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Le Isole Eolie in pillole: 7 cose da vedere

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A nord-est della Sicilia, immerse nella distesa blu del Mar Tirreno, sette isole e un numero imprecisato di isolotti e scogli affioranti danno forma all’Arcipelago delle Eolie. Lipari, Salina, Vulcano, Stromboli, Filicudi, Alicudi e Panarea sono le “vette” di una catena montuosa sommersa di origine vulcanica. I fenomeni che hanno dato origine all’Arco Eoliano sono iniziati più di un milione di anni fa e continuano ancora adesso.

Il vulcano attivo di Lipari e le numerose emissioni di gas e vapore ad alta temperatura (le “fumarole”) di Vulcano sono le manifestazioni più evidenti della natura “di fuoco” dell’Eolie. Ma l’origine vulcanica ha segnato profondamente tutte le isole dell’arcipelago, sia a livello geologico e naturalistico che sotto il profilo storico, culturale e sociale.

La presenza dell’ossidiana ha avuto un ruolo chiave nel popolamento delle Eolie e nello sviluppo di una fiorente rete di commerci, mentre le fertili terre delle isole hanno dato grande impulso all’agricoltura e a coltivazioni peculiari e di pregio (come i capperi e la vite). La natura lussureggiante, l’infinità di spiagge, baie, calette e grotte, l’acqua cristallina e i ricchi fondali marini hanno contribuito a rendere le Eolie un luogo unico e a trasformale in una meta turistica frequentata ogni anno da migliaia di turisti.

Il mare rimane senza dubbio una delle principali attrazioni, ma tutto l’arcipelago è un vero e proprio scrigno di tesori (non a caso, è stato proclamato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO). Qui ne trovate sette – uno per ogni isola – da non perdere in una gita o una vacanza alle Eolie.

1. Il castello e il museo archeologico di Lipari

Il profilo di Lipari è scandito da un imponente complesso fortificato che si staglia a picco sul mare. La gente del posto e non solo lo chiama “il Castello”, ma in realtà si tratta di una vera e propria cittadella. All’interno della poderosa cinta di mura eretta a metà del XVI secolo da Carlo V si trova un insieme di edifici e monumenti che raccontano quasi seimila anni di storia.

Il primo insediamento risale al Neolitico, poi dall’VIII secolo a.C. al IX secolo d.C. si sono succeduti greci, romani e bizantini. Dopo l’occupazione araba, l’antico “castrum” è diventato una roccaforte di normanni, svevi, aragonesi e spagnoli. In seguito ha offerto riparo alla comunità degli abitanti di Lipari fino al Settecento.

Nel “Castello” sorgono numerose chiese, tra cui la concattedrale di San Bartolomeo. La maestosa basilica è stata costruita da Ruggero I di Sicilia, ma è stata profondamente rimaneggiata nel corso dei secoli. L’impronta normanna rimane visibile nelle volte a crociera ogivale e nel chiostro di un antico monastero benedettino progressivamente inglobato nella chiesa madre.

Nei pressi della concattedrale si trova un’area di scavi con resti di epoche differenti, mentre negli edifici intorno alla basilica ha sede il Museo archeologico regionale eoliano Luigi Bernabò Brea. L’allestimento è considerato uno dei più importanti d’Italia e del Mediterraneo e rappresenta uno straordinario excursus sulla società, la cultura e l’arte dell’Arcipelago delle Eolie dalla Preistoria all’Età Moderna.

2. I luoghi de Il Postino a Salina

Salina ha fatto da sfondo a pellicole come Vulcano con Anna Magnani e Caro Diario di Nanni Moretti, ma la fama cinematografica della seconda isola per estensione delle Eolie è legata soprattutto a Il Postino. Anche se il film ispirato al libro di Antonio Skármeta si svolge a Procida, le case di Mario e di Pablo Neruda e la spiaggia dove i due diventano amici si trovano in una piccola frazione di Malfa, all’estremità nord-ovest di Salina.

La dimora del sensibile portalettere interpretato da Massimo Troisi è una delle vecchie case dei pescatori che affacciano sulla spiaggia di Pollara. Le abitazioni scavate nella parete di roccia a picco sul mare vengono chiamate “balate” e oggi sono utilizzate come magazzini e ricoveri per le barche. La lingua di ciottoli dove Mario e il poeta condividono pensieri e parole, invece, è quasi completamente sparita a causa dell’erosione e della caduta di massi dalla falesia che disegna la Baia di Pollara.

