San Galgano e la spada nella roccia: 6 curiosità sull’abbazia senza tetto - CaseVacanza.it base64Hash San Galgano e la spada nella roccia: 6 curiosità sull’abbazia senza tetto - CaseVacanza.it

San Galgano e la spada nella roccia: 6 curiosità sull’abbazia senza tetto

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È l’aspetto la prima cosa che colpisce dell’Abbazia di San Galgano. Il grande complesso monastico è in rovina e il suo “scheletro” privo di tetto si staglia tra i morbidi rilievi della campagna senese. La chiesa e i locali del monastero sono stati consolidati con un restauro conservativo e mai ricostruiti e sono diventati una suggestiva attrazione. Ma il fascino dell’abbazia non finisce qui.

San Galgano era un giovane di una nobile famiglia di Chiusdino, ricco e dissoluto, che a un certo punto ha abbandonato la vita di cavaliere ed è diventato un “soldato di Dio”. La sua vicenda ha molti punti in comune con la storia di San Francesco, ma anche con quella di… Re Artù! La tradizione, infatti, narra che Galgano abbia conficcato la sua spada in terra al momento della conversione.

Verità o leggenda, quello che è certo è che una “spada nella roccia” c’è davvero. L’arma è custodita nella Rotonda di Montesiepi, una cappella che si trova poco distante dall’abbazia e che con essa costituisce il complesso monastico di San Galgano. La spada è proprio quella del cavaliere? O è stata messa dopo ad arte per alimentare la leggenda del santo?

Il mistero rimane e non è l’unico. Di Galgano c’è solo la testa, mentre il corpo è sparito: cosa è successo? Ed è vero che il tetto dell’abbazia è stato venduto da un abate interessato solo ad arricchirsi? Se volete saperne di più, qui trovate sei curiosità sul suggestivo complesso monastico che da quasi mille anni sorge nella Valle del Merse.

1. Il giovane dissoluto diventato santo

La storia di Galgano Guidotti è la storia di un cavaliere diventato santo. Tutto ha avuto inizio intorno al 1150 a Chiusdino, quando una coppia della nobiltà locale ha finalmente avuto il figlio a lungo desiderato. I genitori lo hanno educato alla fede e alla modestia, ma il giovane aveva altri interessi. Ricco, di bell’aspetto e cavaliere per lignaggio, ha fatto di sregolatezza e lussuria il suo stile di vita. In seguito alla scomparsa del padre, però, ha iniziato a cambiare, fino a diventare un eremita. La sua conversione è stata di ispirazione per molti e dopo la morte gli sono state dedicate una chiesa e un’abbazia ed è stato proclamato santo.

La vicenda storica non ha molti particolari in più. A colmare i vuoti ci hanno pensato la devozione popolare e le leggende. La tradizione vuole che Galgano Guidotti abbia cambiato vita dopo avere avuto due visioni di San Michele. Nella prima seguiva l’arcangelo per diventare un “soldato di Dio”. Nella seconda si recava con lui in “una casa rotonda” a Montesiepi. Nell’edificio c’erano i dodici apostoli, che lo esortavano a costruire un luogo simile e a dedicare la sua vita a Dio e alla Vergine.

Galgano si è convertito, ma ha incontrato l’opposizione della madre. La donna, seppure molto pia, non voleva perdere il figlio e ha combinato un matrimonio con una nobile e bellissima fanciulla. Ma proprio mentre andava a conoscere la promessa sposa, a Natale del 1180, il giovane ha avuto una nuova esperienza mistica. Per ben due volte, arrivato a un certo punto della strada, il suo cavallo si è rifiutato di proseguire. La prima, Galgano si è fermato a pernottare in una pieve nei paraggi. La seconda, ha lasciato le briglie e ha chiesto a Dio di condurlo “al luogo dove avrebbe riposato per sempre”.

Il cavaliere ha raggiunto Montesiepi e qui ha conficcato la sua spada in una roccia, a simboleggiare la rinuncia alla violenza e la devozione a Dio, rappresentata dalla croce formata dall’arma capovolta. Galgano ha abbracciato la vita da eremita, ma la sua esperienza è durata meno di un anno. Dopo la morte, avvenuta il 30 novembre 1181, nel luogo dove aveva vissuto è stata eretta la Rotonda di Montesiepi e poco più a valle l’abbazia che porta il suo nome.

