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Le più belle fioriture da vedere in Italia in estate

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Quando si parla di fioriture, il pensiero corre subito a quelle di primavera. Ma anche l’estate riserva degli straordinari spettacoli di colore e profumo.

Il girasole è il fiore simbolo dei mesi più caldi. L’Helianthus annuus macchia di giallo un po’ tutto lo Stivale, ma in Toscana dipinge dei paesaggi che sembrano dei veri e propri quadri. La lavanda non è da meno. Il suo inconfondibile viola accende le campagne da nord a sud e la fioritura del minuscolo borgo di Sale San Giovanni, in Piemonte, non ha nulla da invidiare a quella della Provenza.

Ma se l’esplosione di colore dei girasoli e della lavanda in un certo senso è “attesa”, è invece sorprendente quella del fiore di loto nel Lago Superiore di Mantova. Il Nelumbo nucifera è originario dell’Oriente, ma nella città lombarda ha trovato un habitat ideale e la sua fioritura è diventata un appuntamento imperdibile dell’estate.

Proprio come quella delle lenticchie a Castelluccio di Norcia. Il bianco screziato di rosa della Lens culinaris si mescola ai molteplici colori delle piante spontanee e delle altre coltivazioni e accende di un incredibile arcobaleno di sfumature il Pian Grande, il Pian Piccolo e il Pian Perduto.

In Italia i luoghi teatro di fioriture spettacolari non mancano ed elencarli tutti è impossibile. Ma qui ne trovate sette da non perdere. O da vedere almeno una volta.

1. La lavanda di Sale San Giovanni (Piemonte)

Da metà giugno a fine luglio, le colline tra le quali è adagiato Sale San Giovanni si tingono di viola. Il minuscolo borgo nelle Langhe è una meta imperdibile per ammirare la fioritura della lavanda, ma anche di altre piante officinali. I campi di Lavandula angustifolia sono immersi tra un profumato arcobaleno di salvia, elicriso, issopo, rosmarino, finocchietto selvatico, timo e camomilla.

La visita alle coltivazioni è libera (viene richiesto un piccolo contributo) e si articola in tre sentieri trekking di diversa difficoltà e lunghezza, che possono essere percorsi a piedi o in mountain bike. In più c’è un itinerario agripanoramico che si sviluppa per intero su una strada comunale asfaltata.

A Sale San Giovanni si trova anche l’Arboreto Prandi. Il piccolo bosco artificiale è stato piantato all’inizio del Novecento da Carlo Domenico Prandi – ferroviere e appassionato di botanica – ed è un’area di grande interesse naturalistico, ambientale e paesaggistico. Ma i luoghi non sono gli unici tesori del borgo.

La piccola comunità organizza ogni anno nell’ultimo fine settimana di giugno la manifestazione “Non solo erbe”. Inoltre offre la possibilità di partecipare a visite guidate e laboratori tenuti da professionisti con competenze diverse in ambito botanico e naturalistico.

2. I fiori di loto del Lago Superiore a Mantova (Lombardia)

La città di Mantova è cinta su tre lati da altrettanti laghi e quello chiamato “Superiore” è il palcoscenico di uno straordinario spettacolo naturale. Tutti gli anni, tra giugno e luglio, la sua superficie diventa una tavolozza di molteplici sfumature di bianco, giallo e rosa. A comporre l’incredibile quadro è una distesa di fiori di loto, considerati ormai un vero e proprio simbolo della città. Ma cosa ci fa una pianta acquatica originaria dell’Oriente nel cuore della Lombardia?

A introdurre il Nelumbo nucifera a Mantova è stata una giovane laureata in Scienze Naturali. Maria Pellegreffi ha messo a dimora nel Lago Superiore i primi esemplari di loto nel 1921, nell’ambito di un progetto per utilizzare la pianta a scopo alimentare. L’iniziativa si è conclusa con un nulla di fatto, ma il Nelumbo nucifera ha trovato un habitat ideale ed è diventato “di casa”.

