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Paesi e borghi fantasma: 10 da scoprire

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Una calamità naturale, nella maggior parte dei casi. A volte, la violenza della guerra. Altre, il progresso. Ma anche la speculazione o un “sogno” dall’epilogo drammatico. In Italia esiste un gran numero di paesi e borghi che sono stati abbandonati per una ragione o per un’altra e che continuano esistere in un immutabile presente.

Da Consonno, la “Las Vegas della Brianza”, a Monterano, il feudo progettato (anche) da Gian Lorenzo Bernini e dato alle fiamme dai francesi. Da Civita di Bagnoregio, “la città che muore”, a Roscigno Vecchia, “il paese che cammina”. Da Craco a Poggioreale, meta di curiosi e set di film di registi di fama mondiale, come Mel Gibson e Giuseppe Tornatore. Qui trovate dieci paesi e borghi fantasma, accomunati da un triste destino e da una bellezza tragica.

1. Consonno (Lombardia)

Consonno era una minuscola frazione di Olginate che si stava spopolando, quando negli anni ‘60 l’imprenditore Mario Bagno l’ha acquistata per trasformarla in una “città dei balocchi”. Tutti gli edifici del borgo sono stati demoliti – a parte la chiesa del XIII secolo, la canonica e il cimitero – e al loro posto sono stati costruiti alberghi, ristoranti, campi sportivi e addirittura una castello e un minareto.

Per un po’, il progetto ha funzionato. Ma una serie di frane e il venire meno della curiosità per la “Las Vegas della Brianza” hanno finito con il decretare la “morte” di Consonno. Il borgo è stato abbandonato e oggi è una ghost town frequentata da curiosi, fotografi e troupe di cinema, TV e pubblicità.

2. Fabbriche di Careggine (Toscana)

Fabbriche di Careggine non è solo un paese fantasma, ma è anche visibile unicamente in alcune occasioni. Il piccolo borgo medievale – che contava 31 case e 146 abitanti – è stato sommerso negli anni ’50 dalle acque del lago artificiale di Vagli, per costruire un impianto per la produzione di energia elettrica.

L’antico abitato riemerge quando il bacino viene svuotato per i lavori di manutenzione della diga e fin dalla prima volta – nel 1958 – è diventato un’attrazione che richiama migliaia di persone. Fabbriche di Careggine è tornato a mostrarsi nel 1974, nel 1983 e nel 1994 e la nuova “emersione” è prevista per il 2024. Intanto, però, la siccità ha concesso in più occasioni una vista parziale della chiesa romanica di San Teodoro e del campanile in rovina, del ponte a tre arcate, del cimitero e delle case in pietra.

3. Civita di Bagnoregio (Lazio)

In realtà, Civita di Bagnoregio non è propriamente un paese fantasma. L’antico borgo nella Valle dei Calanchi conta ancora una manciata residenti e (soprattutto) un gran numero di turisti. Di fatto, però, il suo destino è segnato. Civita è “la città che muore” – come l’ha definita lo scrittore Bonaventura Tecchi, che vi ha trascorso la gioventù – perché la rupe di tufo su cui sorge si sta inesorabilmente sgretolando.

Prima o poi, il paese sprofonderà. Ma non per questo ha smesso di vivere. Civita è un piccolo gioiello medievale e fa parte del circuito dei “Borghi più belli d’Italia. Inoltre è sede del Museo geologico e delle frane – che ne racconta la storia e i modi in cui lotta per non arrendersi alla “profezia” di Bonaventura Tecchi – e custodisce antiche tradizioni, come il Palio della Tonna e il Presepe Vivente.

4. Celleno (Lazio)

Il momento in cui Celleno è diventato un borgo fantasma ha una data precisa: il 24 dicembre 1951. È stato allora che il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi ha ordinato lo sgombero dell’antico abitato e il trasferimento della popolazione a Celleno Nuovo. Ma la sorte del paese abbarbicato su uno sperone di tufo era segnata da tempo.

L’instabilità della rupe dove sorge il vecchio centro è attestata fin dall’antichità e una serie di violenti terremoti – l’ultimo dei quai nel 1931 – ha esasperato la situazione di dissesto idrogeologico. Celleno Vecchio è stato evacuato e dopo un lungo lavoro di recupero – da parte del pittore Enrico Castellani e della popolazione - oggi è un “Luogo del cuore” del Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI). 


5. Monterano (Lazio)

Lo scheletro di un acquedotto, i resti di antiche mura, poi un palazzo baronale, una chiesa, un convento e una fontana di epoca rinascimentale. Monterano è diventata una città fantasma nel 1799, quando è stata saccheggiata e data alle fiamme dalle truppe rivoluzionarie francesi, ma prima ha conosciuto un periodo di grande splendore.

Il massimo sviluppo coincide con il periodo in cui il feudo è stato di proprietà degli Altieri. La nobile famiglia romana ha intrapreso una grandiosa opera di costruzione e abbellimento del piccolo abitato, che ha visto il coinvolgimento del celebre scultore e architetto Gian Lorenzo Bernini. Dopo un lungo periodo di abbandono, Monterano è stata sottoposta a un importante intervento di restauro e attrae numerosi curiosi e appassionati di storia e di arte.

