetti di epoca romana e una tomba preromana. La tradizione colloca sulla rupe anche un castello in età medievale. Ma gli elementi venuti alla luce nel corso di varie campagne di scavi non sono stati sufficienti a confermare l’esistenza del maniero.

La presenza di un insediamento nella zona è attestato per la prima volta in un documento in cui Papa Alessandro III dona le terre corrispondenti alle attuali frazioni di Priola e Nojaris al Patriarca di Aquileia. Mentre il nome di Sutri compare ufficialmente solo nel XIV secolo.

La storia più recente del piccolo borgo è testimoniata dal centro storico con architetture caratteristiche della Carnia (databili tra il XVII e il XIX secolo) e dalle cinque chiese sparse tra le case e le strade di Sutrio. Il paese ha anche un’antica tradizione nella lavorazione del legno. Mentre il Monte Zoncolan lo rende una meta imperdibile per tutti gli appassionati delle due ruote e degli sport sulla neve.

4. Arta Terme

A quanto pare, le proprietà curative dell’acqua di Arta Terme erano note già agli antichi romani. Di certo, chi ha tratto beneficio da un soggiorno nel piccolo borgo della Carnia è stato Giosuè Carducci. Il poeta è arrivato nel paesino in Val Bût nel 1885 per curare un disturbo circolatorio e ha trascorso un periodo di riposo tra trattamenti termali e… buona tavola!

La fama di Arta ha attraversato i secoli e ancora oggi è sede di uno stabilimento che offre diversi tipi di trattamenti curativi e per il benessere personale. Ma non solo. Il borgo è la base di partenza per raggiungere i “Cjampanii dal lander”. Il nome significa “Campanili dell’antro” e indica dei curiosi “pinnacoli” che hanno avuto origine dall’erosione delle frane avvenute al termine dell’ultima glaciazione. 

Nel paesino nel cuore della Carnia si trovano anche diversi edifici di culto costruiti tra il XIV e il XIX secolo. La Chiesa dello Spirito Santo è la più antica e la tradizione vuole che sia stata eretta da una coppia di fedeli alla quale è apparsa in sogno la Madonna. La Chiesa di Santo Stefano Protomartire, invece, è stata ricostruita più volte e custodisce un fonte battesimale del Seicento e un altare e affreschi del Settecento.   

5. Raveo

Il simbolo di Raveo sono dei biscotti a forma di “S”. La tradizione vuole che a inventarli sia stato Emilio Bonanni negli anni ’20, anche se c’è chi dice siano diffusi in tutta la Carnia. Ma il piccolo borgo alle pendici del Monte Sorantri è senza dubbio la loro “capitale”.

Le “Esse di Raveo” hanno una ricetta semplice a base di farina, burro, uova, zucchero e vaniglia e la (caratteristica) forma è stata scelta perché “gradevole e facilmente ottenibile”. All’inizio la famiglia Bonanni produceva i biscotti insieme al pane e ad altri prodotti da forno. Poi nel 1973 ha deciso di specializzarsi. Da allora le Esse di Raveo hanno superato i confini della Carnia e del Friuli per arrivare in tutta Italia (in negozi di nicchia) e anche all’estero. 

Ma i biscotti non sono l’unica ricchezza del paesino in Val Degano. La Casa di Miàn, la Casa di Ucèl e la Casa del Medil risalgono al XVII e al XVIII secolo e rappresentano pregevoli esempi dell’architettura del posto. Altri si trovano in località Pani, mentre sul Monte Castellano sorge il Santuario della Madonna di Raveo. La chiesa è stata costruita nel 1619 e la vulgata popolare narra che sia stata eretta nel luogo di un’apparizione della Vergine.

6. Ovaro

Ovaro comprende (ben) tredici frazioni e tra quelle di Agrons e Cella sorge uno degli edifici più rappresentativi del piccolo borgo. La Pieve di Santa Maria di Gorto è il principale centro religioso della Val Degano ed è una delle più antiche della Carnia. Un documento attesta la presenza della chiesa fin dal 1119, ma la comunità ecclesiastica di Gorto esisteva da molto prima.

