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La Mole Antonelliana in pillole

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Basta nominarla per pensare subito a Torino. La Mole Antonelliana è l’edificio simbolo del capoluogo piemontese, ma lo è diventato in modo rocambolesco. Nel progetto originale, la struttura era “monca” e aveva un’altezza di una cinquantina di metri (mentre ora è più del triplo). Non solo. Quella che oggi è una costruzione pubblica e laica, in principio era una sinagoga. O per meglio dire: avrebbe dovuto esserlo.

La comunità ebraica di Torino ha commissionato ad Alessandro Antonelli la costruzione del nuovo tempio israelitico, ma ha finito per entrare in contrasto con l’architetto e si è chiamata fuori dal progetto. Per fortuna, però, l’opera non è stata abbandonata: il comune se n’è fatto carico e i lavori sono proseguiti fino al suo completamento. Impresa che è stata tutt’altro che facile.

Tra continue modifiche e aggiunte al disegno di partenza, problemi strutturali e catastrofici eventi naturali, c’è voluto praticamente un secolo perché l’edificio fosse terminato e completo. Ma l’attesa è valsa la pena. La Mole Antonelliana – nel cui nome c’è un omaggio al suo progettista, ma anche alla sua imponenza – ha conquistato (e perduto) record ed è considerata di diritto uno dei capolavori dell’arte e della cultura italiana. Al punto di guadagnarsi un posto sugli euro e… di diventare “il Gronchi Rosa della numismatica”.

Ma non è finita qui. L’edificio simbolo di Torino ospita uno dei più importanti musei del cinema del Belpaese ed è protagonista di varie produzioni per il piccolo e grande schermo.

Se la sua storia vi incuriosisce e volete saperne di più, qui trovate sette cose da conoscere sulla Mole Antonelliana!

1. La sinagoga mancata

La storia della Mole Antonelliana inizia nel 1848. È in quest’anno, infatti, che Carlo Aberto di Savoia concede la libertà di culto alle religioni non cattoliche nel Regno di Sardegna (con lo Statuto Albertino) e il Parlamento Subalpino sancisce la piena integrazione degli ebrei (con la Legge 29 giugno 1848, n. 735):

La differenza di culto non forma eccezione al godimento dei diritti civili e politici ed alla ammissibilità alle cariche civili e militari”.

Ma cosa c’entra l’edificio simbolo di Torino con la cosiddetta ”emancipazione ebraica”? Ebbene, la Mole Antonelliana avrebbe dovuto essere la nuova sinagoga della comunità del capoluogo piemontese. L’architetto incaricato dell’opera, però, si è rivelato troppo visionario e la storia ha preso un’altra strada.

Gli ebrei torinesi hanno affidato il progetto del nuovo tempio israelitico ad Alessandro Antonelli, accordandosi per un edificio con cupola a base quadrata alto 47 metri. Il cantiere è stato inaugurato nel 1863, ma ben presto l’architetto ha iniziato a introdurre varie modifiche. L’altezza è “lievitata” e così pure i tempi e i costi, aggravati ulteriormente dalla necessità di procedere a lavori di rinforzo strutturale per via del terreno poco stabile.

Dopo dieci anni, la comunità ebraica ha esaurito budget e pazienza e ha deciso di cedere l’edificio (non finito) al comune, in cambio del terreno dove sorge l’attuale sinagoga di Torino. Un’altra versione, però, sostiene che siano state le autorità cittadine a proporre lo scambio, perché avevano intuito la grandiosità dell’opera che stava nascendo e volevano utilizzarla come museo civico.

In qualunque modo si siano svolti i fatti, quello che è certo è che la struttura non è diventata una sinagoga e i lavori sono proseguiti fino alla realizzazione del progetto visionario di Alessandro Antonelli.

2. Un cantiere interminabile

Quando il comune di Torino è diventato proprietario dell’opera di Alessandro Antonelli, i lavori andavano avanti già da dieci anni. Tuttavia erano ancora molto lontani dall’essere conclusi. La città ha rinnovato la fiducia all’architetto e quest’ultimo… ha apportato nuove modifiche al progetto!

La principale novità è stato il cosiddetto “Tempietto”, la cui costruzione ha fatto sfumare la speranza del comune di riuscire a inaugurare l’edificio in occasione dell’Esposizione generale del 1884. Il nuovo tassello dell’opera di Antonelli è stato completato solo all’inizio dell’anno seguente, portando l’altezza dell’edificio a 90 metri. Ma il cantiere e il progetto erano tutto meno che finiti. L’architetto aveva sempre avuto in mente di dotare la costruzione di una struttura svettante con colonnati neoclassici e neogotici, sul modello di un’altra sua opera, la cupola della Basilica di San Gaudenzio a Novara.