“Cala Troisi”, però, conserva il fascino che ha nell’ultimo film girato dal compianto attore e regista e rimane una meta imperdibile non solo per gli appassionati di cinema. Lo stesso vale per la “casa rosa”, la villetta che ne Il postino è l’abitazione di Pablo Neruda. La piccola costruzione sorge tra la vegetazione dell’entroterra e dai suoi due grandi terrazzi regala una vista straordinaria sull’isola e il mare che la circonda.

3. Le spiagge di sabbia nera a Vulcano

Vulcano deve la sua fama all’origine e alla natura “di fuoco”, però è costretta anche a farci i conti. Il “Cono della Fossa” e le numerose fumarole sono una risorsa turistica, ma diventano un ostacolo quando emettono gas nocivi oltre la norma. In queste circostanze, l’accesso ad alcune zone “a rischio” viene chiuso o limitato.

La possibilità di godere appieno della bellezza selvaggia dell’isola, insomma, dipende dal “comportamento” del complesso vulcanico che le ha dato forma e da cui prende il nome. C’è invece una complicata faccenda di presunti abusi e proprietà contesa dietro alla chiusura di una delle sue attrazioni più famose, la pozza dei fanghi caldi termali. La piscina naturale è stata posta sotto sequestro nel 2020 e la questione non è ancora stata risolta.

Ma né la “natura matrigna” né le beghe dell’uomo possono privare Vulcano delle sue spiagge nere. La più celebre è – non a caso – quella delle “Sabbie Nere”. Situata sulla penisola di Vulcanello, a nord, è in parte attrezzata e in parte libera e presenta un fondale che digrada dolcemente.

Dalla parte opposta, invece, si trovano la Spiaggia dell’asino e la Spiaggia del gelso. La prima è una mezzaluna di sabbia che al tramonto diventa uno dei luoghi più mondani dell’isola, mentre la seconda si distende ai piedi del faro di Vulcano. A poca distanza verso est, infine, si apre la Spiaggia del Cannitello. La piccola baia è immersa in una natura lussureggiante e non è mai troppo affollata per via della strada non proprio agevole per raggiungerla (ma è anche possibile arrivare via mare).

4. Il vulcano a Stromboli

Il grande cono dello Stromboli che si innalza per quasi mille metri sopra il Mar Tirreno è fuori di dubbio la principale attrazione dell’omonima isola. Il vulcano eoliano è uno dei più attivi al mondo e “si fa sentire” con piccole esplosioni regolari caratterizzate dal lancio di lava, lapilli e cenere da poche decine ad alcune centinaia di metri.

La particolare attività dell’edificio vulcanico sull’isola più a nord delle Eolie è stata ribattezzata “stromboliana”, ma non è l’unico tipo di fenomeno eruttivo che ha luogo. A volte il vulcano emette in maniera continua residui di lava (lo “spattering”), che formano piccoli fiumi di magma. Altre lancia delle “bombe” di vari materiali che cadono a molta distanza (i “parossismi”).

All’incirca una o due volte ogni dieci anni, lo Stromboli produce anche vere e proprie colate di lava, ma senza causare danni. Il materiale incandescente scende verso il mare dal versante disabitato a nord-ovest, lungo la cosiddetta “Sciara del fuoco”.

La parte più alta del vulcano è formata da una “terrazza craterica” (con tre bocche attive) e da un costone di roccia chiamato “Pizzo sopra la fossa” ed è la meta di suggestive escursioni. La salita nella zona sommitale può essere effettuata solo con l’accompagnamento di una guida alpina o vulcanologica autorizzata dal Collegio regionale e dalla Regione Sicilia, mentre nella zona basale l’accesso è libero.

5. I villaggi preistorici e il museo archeologico sottomarino a Filicudi

La piccola isola di Filicudi (la quinta per estensione dell’Arcipelago delle Eolie) conserva i resti di due insediamenti dell’Età del Bronzo.

Il Villaggio preistorico di Capo Graziano sorge sul promontorio della Montagnola, nel lembo di terra che si allunga a est dell’isola, e si estende su un ampio terrazzamento a poca distanza dal porto. L’insediamento è stato portato alla luce a metà del Novecento ed è formato da una ventina di capanne di forma ovale.

Le costruzioni ritrovate nel sito archeologico sono addossate le une alle altre e presentano una struttura comune in muratura a secco, benché molte abbiano caratteristiche costruttive proprie (probabilmente legate all’utilizzo). La capanne nella zona sud dello scavo mostrano ulteriori differenze, che vengono fatte risalire all’arrivo di nuovi abitanti in epoca successiva.