Nell’abitato di Ovaro (vicino alla cappella di San Martino) sono stati condotti degli scavi che hanno portato alla luce i resti di una grande basilica paleocristiana del IV-V secolo e di un battistero ottagonale. L’ipotesi è che il complesso liturgico sia stato distrutto nel corso dell’Alto Medioevo e sia stato ricostruito in una posizione sopraelevata più sicura. Ovvero, dove sorge la Pieve di Santa Maria di Gorto. La chiesa è stata oggetto di un consistente rimaneggiamento nel Settecento, ma rimangono diverse tracce delle epoche precedenti. Tra queste ci sono un ciclo di affreschi dell’edificio romanico e alcuni elementi gotici.

Oltre al complesso di Santa Maria di Gorto (che fa parte del “Cammino delle pievi” della Carnia) e all’area archeologica di San Martino, a Ovaro si trovano anche diversi pregevoli edifici storici. Il più celebre è senza dubbio Palazzo Micoli Toscano. La dimora ottocentesca sorge nella frazione di Mione ed è conosciuta come “la Casa delle cento finestre”.

7. Pesariis

Il nome ufficiale è Pesariis, ma per tutti è il “Paese degli orologi”. Il piccolo abitato della Val Pesarina viene chiamato così per l’antica tradizione orologiaia e per una serie di straordinari orologi monumentali che fanno bella mostra di sé nelle strade del paese. 

Come abbia preso piede l’arte dell’orologeria a Pesariis non è chiaro. Una leggenda narra che all’origine di tutto ci sia un pirata genovese esperto di meccanica e astronomia. Ma è (più) probabile che a dare inizio alla tradizione siano stati i mercanti (“cramârs”) che commerciavano al di là delle Alpi. L’ipotesi è che alcuni abbiano appreso i “segreti del mestiere” in Baviera e abbiano decido di metterli in pratica tornati in Italia.

I primi orologi risalgono al XVII secolo ed erano modelli che venivano appesi nelle case o sotto i portici. Poi nel 1725 è stata fondata la “Fabbrica Solari” ed è iniziata la produzione di orologi da torre e da campanile. L’attività ha continuato a crescere e nel Novecento è stata la volta degli orologi per le stazioni ferroviarie. 

La Fabbrica Solari è diventata la Solari Udine ed è una delle più importanti realtà dell'orologeria industriale. La sua storia e quella di Pesariis sono raccontate nella Mostra dell’Orologeria Pesarina. Il piccolo museo è aperto in estate, ma può essere visitato su richiesta anche negli altri mesi dell’anno.

8. Sauris

La leggenda racconta che Sauris sia stato fondato tra il XIII e il XIV secolo da due soldati tedeschi in fuga dalla milizia. È difficile stabilire se le cose siano davvero andate così, ma è probabile che il borgo in Val Lumiel sia sorto a quel tempo per opera di migranti che arrivavano dalla Carinzia o dal Tirolo. 

L’origine germanica è presente in ogni aspetto della cultura e delle tradizioni del paese, a partire dalla lingua. A Sauris si parlano italiano, friulano e un antico dialetto tedesco detto “saurano”. Un’altra testimonianza è l’architettura tipica locale, che presenta molte similitudini con quella della Carinzia. 

Le case di “Zahre” hanno un piano terra seminterrato in pietra e piani superiori fatti di tronchi incastrati negli angoli secondo l’antica tecnica del “blockbau”, mentre il tetto è in tegole piatte di legno (“scandole”). Nelle due frazioni di Sauris di Sopra e Sauris di Sotto che formano il centro abitato sono presenti anche case walser (con grandi balconi e copertura di lastre di pietra).

Il piccolo borgo è famoso tra i buongustai per il prosciutto crudo affumicato e la birra artigianale. Invece il bacino artificiale del Lago Sauris è una vera e propria calamita per gli amanti della natura. 

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