Il fatto è che il loto è una specie molto adattabile e competitiva e ha finito per diventare un problema non solo per le altre piante, ma anche per diversi animali. Per questo è oggetto di periodici interventi di “sfalcio” che servono a contenerne l’espansione. La manutenzione ha contribuito alla formazione di una vera e propria “Isola dei fiori di loto”, che può essere ammirata percorrendo a piedi o in bicicletta i numerosi sentieri che si snodano sulle rive del lago o con un’escursione in barca.

3. Il Sentiero dei fiori del Parco delle Orobie Bergamasche

Il Sentiero dei fiori del Parco delle Orobie Bergamasche viene definito un vero e proprio “giardino botanico d’alta quota” e dà sfoggio di tutta la sua bellezza in estate. Il tracciato è un anello di una decina di chilometri, che procede a una quota media di 2mila metri e si snoda tra diversi tipi di paesaggi e ambienti naturali.

Il percorso ha tre punti di accesso che possono essere raggiunti da Zambia Alta, Valcanale e Roncobello, ma il primo è il più frequentato. Il tracciato inizia nei pressi del Rifugio Capanna 2000, attraversa la Val d’Arera, il Passo Gabbia, la conca glaciale del Mandrone e la Bocchetta di Corna Piana e arriva al Passo Branchino. Da qui torna indietro con un percorso che si snoda tra la Val Vedra e le propaggini del Pizzo Arera.

I vari tratti presentano caratteristiche ambientali peculiari e custodiscono una grandissima varietà di piante e fiori, comprese alcune specie che hanno il loro habitat solo nella zona. Tra le pietre dei ghiaioni della Val d’Arera crescono la rarissima linaria bergamasca e il caglio del Pizzo Arera, oltre alla sassifraga della Presolana, la moeringia della Concarena e la salvastrella orobica. Nella conca del Mandrone, invece, si trovano i fiori dai colori più appariscenti e spettacolari.

Il Sentiero dei fiori non presenta particolari difficoltà e ha un tempo di percorrenza stimato di circa sei ore (tra andata e ritorno). Il percorso è stato ufficialmente riconosciuto dal Centro Educazione Ambientale della Regione Lombardia nel 1987 e nel 2004 è stato intitolato al botanico Claudio Brissoni.

4. Il Giardino delle erbe di Casola Valsenio (Emilia-Romagna)

Sono le piante di interesse officinale e aromatico le grandi protagoniste del Giardino delle erbe di Casola Valsenio in Emilia Romagna. L’orto botanico sulle colline intorno a Faenza custodisce più di 400 specie tipiche della flora italiana e provenienti dall’Europa e dal resto del mondo e possiede un ricco “lavandeto”. Le varie specie che lo compongono presentano “spighe” di colore diverso e tra giugno e luglio accendono le aiuole di una moltitudine di sfumature di viola, blu, rosa e bianco.

La suggestiva fioritura del lavandeto è al centro di numerose attività, che comprendono visite guidate, laboratori e inusuali merende e pic-nic tra le piante del giardino. Ma non solo. Nei mesi estivi sono anche organizzate passeggiate notturne per ammirare le varietà di fiori che sbocciano quando cala il sole e la raccolta delle “erbe di San Giovanni” per produrre l’oleolito “che guarir tutto può”.

Il Giardino delle erbe sorge a un chilometro dall’abitato di Casola Valsenio ed è un centro di conoscenza e valorizzazione delle piante di interesse officinale e aromatico. Al suo interno si trovano anche una “Camera delle meraviglie” e una “Galleria dei profumi”. In più è presente un emporio dove è possibile acquistare piante officinali e di “frutti dimenticati”, oltre a prodotti derivati dalla lavorazione delle erbe del giardino.

5. I girasoli della Toscana

Le distese gialle dei campi di girasoli sono un vero e proprio marchio di fabbrica della Toscana. In realtà la coltivazione dell’Helianthus annuus nella terra che ha dato i natali a Dante è relativamente recente, ma è diventata una delle più diffuse. Tutto ha avuto inizio nel grossetano e ancora oggi la zona compresa tra la Val d’Elsa e la costa tra Punta Ala e Castiglione della Pescaia è un susseguirsi di appezzamenti color dell’oro.

