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Stonehenge in Italia: 7 siti da scoprire

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Stonehenge, in Gran Bretagna, è il sito megalitico per antonomasia. Ma in giro per il mondo ne esistono molti altri e un buon numero si trova in Italia. Cosa si intende, però, quando si parla di “sito megalitico”? Nell’immaginario popolare sono tutti un “cerchio di pietre”. La realtà, invece, è più complessa.

La parola “megalito” indica una grande pietra o un insieme di pietre utilizzate per costruire un edificio o un monumento senza l’impiego di leganti. I megaliti prendono il nome di “menhir” quando sono dei monoliti conficcati nel terreno, squadrati o affusolati nella parte finale. Quando invece due monoliti verticali (“piedritti”) ne sostengono un altro piatto (“architrave”) si parla di “triliti” o di “dolmen”.

I due termini, però, non sono equivalenti. I triliti sono una struttura architettonica semplice, utilizzata a sé o come alternativa all’arco. I dolmen sono tombe preistoriche a camera singola, che in origine erano ricoperte, protette e sostenute da un tumulo. L’aspetto di “grandi tavoli” è dovuto al fatto che, nel corso dei millenni, gli elementi più effimeri si sono degradati ed è rimasto solo lo “scheletro” di pietra.

I menhir, i triliti e i dolmen possono essere disposti singolarmente, a gruppi o a formare dei cerchi. In quest’ultimo caso si parla di “cromlech” o “stone circle”. E proprio la collocazione delle imponenti pietre a formare varie geometrie costituisce uno dei loro grandi misteri. Cos’erano e a cosa servivano i siti megalitici? Tra le ipotesi più accreditate ci sono l’uso come osservatori astronomici e luoghi sacri e religiosi (legati al culto dei morti). Ma gli studi continuano.

Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, dalla Toscana alla Sardegna, in Italia esistono tanti e affascinanti esempi di menhir, triliti, dolmen e cromlech. Qui ne trovate sette da scoprire o (ri)scoprire in tutta Italia.

1. Il cromlech del Piccolo San Bernardo (Valle d’Aosta)

In molti lo chiamano il “Cerchio di Annibale”, ma il legame con il condottiero cartaginese è poco più che una leggenda, dovuta al fatto che il generale avrebbe valicato le Alpi nei pressi del vicino fiume Isère. In realtà, il cromlech del Piccolo San Bernardo risale (almeno) all’Età del Bronzo ed è stato eretto dagli antichi abitanti della Val d’Aosta, i Salassi.

Il sito megalitico è un cerchio irregolare di un’ottantina di metri di diametro, formato da 46 pietre allungate e appuntite. È probabile che al centro ci fosse un dolmen, cosa che farebbe pensare a un uso religioso del sito. Ma non è da escludere neppure una funzione astronomica. A sostegno di questa teoria c’è lo “spettacolo” del solstizio d’estate, durante il quale il sole che tramonta dietro il Monte Lancebraniette forma due zone d’ombra che si allargano fino a lasciare illuminato solo l’interno del cerchio. 

Di certo, il cromlech del Piccolo San Bernardo ha sempre avuto un ruolo importante per i popoli che hanno vissuto nella zona, come dimostrano altre costruzioni presenti nei pressi.

A poca distanza si trovano un piccolo tempio di epoca gallica e due stazioni di posta romane o “mansiones”, inoltre è presente una colonna di porfido. Innalzata – probabilmente – in onore del dio Penn, poi è stata dedicata a Giove e portava sulla sommità una grande pietra rossa, che i valligiani convertiti al cristianesimo chiamavano “occhio del demonio”. In seguito, il cristallo è stato rimosso e al suo posto è stata messa una statua di San Bernardo (visibile ancora oggi).

2. I menhir di Cavaglià (Piemonte)

I menhir di Cavaglià sono molto antichi, ma il cromlech che formano è una ricostruzione realizzata nel 2005. Il sito in provincia di Biella è stato smantellato tra gli anni ’70 e ’80 per fare spazio a un complesso residenziale e le pietre sono state spostate, ammassate e lasciate a lungo in stato di incuria.

La datazione dei menhir di Cavaglià è incerta. Alcuni li fanno risalire alla fine dell’Età della Pietra, mentre altri li collocano nell’Età del Ferro. Di sicuro, le 11 pietre del sito megalitico sono antiche di migliaia di anni, come conferma la presenza di incisioni rupestri chiamate “coppelle”, piccole cavità emisferiche diffuse dal Mesolitico all’Età del Ferro. Sui menhir sono anche visibili graffiti cruciformi di epoca tardomedievale.

Il “cromlech” di Cavaglià è stato ricomposto in un posto diverso da quello originale, utilizzando fotografie aeree e terrestri precedenti agli anni ’70. Tuttavia, il materiale a disposizione non ha permesso di effettuare una ricostruzione filologica in senso stretto.

3. Il sito megalitico di Poggio Rota (Toscana)

Fino al 2004 è rimasto nascosto tra i rovi e la boscaglia, poi lo studioso di civiltà etrusca Giovanni Feo l’ha trovato nel corso di altre ricerche nella cosiddetta “area del tufo”. Il sito megalitico di Poggio Rota sorge nella omonima località a poca distanza da Pitigliano ed è un insieme di 10 menhir ricavati dal taglio di un’antica collinetta di roccia vulcanica .

