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Tesori sommersi: 7 borghi e monumenti da non perdere

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I laghi e i mari d’Italia custodiscono incredibili tesori sommersi. A volte si tratta di antiche città sprofondate per il movimento del terreno, come Baia, “inghiottita” dal Tirreno a causa dell’abbassamento della costa davanti ai Campi Flegrei. Altre di borghi e monumenti finiti sott’acqua per la costruzione di una diga o la deviazione del corso di un fiume, come il villaggio di Movada o la piccola “Atlantide” di Capo d’Acqua.

In certi casi rimangono sommersi per sempre. Ma in alcuni – quando la pioggia è poca e la siccità avanza – riemergono e restano visibili per un po’, come il Forte di Mazzallakkar e il “Ponte di Annibale”. Il campanile di Curon, invece, spunta da più di settant’anni dalla superficie del Lago di Resia, a ricordare che sotto quella distesa azzurra giacciono i resti di un intero paese.

Tutti i tanti tesori sommersi d’Italia hanno una storia da raccontare, tra grandi cambiamenti, fascino e mistero. Qui trovate sette tra i più suggestivi e le vicende che li hanno portati a essere inghiottiti dall’acqua.

1. Curon (Trentino-Alto Adige)

In mezzo al Lago di Resia si innalza un campanile e la gente del posto dice che nei giorni di vento si sentano suonare le campane. Ma le campane non ci sono più. Sono state rimosse negli anni ’50, quando l’abitato di Curon è stato demolito e poi sommerso dal nuovo, grande invaso formato dall’unione del Lago di Resia e del Lago di Curon per mezzo di una diga.

Il campanile romanico non è stato abbattuto perché sotto la tutela delle Belle Arti e ha resistito all’urto dell’acqua, diventando il simbolo e la memoria di un borgo cancellato in nome del “progresso”. Gli abitanti di Curon sono stati espropriati delle loro case e dei loro terreni e privati della loro vita per creare un impianto per la produzione di energia idroelettrica e “rafforzare l‘industria nazionale”.

Il progetto della diga di Resia ha preso forma durante il ventennio fascista ed è stato portato a termine nel dopoguerra. La gente del posto è stata poco e male informata e ha capito cosa stava accadendo quando era ormai troppo tardi. Il piano di esproprio ha preso il via nel 1940 ed è stato completato dieci anni dopo, in seguito a una pausa forzata per gli eventi bellici.

Gli abitanti di Curon hanno ricevuto indennizzi irrisori per lasciare le loro proprietà e hanno cercato in ogni modo di fermare i lavori, anche rivolgendosi al papa. Ma senza successo. Delle circa duemila persone che abitavano il borgo, alcune se ne sono andate, mentre altre si sono sistemate nelle abitazioni provvisorie allestite dalle autorità. Curon è stato ricostruito sulla sponda orientale del Lago di Resia, ma niente è come prima e il campanile che si staglia sull’acqua è lì a ricordarlo.

2. Il borgo sommerso di Movada (Friuli-Venezia Giulia)

Era il 1952 quando le acque del fiume Meduna sono state sbarrate dalla diga di Ponte Racli e hanno sommerso il borgo di Movada. Il lago artificiale di Tramonti o di Redona ha inghiottito il paese e altre due piccoli villaggi – Fleur e Redona Vecchia – e li ha cancellati dalle carte geografiche. Ma non dalla memoria.

In estate e nei periodi di siccità, quando l’acqua è di meno e il livello del lago si abbassa, i ruderi delle case di Movada riemergono come “fantasmi di pietra” e attirano un gran numero di turisti e curiosi. Il borgo sommerso è diventato un elemento peculiare della Val Tramontina, ma la crisi idrica e i periodi di secca sempre più gravi e prolungati stanno mettendo a repentaglio la sua esistenza. I ruderi rischiano di cedere e Movada rischia di scomparire di nuovo e stavolta per sempre.

Il suggestivo “paese fantasma” e il Lago di Tramonti fanno parte del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane e sono immersi in un contesto geologico, ambientale e naturalistico che è un vero e proprio “paradiso per l’escursionismo”. Tutto intorno al bacino artificiale si sviluppano numerosi sentieri, che possono essere percorsi a piedi o in mountain bike e rivelano un grado di “wilderness” che si trova in poche altre zone dell’arco alpino.


3. Il Cristo degli Abissi (Liguria)

La piccola e scenografica Baia di San Fruttuoso, tra Camogli e Portofino, custodisce un vero e proprio tesoro sommerso. A 15 metri di profondità si trova una statua che rappresenta il Figlio di Dio, con le braccia aperte rivolte verso il cielo in segno di pace e come richiesta di protezione.