2. La Rotonda di Montesiepi

Il primo nucleo della Rotonda di Montesiepi è stato eretto nel 1185 ed è stato concepito come un mausoleo per custodire il corpo di San Galgano e la sua leggendaria spada. Poi è stato arricchito e ingrandito a più riprese, tra il XIV e il XVIII secolo, fino ad assumere l’aspetto attuale.

Il luogo di culto – come rivela il nome – ha pianta circolare e si sviluppa nello spazio con una singolare forma cilindrica. La copertura a cupola è simile a quella delle tombe a tholos di epoca etrusca, ma lo stile è (per lo più) quello del romanico pisano e lucchese. L’esterno presenta un motivo a fasce bianche e rosse alternate, che si ripete all’interno della copertura e dà forma a una decorazione a cerchi concentrici dal fascino ipnotico.

Sul lato sinistro della rotonda si trova una cappella a pianta rettangolare con volta a crociera, che viene detta “del Lorenzetti” per via del ciclo di affreschi realizzato nel Trecento dal maestro della scuola senese. Al centro dell’ambiente coperto dal soffitto emisferico, invece, è presente una roccia sormontata da una teca di plexiglas. Sotto la copertura si trova quella che per la tradizione popolare è la spada che San Galgano ha conficcato all’eremo di Montesiepi quando ha scelto di abbracciare la vita eremitica e diventare un “soldato di Dio”.

3. La spada nella roccia

È davvero la spada di San Galgano quella custodita nella Rotonda di Montesiepi? Una serie di indagini ha portato a stabilire che si tratta di un’arma di epoca medievale, ma senza offrire una datazione precisa. In altre parole, la spada potrebbe essere del XII o del XIII secolo, lasciando la porta aperta a diverse ipotesi. Anche che a conficcarla nella roccia siano stati i seguaci di Galgano, per alimentare la leggenda del santo dopo la sua morte.

Di certo non sfuggono i numerosi punti di contatto con la storia di Re Artù e la “Materia di Bretagna”, ma tra la vicenda del condottiero britannico e quella di Galgano c’è una sostanziale differenza. Mentre Artù ha estratto la spada dalla roccia per diventare re e combattere, il santo l’ha conficcata al suolo in segno di rinuncia alla vanità terrena e alla violenza. Ma non solo.

Fino all’inizio del Novecento, l‘antica arma poteva essere “sfilata” dalla fessura in cui era piantata. Poi è stata bloccata nella roccia con del piombo fuso, a seguito di alcuni atti vandalici. L’accorgimento, però, non ha impedito che venisse danneggiata. La spada è stata spezzata due volte tra gli anni ‘60 e ’90 e ricomposta con del cemento. Dopo l’ultimo episodio, è stata coperta con una struttura di plexiglas per proteggerla da ulteriori manomissioni.

4. L’Abbazia di San Galgano

L’Abbazia di San Galgano è stata eretta diversi anni dopo la canonizzazione dell’ex cavaliere e la realizzazione della Rotonda di Montesiepi. A promuovere la sua costruzione nella Valle del Merse è stato il vescovo di Volterra, sotto l’impulso della comunità di cistercensi che si era insediata sull’eremo tra il XII e il XIII secolo e contava ormai numerosi confratelli.

I lavori sono iniziati nel 1218 e sono proceduti in maniera spedita grazie all’enorme patrimonio che i monaci avevano accumulato tra donazioni, lasciti e concessioni ecclesiastiche. L’abbazia è stata consacrata nel 1288, ma già da diversi anni quella di Montesiepi era la comunità cistercense più influente della Toscana.

Dalla fine del XII secolo ha goduto della protezione e della benevolenza degli imperatori Enrico VI, Ottone IV e Federico II, mentre Papa Innocenzo III l’ha esentata dal pagamento della decima. Poi, dalla metà del XIII secolo, ha stretto una fitta rete di legami politici, economici e culturali con la Repubblica di Siena.

La ricchezza e il potere di San Galgano hanno iniziato a scemare con la carestia del 1328 e la peste del 1348, dopodiché un duro colpo è stato inflitto dai saccheggi delle compagnie di ventura. Da quel momento, il declino è stato inarrestabile. Nel XVI secolo l’abbazia è stata affidata a vari “abati commendatari” (che percepivano le rendite del monastero, ma non vi abitavano) e il complesso è andato incontro al degrado.