I girasoli formano grandi “macchie” gialle anche nei campi della Val d’Orcia. La distesa di morbidi rilievi vicino al confine con l’Umbria è uno dei paesaggi “iconici” della regione e in estate si accende di una sfumatura dorata che la rende ancora più suggestiva. La Val di Chiana, il Chianti, il Casentino e il Mugello sono altri luoghi dove la fioritura dell’Helianthus annuus regala scorci di straordinaria bellezza.

La stagione dei girasoli inizia a giugno, ma è a luglio che le grandi infiorescenze raggiungono il loro massimo splendore e accendono di giallo il quilt della campagna toscana. L’Helianthus annuus può raggiungere i tre metri di altezza e il bocciolo e le foglie hanno la capacità di “ruotare” sullo stelo per seguire la posizione della luce durante il giorno. Il fenomeno dell’“eliotropismo” (all’origine del nome girasole) si verifica prima della fioritura, mentre il fiore maturo rimane per lo più rivolto a est e sud-est.

6. Le lenticchie di Castelluccio di Norcia (Umbria)

Da fine maggio alla metà di luglio, i Piani di Castelluccio di Norcia si tingono di una gamma di colori che cambia di settimana in settimana e dipinge a un vero e proprio quadro impressionista. Lo straordinario spettacolo è dovuto alla fioritura delle lenticchie, ma anche di numerose altre piante che crescono in maniera spontanea.

Le prime pennellate sono date dal giallo della senape selvatica e dal rosso dei papaveri. Poi compare il bianco della camomilla bastarda e dei margheritoni, il rosa intenso della lupinella e il blu dello specchio di Venere, della genzianella e dei fiordalisi. I colori dei fiori di campo si mescolano al verde del trifoglio e all’oro del grano, mentre poco alla volta si allarga la grande macchia di bianco screziato di viola delle lenticchie.

Lo spettacolo della “Fiorita” è diverso ogni anno e dipende non solo dai ritmi della natura, ma anche dal periodo di semina (di solito allo sciogliersi della neve) e dalla rotazione delle colture. La lenticchia di Castelluccio è un’eccellenza alimentare e gastronomica italiana e si fregia del marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta). Le sue peculiarità sono le piccole dimensioni, la buccia sottile e la colorazione policroma (verde, gialla e marrone).

La coltivazione della lenticchia sul vasto altopiano di origine carsica si perde nella notte dei tempi (l’ipotesi è che sia praticata dal 3000 a.C.) e conserva alcune antiche tradizioni. Il pellegrinaggio alla Chiesa di Santa Scolastica a Norcia per invocare la pioggia sui raccolti e la “Festa della fioritura” sono due immancabili appuntamenti di fine giugno che continuano a scandire la produzione della “lenta”.

7. Il Parco della lavanda di Morano Calabro (Calabria)

È una lavanda speciale quella che cresce a Morano Calabro, nel cuore del Parco del Pollino. La “Loricanda” è un’antica varietà autoctona recuperata da due abitanti del luogo con la collaborazione del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR). Il nome è stato creato ad hoc fondendo le parole “lavanda” e “pino loricato” e vuole indicare non solo l’origine, ma anche la robustezza di questa particolare tipologia di Lavandula angustifolia.

Il pino loricato, infatti, è una specie rara in Italia e diffusa principalmente sul Massiccio del Pollino, del quale è anche il simbolo. Inoltre è una pianta che cresce in condizioni estreme. Condividere il suo stesso habitat, dunque, significa possedere analoga resistenza e capacità di adattamento.

Il progetto di recupero, conservazione e valorizzazione della Loricanda viene portato avanti nel “Parco della Lavanda” di Campotenese, dove l’antica varietà è coltivata insieme ad altre lavande e a piante officinali e ornamentali. All’interno della struttura è presente anche una fattoria didattica.

Il parco è aperto tutto l’anno, ma il periodo per ammirare la fioritura va da metà giugno a metà agosto. È possibile effettuare visite guidate e per gruppi superiori a 10 persone è necessaria la prenotazione.

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