Il Villaggio di Filo Braccio si trova sotto quello di Capo Graziano e si pensa che sia stato abbandonato a favore di quest’ultimo per via della posizione più favorevole. L’insediamento risale agli inizi del II millennio a.C. e al suo interno è stata trovata una tazza con quello che viene considerato il più antico esempio di arte figurativa della preistoria italiana.

Ma i due abitati preistorici non rappresentano che una parte del patrimonio archeologico di Filicudi. Nel tratto di mare che si estende alle propaggini della Montagnola si trova un vero e proprio museo sottomarino. Nella zona della Secca di Capo Graziano giacciono nove relitti di epoca greca e romana, anfore, vasellame e vari tipi di manufatti. Lo straordinario paesaggio subacqueo è reso ancora più suggestivo dalla presenza dalla carcassa della nave posacavi “Città di Milano”, affondata nel 1919.

Il museo archeologico sottomarino di Filicudi è organizzato in un percorso che si estende fino a 45 metri di profondità e può essere visitato solo insieme a una guida diving autorizzata. Per effettuare l’escursione è necessario possedere un brevetto sub almeno di secondo livello.

6. Le mulattiere e le scalinate di Alicudi

Quando si parla di un’isola, il pensiero corre subito al mare e alle spiagge. Alicudi non fa eccezione, ma la peculiarità dell’antica “Ericussa” – “ricca di erica” – è la presenza di un gran numero di mulattiere e scalinate che collegano le sei piccole borgate dell’isola. Ad Alicudi non ci sono strade carrozzabili (fatta eccezione per un breve tratto costiero che passa dal porto) e ci si sposta solo a piedi.

I sentieri si srotolano tra le coltivazioni e la natura rigogliosa dell’isola, lungo i terrazzamenti che scandiscono il versante sud-est del monte Filo dell’Arpa. L’escursione che da Alicudi Porto arriva alla cima del rilievo – il colmo di un vulcano ormai spento – è la più lunga, ma ripaga con paesaggi da cartolina e una vista straordinaria sull’arcipelago e la Sicilia.

Lungo la strada sorge una piccola chiesa ottocentesca costruita sui resti di una sacrestia del Seicento e dedicata a San Bartolo, il patrono delle Eolie. Poco sopra si trovano alcuni rifugi in pietra che venivano utilizzati dai pastori e dai contadini (le “mannare”) e poi l’abitato di Montagna. Oltre la minuscola borgata si apre un pianoro da cui parte un sentiero che porta all’antico cratere di Piano Filo dell’Arpa.

Un’escursione più breve inizia da Alicudi Porto e termina alla Chiesa del Carmine, che sorge abbarbicata alle rocce in una posizione dall’eccezionale panorama. In alternativa è possibile percorrere i sentieri dell’isola facendo tappa nei diversi abitati. Invece non c’è modo di fare il giro di Alicudi a piedi lungo la costa. Il periplo dell’isola è possibile solo in barca, ma non è certo una rinuncia…

7. Il Villaggio preistorico di Punta Milazzese e la natura a Panarea

Panarea è la più mondana delle Eolie, ma possiede anche un ricco patrimonio storico e naturalistico. La piccola isola (con una superficie di poco più di tre chilometri quadrati) è la più antica dell’arcipelago e nella parte più meridionale custodisce i resti di un insediamento databile tra il XIV e il XIII secolo a. C.

Il Villaggio preistorico di Punta Milazzese è stato scoperto a metà del Novecento ed è formato da una ventina di capanne di forma circolare chiuse all’interno di un recinto rettangolare. Nell’abitato è visibile anche un edificio di forma diversa, che probabilmente era adibito a funzioni religiose o pubbliche.

L’insediamento si allunga su un promontorio formato da tre dossi a picco sul mare, che formano una vera e propria “fortezza naturale”. Le balze un tempo erano collegate, poi sono state separate dall’erosione.

A poca distanza dal villaggio di Punta Milazzese si trova quella che è considerata la spiaggia più bella di Panarea, Cala Junco. Un anfiteatro di alte pareti di roccia rende la baia una piscina naturale, mentre il fondale di ciottoli fa risaltare le molteplici sfumature di azzurro dell’acqua cristallina.

Nelle vicinanze sorge anche il suggestivo borgo di San Pietro, ma le distanze sono relative nella piccola Panarea. Tutta l’isola può essere percorsa agevolmente a piedi e lungo la costa si sviluppa una bella strada panoramica di circa otto chilometri.

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