Nel corso del XVIII secolo ha subito numerosi crolli ed è stato usato addirittura come fonderia. Poi, nel 1789, la chiesa è stata sconsacrata e abbandonata, mentre i locali monastici sono stati riadattati a fattoria. L’interesse per l’abbazia è rinato nel XIX secolo, ma solo all’inizio del Novecento è stato deciso di procedere con un restauro conservativo, consolidando quello che restava del monastero senza ricostruire nulla.

5. Una complicata storia di tetti

La caratteristica peculiare dell’Abbazia di San Galgano e quella per la quale è diventata una suggestiva meta turistica è la completa assenza del tetto. La mancanza della copertura è dovuta al progressivo deterioramento delle strutture e al crollo del campanile nel 1786. Eppure, per tutti (o quasi), la “colpa” è di un abate commendatario che ha gestito il complesso nel Cinquecento. L’avido prelato avrebbe smantellato e venduto la copertura di piombo del tetto, esponendolo a un rapido degrado.

La storia si è radicata nella tradizione, ma non corrisponde alla realtà. O per meglio dire, è vera solo in parte. Presso l’Archivio di Stato di Siena sono custoditi dei documenti che dimostrano che a essere rimosso nel 1554 è stato il rivestimento metallico della Rotonda di Montesiepi. L’ordine è arrivato dalla Repubblica di Siena, che forse intendeva utilizzare il piombo per fare delle munizioni da usare nella guerra contro Firenze o evitare che i nemici lo usassero per lo stesso scopo.

Ma il fatto che in quegli anni l’abbazia fosse in commendam a un abate che aveva una pessima fama, Giovanni Andrea Vitelli Ghiandaroni, ha fatto sorgere l’equivoco. Nei secoli seguenti, vari storici hanno attribuito lo smantellamento della copertura in piombo – ora di una non meglio precisata “chiesa di San Galgano”, ora proprio dell’abbazia – al “terribile” abate. 

La verità è stata ristabilita nel 1896 in un libro scritto dall’architetto Antonio Canestrelli, che cita un documento redatto da un monaco vissuto all’epoca di Vitelli Ghiandaroni. Il religioso accusa l’abate di aver “lasciato usurpare molti beni cadere i poderi, alienare, impegnare ciò che v’era di buono, et quel ch’è peggio vendere il piombo che copriva tutta la cupola della chiesa stessa e della cappella del miracolo di San Galgano”.

Ma la puntuale testimonianza è servita a poco. Negli anni successivi è stata travisata e ignorata e la leggenda della vendita del tetto di San Galgano da parte di un abate in malafede si è diffusa fino a diventare storia.

6. Il cavaliere senza testa

La vita di Galgano Guidotti è in gran parte avvolta nel mistero e anche della sua morte si sa poco. Il santo si è spento il 30 novembre 1181 e la tradizione racconta che sia stato sepolto accanto alla sua spada. Qualche anno dopo, il vescovo di Volterra ha ordinato la costruzione della Rotonda di Montesiepi per custodire la tomba dell’ex cavaliere e la sua arma. Ma il corpo non è mai stato trovato. Che fine ha fatto?

Una risposta certa non c’è. Ma qualcos’altro sì. Per l’esattezza… la testa di Galgano! La reliquia è stata custodita a lungo presso il Museo dell’Opera del Duomo a Siena. Poi, nel 1977, è stata restituita al paese natale del santo, Chiusdino. La “Sacra Testa” è conservata in una teca d’argento, che si trova nella Prepositura di San Michele Arcangelo ed è oggetto di venerazione da parte di numerosi fedeli.

Ma quella di Galgano non è l’unica reliquia legata alla storia dell’abbazia. Nella Rotonda di Montesiepi è conservata anche una coppia di mani. La tradizione vuole che siano quelle di un monaco “invidioso” che, insieme ad altri due, ha cercato di rubare la spada del cavaliere e l’ha spezzata per oltraggio non riuscendoci. Il castigo di Dio è stato immediato. Dei tre compari, uno è annegato, uno è morto fulminato e il terzo è stato afferrato da un lupo e trascinato via. Le mani sarebbero di quest’ultimo, che si è salvato invocando Galgano.

La leggenda è suggestiva, tuttavia è probabile che la reliquia appartenga a uno dei primi seguaci del santo (come sembra suggerire la datazione con il C14, che la colloca nel XII secolo). Per quanto riguarda la spada, invece, la tradizione racconta che sia stata riparata miracolosamente da Dio. L’arma si sarebbe ricostituita più forte di prima e sarebbe giunta intatta fino all’epoca moderna. Ma questa è un’altra storia…

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