6. Roscigno Vecchia (Campania)

Se Civita di Bagnoregio è “la città che muore”, Roscigno Vecchia è “il paese che cammina”. Il bizzarro nomignolo è stato dato al minuscolo abitato in provincia di Salerno perché è stato ricostruito varie volte a causa delle frane, costringendo gli abitanti a spostarsi sempre più in basso. Poi, poco alla volta, le persone hanno iniziato ad andarsene.

Due ordinanze del Genio Civile – nel 1902 e nel 1908 – hanno sancito ufficialmente l’abbandono del borgo. Ma la migrazione vera e propria verso Roscigno Nuova è avvenuta tra gli anni ’50 e ’60, quando le frane sono diventate più frequenti e pericolose. Nel vecchio paese sono rimasti tre abitanti e dopo la morte dell’ultimo nel 2002 è arrivato un roscignolo di ritorno – Giuseppe “Libero” Spagnuolo – che è diventato una sorta di “custode” del borgo.

7. Craco (Basilicata)

Aggrappato a una rupe di roccia chiara friabile, Craco è un paese fantasma che ha conservato l’aspetto che aveva quando è stato abbandonato. Gli abitanti se ne sono andati nel 1963, dopo che una frana – provocata a quanto pare da lavori alla rete idrica e fognaria – si è abbattuta sul centro storico. L’alluvione del 1972 e il terremoto del 1980 hanno provocato ulteriori smottamenti e il borgo non si è più ripopolato.

Le abitazioni e le strette strade che sembrano un tutt’uno con la montagna sono diventate un’attrazione turistica e nel 2011 ha iniziato a essere creata una rete di percorsi per visitare il paese in sicurezza. Craco fa parte della lista dei monumento da salvaguardare del World Monuments Fund e fin dagli anni ’50 è una location privilegiata per il cinema e per la TV (e non solo). Tra i film girati nel borgo ci sono Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi e La passione di Cristo di Mel Gibson.

8. Pentidattilo (Calabria)

Pentidattilo deriva dal greco e vuole dire “cinque dita”. Il toponimo all’apparenza bizzarro, in realtà ha una spiegazione molto semplice. L’antico borgo, infatti, è dominato da una cresta rocciosa che assomiglia a una mano. Per l’esattezza, alla “mano del diavolo”. Ma da dove salta fuori l’inquietante appellativo? La ragione è una storia di potere, amori proibiti e tradimenti, finita in un bagno di sangue: la “strage degli Alberti”.

La drammatica vicenda ha fatto nascere e alimentato leggende di fantasmi e di morte, che insieme a un devastante terremoto nel XVIII secolo hanno portato al progressivo spopolamento del paese. Negli anni ‘60, Pentidattilo era completamente abbandonato. Poi, negli anni ’80, ha iniziato a rivivere grazie all’interesse di alcune associazioni e alla riscoperta da parte dei giovani.

9. Poggioreale Antica (Sicilia)

Il 14 gennaio 1968, all’ora di pranzo, una scossa di terremoto ha fatto scappare gli abitanti di Poggioreale dalle loro abitazioni. La gran parte ha deciso di trascorrere la notte all’addiaccio e così facendo ha evitato il peggio. Alle tre del mattino, un’altra scossa, molto più violenta, ha fatto crollare numerosi edifici e insieme al successivo sciame sismico ha segnato la “morte” del paese in provincia di Trapani.

Al pari di altri piccoli centri distrutti o gravemente danneggiati dal terremoto del Belice, Poggioreale è stato abbandonato e sostituito da un nuovo insediamento ad alcuni chilometri di distanza. Il borgo antico è rimasto “congelato” ai drammatici giorni del sisma ed è diventato una città fantasma. Il suo fascino decadente l’ha trasformato in una meta ambita dai curiosi e nel set di film come Nuovo Cinema Paradiso, L’uomo delle stelle e Malèna di Giuseppe Tornatore.

10. Gairo Vecchio (Sardegna)

Il destino del piccolo paese nell’Ogliastra, aggrappato a una parete di roccia, era scritto nel nome. Gairo, infatti, significa “terra che scorre” e proprio una terribile alluvione, che ha trascinato a valle strade e abitazioni, ha dato il via allo spopolamento del borgo. L’abbandono è diventato completo negli anni ‘60 e da allora Gairo Vecchio è un paese fantasma.

Gli abitanti si sono dispersi nel territorio circostante e hanno dato forma a tre nuovi centri. Gairo Sant’Elena – chiamata semplicemente Gairo – sorge pochi metri al di sopra del borgo originale. Gairo Taquisara, invece, si trova a un manciata di chilometri ed è un villaggio immerso nel verde. Gairo Cardedu o Cardedu, infine, è un piccolo comune sulla piana che affaccia sul mare.

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