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Saline d'Italia: un viaggio in cerca dell'oro bianco

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Le saline rivestono da sempre un ruolo di primaria importanza nella storia dei popoli. Nell’antichità, il sale era una preziosa merce di scambio, al punto da essere chiamato “oro bianco”, e ha garantito ricchezza e potere a chi lo produceva. In epoca più recente, la salicoltura è diventata un’importante fonte di lavoro e reddito e ha avuto un grande impatto sul tessuto sociale ed economico di molte realtà.

L’Italia ha una lunga tradizione nella produzione di sale e lungo lo Stivale si trova (ancora) una ventina di saline. La maggior parte è ubicata al sud e sulle isole, ma ne esiste anche una vicino a Cervia, dove viene prodotto il famoso “sale dolce”. 

La salicoltura richiede aree pianeggianti, a livello del mare e naturalmente caratterizzate dal ristagno di acqua salmastra, ma la sua pratica è legata anche ad altri fattori naturali e antropici. Per esempio, la Repubblica di Venezia è stata un importante produttore di sale fino al XIV secolo, poi l’attività di estrazione in laguna è andata scemando per una serie di rapidi cambiamenti ambientali.

Per inciso, la Serenissima ha mantenuto il monopolio sull’oro bianco “annettendo” altri territori dove veniva prodotto, acquistandolo e imponendo ai mercanti che tornavano a Venezia di trasportare del sale sulle loro navi come “zavorra” (la cosiddetta “ordo salis”).

Le saline hanno anche un grande importanza dal punto di vista naturalistico. Le vasche di evaporazione e raccolta, i canali, gli argini, le zone “salate” e dolci” costituiscono una grande quantità di ambienti, che sono l’habitat di una enorme varietà di specie animali e vegetali. Gli uccelli acquatici (stanziali e migratori) sono i principali abitanti delle saline, che non a caso sono tra i luoghi per eccellenza del birdwatching. 

Qui ne trovate 8 da visitare per il loro patrimonio culturale e ambientale e per il ruolo che rivestono nel sistema produttivo italiano.

Salina di Cervia (Emilia-Romagna)

La Salina di Cervia è la più a nord d’Italia e fa parte del Parco del Delta del Po. L’area di produzione conta oltre 50 bacini e si trova all’interno della riserva naturale, mentre i “Magazzini del Sale” e il Museo del Sale (MUSA) sono situati lungo il canale che attraversa la città.

L’attività di estrazione del sale è stata portata avanti in maniera artigianale fino al 1959, quando le 144 saline a conduzione familiare sono state accorpate in grandi vasche e il metodo della raccolta multipla manuale è stato sostituito da un processo meccanizzato che viene effettuato una sola volta all’anno tra agosto e settembre (la “cavadura”). A testimoniare il duro lavoro dei salinai rimane la Salina Camillone, che è una “sezione vivente” del Museo del Sale e continua a essere gestita con le tecniche di un tempo.

Il sale prodotto nella Salina di Cervia viene chiamato “sale dolce”, perché ha un’altissima percentuale di cloruro di sodio e presenta tracce minime dei composti responsabili della componente amara. Viene fatto asciugare all’aria e non è sottoposto a procedure di sbiancamento chimico e per questo è definito “integrale” e presenta sfumature di colore rosa e grigio. In particolare, il sale della Salina Camillone è di altissima qualità e dal 2004 è un Presidio Slow Food.

La riserva naturale della Salina di Cervia è uno dei più importanti punti di osservazione per lo studio e il censimento delle migrazioni degli uccelli lungo la direttrice adriatica. Al suo interno trovano riparo il fenicottero rosa, l’airone bianco maggiore e il cavaliere d’Italia. Inoltre, nei bacini e nei canali vivono l’Artemia salina, un piccolo crostaceo “spazzino” che è un anello fondamentale nella catena alimentare dell’area protetta, e l’alga Dunaliella salina, responsabile della caratteristica colorazione rossastra delle acque della salina. 

Saline di Tarquinia (Lazio)

La bellezza si trova spesso in luoghi inaspettati. In primavera ed estate, l’acqua delle vasche e dei canali delle Saline di Tarquinia si colora di accese sfumature di oro e di rosso per la presenza delle alghe Cladophora vagabunda e Dunaliella salina.