Il complesso viene fatto risalire alla “Cultura di Rinaldone” – un popolo di origini egeo-anatoliche che dal 4000 al 2000 a.C. ha vissuto nella zona – e ha tutte le caratteristiche di un osservatorio astronomico. La disposizione e l’orientamento delle pietre individuano la posizione del Sole nel solstizio d’estate e d’inverno e nell’equinozio di primavera e d’autunno. Inoltre presentano un allineamento con il nord astronomico, la Luna e la stella Sirio.

Per la stretta correlazione tra astri e divino che esisteva nell’antichità, Il sito megalitico di Poggio Rota quasi certamente aveva anche una valenza religiosa. Una teoria avvalorata altresì dalla presenza di una piccola vasca piena d’acqua (dove si notte si riflettono la luna e le stelle) e delle incisioni rupestri simboliche chiamate “coppelle”.

4. I cerchi concentrici del Monte Sambucaro (Lazio)

Tra il Lazio e la Campania, tra Frosinone e Caserta, si trova un misterioso sito megalitico, formato da sette cerchi concentrici. La “Stonehenge della Ciociaria” – com’è stata prontamente ribattezzata – sorge sulle falde del Monte Sambucaro ed è formata da cumuli di pietre di diverse dimensioni, con le più piccole ammassate sulle più grandi.

Il cerchio più esterno ha un diametro di 50 metri e come tutti gli altri presenta una leggera “pendenza” che fa sì che sia orientato verso est, ovvero dove sorge il Sole. Questa caratteristica, insieme al fatto che il sito si trova in una sorta di “conca” che pare accogliere il grande astro al solstizio d’estate, ha portato a supporre una funzione astronomica e sacra dei sette cerchi. Ma chi li ha costruiti?

Se alcuni ritengono che il sito sia opera dei Sanniti, altri non escludono che possa essere stato realizzato in epoca molto più recente. I sette cerchi sono chiaramente visibili dall’alto, ma non compaiono in una serie di foto militari scattate dall’Istituto Geografico Militare Italiano a metà del Novecento. Un problema di bassa risoluzione o davvero le pietre non c’erano?

D’altra parte, l’ipotesi che a costruire il sito possano essere stati dei pastori non regge di fronte alle peculiarità astronomiche del posto. Senza contare che i cerchi potrebbero essere diventati visibili negli ultimi anni, per l’erosione del terreno e il cambiamento della vegetazione. 

5. Il dolmen di Montalbano (Puglia)

Immerso nel verde venato d’argento degli ulivi, il dolmen di Montalbano di Fasano è costituito da due piedritti sui quali appoggia un massiccio architrave. Ma in origine era una costruzione più complessa. Un tempo era coperto da un tumulo di terra e pietre e presentava un parete di fondo e un corridoio di accesso (“dromos”).

Gli anni, gli agenti atmosferici e gli atti di vandalismo hanno cambiato il megalito, ma il dolmen di Montalbano resta una preziosa testimonianza dei popoli che in epoca remota hanno abitato la Puglia. La struttura è stata eretta probabilmente tra il 2000 e il 1500 a.C. e sulla sua funzione sono state avanzate diverse ipotesi, da osservatorio astronomico a luogo per riti magici o religiosi. Ma la più probabile è che fosse una tomba e che rappresenti – di fatto – uno dei primi esempi delle pratiche e delle tradizioni legate al culto dei morti della zona.

Il dolmen di Montalbano è anche chiamato la “Tavola dei Paladini”, in memoria della leggendaria spedizione di Carlo Magno e dei suoi cavalieri nelle terre del Regno di Napoli per scacciare i saraceni.

6. I Megaliti di Argimusco (Sicilia)

Il nome fa riferimento a grandi strutture di pietra erette dall’uomo nell’antichità, ma non è così certo che i Megaliti di Argimusco abbiano un’origine antropica. Le imponenti formazioni di roccia che si stagliano sull’altopiano al confine tra i monti Nebrodi e Peloritani potrebbero essere il risultato dell’azione della pioggia e del vento.

Il dibattito è aperto e l’aspetto marcatamente antropomorfo e zoomorfo delle varie pietre, oltre a un masso che pare una vasca, rende difficile credere che l’origine dei megaliti sia del tutto naturale. Eppure, i numerosi studi condotti nella zona sembrano escludere la presenza dell’uomo.

Quello che è certo è che l’Altopiano dell’Argimusco e le sue misteriose pietre si trovano in una zona con una vista straordinaria. Dai 1.200 metri del pianoro si vedono i Nebrodi, l’Etna e i Peloritani, tutta la costa messinese da Milazzo a Tindari e le Isole Eolie. 

7. I megaliti del Parco di Pranu Mutteddu (Sardegna)

La Sardegna conta numerosi siti megalitici e uno dei più importanti è quello del Parco di Pranu Mutteddu. L’area si trova a mezz’ora da Cagliari ed è una “piattaforma” che comprende diversi agglomerati. A nord sorge un villaggio, mentre a sud è presente una necropoli ipogea a domus de janas con tre circoli tombali. I menhir si trovano al centro, tutto intorno a due sepolcreti.

I megaliti di Pranu Mutteddu sono una sessantina, per lo più menhir disposti in coppia, a formare allineamenti o piccoli gruppi. Ma sono anche presenti i resti di un dolmen. Il complesso risale al Neolitico recente (3200 – 2800 a.C.) e probabilmente aveva una doppia finalità di cimitero e di luogo sacro utilizzato per riti religiosi.

Pranu Mutteddu – come altri siti analoghi in Italia – è stata ben presto ribattezzata la “Stonehenge di Sardegna”. Ma in questo caso più che mai, il paragone non è azzeccato, perché il sito megalitico sardo è più antico dello stone circle britannico.

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