L’idea ha preso forma in una guglia che si innalza a partire da un basamento a tronco di cono, prosegue con un colonnato circolare – la “Lanterna” – e poi continua in una punta a sezione ottagonale sempre più piccola. La Lanterna è stata completata verso la fine del 1885, facendo arrivare la struttura a 113 metri, mentre i lavori dell’ultima parte della guglia sono iniziati nel 1886.

Il progetto stava procedendo senza intoppi, quando un terremoto ha scompaginato i piani. A febbraio del 1887 si è verificato un piccolo sisma, che non ha provocato danni, ma ha fatto emergere la necessità di nuovi interventi di rinforzo della struttura. L’attività di consolidamento è proceduta di pari passo a quella di costruzione e i lavori hanno finito per durare molto di più.

La guglia è stata terminata all’inizio del 1889, a 26 anni dalla posa della prima pietra e pochi mesi dopo la morte di Antonelli. I lavori sono stati ultimati dal figlio dell’architetto, Costanzo, e da un allievo, Crescentino Caselli, e hanno portato la mole ad assumere la ragguardevole altezza di 161, 90 metri. Poi, sulla cima, è stata aggiunta ancora una statua, che ha sancito la misura finale di 167,35 metri.

3. Una mole di record

Il nome della Mole Antonelliana è un omaggio all’architetto che l’ha progettata, ma anche la celebrazione di un record. Quando è stata – finalmente – ultimata, la mancata sinagoga nel centro di Torino era l’edificio più alto del mondo e per questo si è guadagnata l’appellativo di “mole”. L’opera di Antonelli ha ceduto il primato al Singer Building di New York nel 1908, ma è rimasta la costruzione in muratura più alta del pianeta.

Il record è durato fino al 23 maggio 1953. In quel giorno, un violento temporale ha spezzato e fatto precipitare al suolo – fortunatamente senza conseguenze – ben 47 metri della guglia. La punta della Mole è stata ripristinata con un lungo intervento che si è concluso nel 1960, ma la struttura non è più stata realizzata in muratura, bensì con un’armatura in acciaio e cemento.

L’opera di Antonelli detiene anche un altro primato, che non le è stato portato via. La Mole, infatti, è stata uno dei primi edifici a essere illuminati di notte, attraverso l’impiego di lampade a gas.

Per quanto straordinario, invece, l’ascensore panoramico che porta al Tempietto non è da record. La struttura è composta da una cabina in cristallo trasparente, che viene “sollevata” per 85 metri da quattro funi di acciaio. L’attuale impianto – che effettua la corsa in 59 secondi – è entrato in funzione nel 2000, ma la Mole è dotata di un ascensore per i turisti fin dal 1964.

A monte di tutto, però, c’è il sistema di sollevamento a carrucole che il quasi novantenne Alessandro Antonelli utilizzava per salire a diverse decine di metri di altezza per verificare lo stato dei lavori...

4. Il genio, l’angelo e le stelle

Fin dall’inaugurazione nel 1889, la struttura e l’altezza della Mole Antonelliana comprendono una scultura, che svetta sulla punta estrema dell’edificio. La prima è stata pensata da Alessandro Antonelli, che ha scelto di ispirarsi alla simbologia di Casa Savoia e ha commissionato all’artista torinese Celestino Fumagalli la statua di un Genio Alato.

L’opera ritrae un giovane uomo con una lancia in una mano e un ramo di palma nell’altra, un grande paio di ali (ovviamente) e una stella a mo’ di corona sulla testa, ma fin dall’inizio è stata oggetto di un malinteso. I torinesi non hanno capito il significato della statua e il genio alato è diventato… un angelo!

Il genio-angelo è rimasto sulla cima della Mole per cinque anni, poi l’11 agosto 1904 è stato abbattuto da un violento temporale. La statua è precipitata sul terrazzino sottostante ed è rimasta incredibilmente in bilico, nonostante il ragguardevole peso di 300 chili. Dopo essere stata rimossa, la scultura è stata posta all’interno dell’edificio di Antonelli, dov’è visibile ancora oggi.

All’inizio del 1906, il genio-angelo è stato sostituito da una stella a cinque punte di pari misura, che ha riportato l’altezza complessiva della struttura a 167,35 metri. La nuova scultura ha svettato sulla cima della Mole fino al 23 maggio 1953, quando un altro terribile temporale ha fatto precipitare buona parte della guglia (ancora una volta, fortunatamente, senza conseguenze).

I lavori di ricostruzione sono terminati nel 1960 e contestualmente è stata prodotta un’altra opera d’apporre sulla cima: una stella tridimensionale a dodici punte, sorretta da un’asta lunga un metro. La nuova scultura è stata realizzata in maniera da essere più resistente ed è stata dotata di un piccolo impianto antifulmine.