Le Saline di Tarquinia si trovano vicino all’omonima città in provincia di Viterbo e ci sono tracce che attestano la loro esistenza in epoca etrusca e romana. Tuttavia, la realizzazione di un vero e proprio sito per la produzione di sale risale al 1802, quando lo Stato Pontificio ha deciso di sostituire quello di Ostia (reso impraticabile dalle alluvioni). La scelta è caduta sulla fascia litoranea situata a nord della foce del fiume Mignone e i lavori si sono protratti fino al 1830.

La prima manodopera delle Saline di Tarquinia sono stati i detenuti del vicino carcere di Porto Clementino e solo in seguito l’attività di estrazione del sale è passata ad addetti specializzati. Dopo l’Unità d’Italia, il sito produttivo è stato ampliato e migliorato ed è stato costruito un borgo con una chiesa e una scuola. Il piccolo insediamento è ancora parzialmente abitato e ospita gli Uffici direzionali e la Stazione del Corpo forestale dello stato, oltre al Dipartimento di ecologia e sviluppo sostenibile dell’Università della Tuscia. 

Le Saline di Tarquinia hanno cessato l’attività nel 1997, ma rimangono un sito di grande rilevanza dal punto di vista ambientale e faunistico. L’area è diventata una riserva naturale nel 1980 e nel 2017 è stata riconosciuta “zona di protezione speciale” per l’importanza che riveste lungo le rotte migratorie. 

La salina accoglie tutto l’anno uccelli acquatici come il fenicottero rosa, la garzetta, il cavaliere d’Italia e diverse specie di airone. Lungo gli argini crescono piante rare tipiche degli ambienti ad alta concentrazione di sale e nella vegetazione vivono volpi, nutrie, istrici e tartarughe di terra. 

Saline di Margherita di Savoia (Puglia)

Le Saline di Margherita di Savoia sono le più grandi d’Europa e le seconde più grandi al mondo. Si estendono in lunghezza per 20 km dal territorio di Barletta a quello di Manfredonia e Zapponeta e si spingono nell’entroterra per 5 km.

La loro origine è naturale e risale all’epoca preistorica, mentre hanno iniziato a essere sfruttate dal 200 d.C. dai Romani. Nei secoli successivi, l’area delle saline (che comprendeva anche il centro abitato) è stata soggetta a un gran numero di dominazioni e ha assunto diversi nomi, fino a che nel 1879 è diventata Margherita di Savoia in onore della sposa del Re d’Italia Umberto I.

Le Saline di Margherita di Savoia rappresentano una delle più importanti realtà industriali della Puglia (ogni anno producono oltre 5 milioni e 500mila quintali di sale), ma sono anche molto importanti dal punto di vista ambientale e paesaggistico. Nel 1977 sono diventate un’area protetta e nel 1979 sono state riconosciute come “zona umida di valore internazionale” ai sensi della convenzione di Ramsar.

Dal 1986 sono una zona di riproduzione del fenicottero rosa e contano su una colonia di 4mila esemplari stanziali (che durante l’inverno cresce fino a 9mila). La riserva è popolata anche da altri uccelli acquatici come avocette, piovanelli pancianera e chiurlottelli (a rischio estinzione) e da diverse specie di rapaci, tra cui il rarissimo falco pescatore. 

La ricchezza avifaunistica del luogo ha portato alla creazione dell'Osservatorio naturalistico "Salpi" gestito dalla Lipu ed era nota anche a Federico II di Svevia. L’imperatore amava trascorrere lunghe giornate nelle saline praticando la caccia con il falco e raccogliendo informazioni ornitologiche per il suo trattato De arte venandi cum avibus

La riserva ospita anche numerose specie di pesci e nelle sue acque vive l’alga Dunaliella salina, responsabile della colorazione rossastra di vasche e canali.

Salina dei Monaci (Puglia)

La Salina dei Monaci si trova in provincia di Taranto e fa parte della riserva naturale regionale orientata del Litorale Tarantino Orientale.

I primi a sfruttarla in maniera organizzata per la produzione del sale sono stati i monaci Benedettini del Monastero di San Lorenzo d’Aversa (da cui il nome), che l’hanno ricevuta in dono alla fine dell’XI secolo d.C. dagli Angioini di Taranto. I religiosi hanno realizzato un sistema di canali e chiuse per regolare il passaggio dell’acqua di mare nella depressione sabbiosa in cui avveniva naturalmente il processo di cristallizzazione del sale.

I monaci hanno gestito la salina fino al 1404, costruendo vicino a una preesistente torre di guardia un piccolo insediamento che comprendeva una cappella dedicata alla Madonna del Carmelo. Non è chiaro se siano opera dei religiosi anche alcuni edifici per la lavorazione e lo stoccaggio del sale, invece è certo che a partire dal 1731 la salina è stata per molto tempo un importante centro produttivo.

Nel secondo dopoguerra la zona è stata sottoposta a un blando intervento di bonifica e in seguito è stata gravemente danneggiata dalla costruzione della strada provinciale ionica SP 122. Fortunatamente, dal 2000 hanno iniziato a essere intrapresi degli interventi di recupero ambientale e la Salina dei Monaci è diventata un’area protetta. 

Oggi è un importante habitat per la sosta e la nidificazione di numerose specie di uccelli acquatici stanziali e migratori, tra cui fenicotteri rosa, aironi bianchi e rossi, gru, cigni, germani reali, martin pescatori, picchi e avvoltoi capovaccai. Inoltre, presenta una variegata macchia mediterranea, popolata da numerosi mammiferi, rettili e anfibi. 

Saline di Trapani e Paceco (Sicilia)

Le Saline di Trapani sono di epoca fenicia e hanno iniziato a essere sfruttate attivamente durante la dominazione normanna della Sicilia. L’attività estrattiva ha raggiunto l’apice sotto la corona spagnola, facendo diventare il porto di Trapani uno dei più importanti snodi commerciali della “via del sale”.

Il sito produttivo ha iniziato a declinare nel primo dopoguerra, a causa della concorrenza delle saline di Cagliari e Margherita di Savoia, e la crisi è stata aggravata dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. L’attività è ripresa progressivamente a partire dal 1995, con l’istituzione della riserva naturale orientata delle Saline di Trapani e Paceco gestita dal WWF.

L’attività della salicoltura è disciplinata da un apposito regolamento ed è gestita da aziende private, che sono proprietarie della maggior parte delle saline della zona. Dalla creazione dell’area conservativa, la produzione è aumentata da 50mila a 80mila tonnellate all’anno e nel 2011 il sale marino di Trapani ha ottenuto il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta (IGP). Inoltre, è stato inserito nell'elenco dei Prodotti agroalimentari tradizionali siciliani ed è diventato un presidio Slow Food

La riserva naturale orientata delle Saline di Trapani e Paceco è anche un sito di grande valore paesaggistico e ambientale. Nella zona sorgono diversi mulini a vento utilizzati per pompare e sollevare l’acqua e per macinare i cristalli di cloruro di sodio, mentre tra le vasche e i canali vivono 208 specie di uccelli. Le saline sono un’area di sosta sulla rotta delle migrazioni verso l'Africa e rappresentano un habitat ideale per l’avocetta (simbolo della riserva), il fenicottero rosa, l’airone bianco maggiore, il martin pescatore e il gabbiano roseo. 

Saline dello Stagnone (Sicilia)

Le Saline dello Stagnone sono composte dalle saline Ettore e Infersa, Genna e San Teodoro e prendono il nome dalla più vasta laguna della Sicilia. Il bacino costiero si è formato in epoca relativamente recente nel territorio del comune di Marsala, presenta acque poco profonde e comprende quattro isole (Grande, San Pantaleo o Mozia, Schola e Santa Maria).

L’area lagunare fa parte della riserva naturale orientata Isole dello Stagnone di Marsala e ha un paesaggio simile alle (vicine) Saline di Trapani e Paceco per la presenza dei mulini a vento, il più grande quali si trova all’interno delle Saline Ettore e Infersa.

Il Mulino d’Infersa risale al XVI secolo ed è del tipo olandese (“a stella”), utilizzato per azionare le macine per la lavorazione del sale. È stato restaurato dai maestri d’ascia trapanesi ed è uno dei pochi esemplari perfettamente funzionanti in Europa. Al suo interno ospita un centro visitatori e un percorso multimediale dedicato alla storia, alla tradizione e alla cultura della produzione del sale in Sicilia.