5. Una rarità numismatica

Quando l’euro è entrato ufficialmente in circolazione il 1° gennaio 2002, l’Italia – come gli altri undici stati d’Europa che per primi hanno adottato la nuova valuta – ha coniato la propria serie di monete. Le “facce nazionali” rappresentano l’arte e la cultura del Belpaese e tra i soggetti ritratti c’è anche la Mole Antonelliana.

L’edificio simbolo di Torino è stato scelto per la moneta da 2 centesimi, ma per un errore di conio è stato utilizzato anche su una partita di monete da 1 centesimo (al posto di Castel del Monte). I cent sbagliati sono diventati subito una rarità e l’azienda sabauda Bolaffi – specializzata in antiquariato filatelico e numismatico – ha annunciato l’acquisto di sei e l’intenzione di batterli all’asta.

Ma la notizia ha provocato la Ievata di scudi della Zecca di Stato, che ha rivendicato la proprietà dei “Gronchi Rosa della numismatica”. Così, la Guardia di Finanza ha sequestrato le monete della discordia. Alla fine, dopo undici anni di contenzioso, nel 2013 il Tribunale di Roma ha decretato che gli errori di conio sono – di fatto – oggetti da collezione e possono essere trattati da soggetti privati senza alcuna restrizione.

A oggi non è chiaro quanti “cent della Mole” ci siano in circolazione, l’ipotesi è che siano un centinaio. Quello che è certo, invece, è che una delle monete battute all’asta da Bolaffi nel 2013 è stata aggiudicata per la cifra di 6.600 euro, a partire da un valore base di 2.500 euro.

6. Il museo del cinema

È il 1941 quando la storica del cinema piemontese Maria Adriana Prolo inizia a lavorare a un museo dedicato alla “settima arte”. Aiutata da Giovanni Pastrone, regista del kolossal Cabiria, e dal giornalista Francesco Pasinetti, la studiosa raccoglie una serie di documenti e cimeli che – di fatto – formano il primo nucleo della collezione del futuro Museo del Cinema di Torino.

Il materiale viene prima collocato all’interno della Mole Antonelliana (cosa che lo preserva dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale), poi trova sistemazione a Palazzo Chiablese. Il Museo del Cinema nasce ufficialmente nel 1953 e cinque anni dopo viene aperto al pubblico. L’istituzione creata da Maria Adriana Prolo acquisisce autorevolezza e organizza e promuove sempre più attività e manifestazioni.

Nel 1983, però, arriva una lunga battuta d’arresto. Dopo l’incendio del Cinema Statuto – costato la vita a 64 persone – l’esposizione di Palazzo Chiablese viene chiusa e gli allestimenti spostati in un piccolo spazio nel Cinema Massimo. Da quel momento, passano quasi vent’anni prima che il Museo del Cinema torni a vivere.

Nel 2000 viene inaugurato un nuovo allestimento là dove tutto è iniziato, all’interno della Mole Antonelliana. L’esposizione – rinnovata nel 2006 per le Olimpiadi Invernali – è un viaggio nella storia del cinema e si sviluppa secondo criteri scientifici ed emozionali lungo un percorso a spirale su cinque livelli. Installazioni interattive, poster, fotografie, cimeli di produzione e interi set danno forma a una straordinaria esperienza immersiva, amplificata dalla spettacolare cornice dell’edificio progettato da Alessandro Antonelli. 

7. I tributi della “settima arte”

La Mole Antonelliana non solo ospita il Museo del Cinema, ma è anche una presenza fissa del piccolo e grande schermo. Nel film del 2004 Dopo mezzanotte di Davide Ferrario è co-protagonista insieme agli interpreti “in carne e ossa” Giorgio Pasotti, Francesca Inaudi e Fabio Troiano. Ma in Le amiche di Michelangelo Antonioni, girato nel 1955, appare in una veste rara. Nella pellicola, infatti, l’edificio simbolo di Torino è senza la guglia, precipitata due anni prima e ancora da ricostruire.

La Mole è presente anche nei film Così ridevano di Gianni Amelio, Fai bei sogni di Marco Bellocchio e La verità, vi spiego, sull’amore di Max Croci, oltre che nelle produzioni Rai Il mio vicino del piano di sopra e Noi. Ma le sue “comparsate” non finiscono qui.

L’edificio di Antonelli compare pure nell’horror di John Stockwell, Turistas, grazie a una cartolina che mostra la skyline di Torino, e nel lungometraggio d’animazione cult Porco Rosso di Hayao Miyazaki.

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