La Laguna dello Stagnone è popolata da numerosi uccelli acquatici ed è particolarmente importante dal punto di vista botanico per la presenza di due rare specie di piante, la Calendula maritima (endemica di questo tratto di costa) e l'Anemone palmata (presente solo in Sicilia occidentale e Sardegna). Inoltre, è una zona molto pescosa e sui suoi fondali cresce l’alga Posidonia oceanica.

Saline di Molentargius (Sardegna)

Le Saline di Molentargius hanno cessato l’attività nel 1984, ma le vasche e gli edifici del sito produttivo continuano a caratterizzare il territorio che si estende tra Cagliari e Quartu Sant’Elena in prossimità della spiaggia del Poetto. Anche il nome dell’area ha uno stretto collegamento con la passata attività estrattiva, perché deriva da “is molentargius”, ovvero i conduttori degli asini (“su molenti”) che trasportavano il sale raccolto nelle vasche.

L’intera zona fa parte del Parco naturale regionale Molentargius-Saline e la sua principale caratteristica è la coesistenza di una serie di bacini di acqua dolce e salata separati dalla “piana fossile” di Is Arenas. Questo particolare ecosistema determina la presenza di numerosi habitat popolati da una grande varietà di specie animali e vegetali. Nelle zone “dolci” crescono la cannuccia palustre e la tifa maggiore, mentre in quelle “salate” si trovano numerose essenze alofite, come la salicornia. Inoltre, l’area è uno dei principali siti avifaunistici della Sardegna.

Le Saline del Molentargius sono famose per i fenicotteri rosa, “sa genti arrubia” come vengono chiamati dai cagliaritani, ma gli oltre 16 km2 della riserva naturale ospitano pure aironi, martin pescatori, folaghe, mignattai, gabbiani, cormorani e numerosi altri uccelli acquatici.

L’area è un sito di interesse anche sotto il profilo storico per la presenza della “città del sale” o “villaggio del sale”. Il complesso è stato costruito nel 1920 e comprende i palazzi dei dirigenti della salina, le case degli operai e degli impiegati, vari edifici per la lavorazione e lo stoccaggio del sale, una chiesa e un teatro.

Saline Conti Vecchi (Sardegna)

Le Saline Conti Vecchi si estendono tra i comuni di Assemini, Capoterra e Cagliari e sono in funzione dal 1931. Il sito di produzione è nato da un’iniziativa dell’ex generale dell’esercito e direttore generale delle Ferrovie Reali Sarde Luigi Conti Vecchi, che nel 1919 ha presentato un progetto per bonificare lo Stagno di Santa Gilla.

L’impresa di Conti Vecchi non solo ha permesso di debellare la malaria, ma ha portato alla creazione di una realtà industriale all’avanguardia, che nel 1940 è arrivata a impiegare più di mille lavoratori e a esportare 240mila tonnellate di sale in Nord Europa, Sud America e Canada.

Nei pressi delle saline si è sviluppato un fiorente borgo abitato dai dirigenti e dalle maestranze e perfettamente autosufficiente. Nel villaggio c’era una chiesa, una infermeria, uno spaccio alimentare e strutture ricreative e per il dopolavoro. Gli operai abitavano in case dotate di bagno (una rarità per l’epoca), orto e pollaio, avevano delle agevolazioni per il consumo della corrente elettrica, non pagavano la legna e potevano mangiare in mensa gratuitamente.

Le Saline Conti Vecchi erano un modello di produttività ed efficienza, ma i diversi cambi societari hanno portato a un progressivo declino del polo industriale. La rinascita è iniziata quando il complesso è stato rilevato da Eni nel 1984. L’ente pubblico (diventato società per azioni nel 1992) ha avviato attraverso Eni Rewind un importante progetto di bonifica, riqualificazione e restauro, che è stato completato con la collaborazione del Fondo Ambiente Italiano (FAI).

Dal 2017, l’attività produttiva procede di pari passo a percorsi di visita dedicati alla scoperta del complesso storico delle saline e alla flora e fauna che caratterizzano l’area. Tra le 250 vasche per la produzione del sale vivono 50 specie di uccelli (tra cui l’airone, il falco, l’anatra e la gallinella d’acqua) e il sito ospita una colonia stanziale composta da circa 10mila fenicotteri rosa.

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