Il “Cristo degli Abissi” è stato collocato sul fondale ligure nel 1954 – inizialmente a una profondità maggiore – ed è un omaggio a uno dei pionieri dell’attività subacquea in Italia, Dario Gonzatti, morto durante un’immersione. La statua è stata voluta dall’amico Duilio Marcante ed è stata realizzata dallo scultore Guido Galletti con il bronzo ottenuto da medaglie, parti di navi e campane.

Il Cristo degli Abissi è diventato nel tempo un simbolo della passione per il mare e di quanti gli hanno dedicato la propria vita ed è una delle immersioni più celebri della Liguria. L’escursione richiede la presenza di accompagnatori accreditati dalla regione e può essere effettuata da apneisti e sub con brevetto di abilitazione alle immersioni con autorespiratore di primo livello o superiore.

Della statua alta due metri e mezzo esiste anche l’originale in gesso (conservato presso il Museo Nazionale delle Attività Subacquee d Marina di Ravenna), inoltre sono state realizzate diverse copie. Una si trova nella Chiesa di San Fruttuoso, altre due in Florida e a Grenada e una quarta nel Lago di Palù (Sondrio). Quest’ultima risale al 1972, è di piccole dimensioni e ogni anno viene deposta in fondo al lago ad agosto e recuperata a settembre.


4. Il Lago di Capo d’Acqua o l’Atlantide d’Abruzzo (Abruzzo)

Il Lago di Capo d’Acqua nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga viene chiamato niente meno che ”Atlantide d’Abruzzo". L’impegnativo nome deriva dalla presenza sul fondale di una serie di costruzioni, stradine di ciottoli, scheletri di alberi e manufatti vari, che creano un ambiente suggestivo e misterioso come quello che viene attribuito alla mitologica città sommersa. Ma come ci sono finiti, lì sotto?

L’Atlantide d’Abruzzo è stata “creata” nel 1965, attraverso la costruzione di una diga sulla principale sorgente del fiume Tirino, quella di Capo d’Acqua. Lo sbarramento ha dato forma all’omonimo lago e ha sommerso due mulini che appartenevano alla famiglia Verlengia, mentre un altro edificio – un colorificio – è stato risparmiato e sembra galleggiare sull’acqua.

Il grande e continuo apporto idrico fa sì che il Lago di Capo d’Acqua abbia una temperatura costante di circa 10° e impedisce alla vegetazione di proliferare in maniera incontrollata. Il risultato è che l’acqua è sempre pulita e limpida e l’invaso è caratterizzato da un’eccezionale visibilità subacquea.

Le rovine del piccolo borgo dei mulini possono essere esplorate partecipando alle immersioni organizzate dalla Società Sportiva Atlantide (che gestisce il bacino dal 2004) oppure… dalla superficie! A luglio 2022 è stato inaugurato un servizio di imbarcazioni “a impatto zero” con fondo trasparente per ammirare i tesori del Lago di Capo d’Acqua.


5. Il Ponte di Annibale nel Lago di Guardialfiera (Molise)

Il Lago di Guardialfiera e il Viadotto Molise 1 o Viadotto della Bifernina – un “serpente di cemento” che si snoda sinuoso sulla superficie dell’invaso – costituiscono uno dei paesaggi più affascinanti del Molise. Ma fino agli anni ’60 non esisteva né l’uno né l’altro. Il grande bacino si è formato dopo la realizzazione della diga del Liscione e ha “inghiottito” un antico ponte di pietra che – leggenda vuole – sarebbe stato costruito da Annibale.

Il condottiero cartaginese lo avrebbe usato per attraversare il fiume Biferno e raggiungere la Puglia durante la Seconda Guerra Punica, ma non esistono prove certe che il ponte risalga al III secolo a.C. È invece probabile che sia stato ricostruito dagli Angioini nel Duecento, a partire da un altro danneggiato da una piena del corso d’acqua.

Il “Ponte di Annibale” o “Ponte di Sant’Antonio” torna a farsi vedere (in parte) nei periodi di secca. Quando la superficie del Lago di Guardialfiera si abbassa, il suo profilo a schiena d’asino emerge dall’acqua e disegna una straniante e suggestiva discontinuità nel paesaggio.

6. Il Parco sommerso di Baia o la Pompei sommersa (Campania)

Davanti ai Campi Flegrei, nell’area costiera compresa tra il porto di Baia e il "Pontile della Pirelli" a Pozzuoli, si cela uno straordinario sito archeologico sottomarino. Il Parco sommerso di Baia custodisce i resti di un ninfeo, di due grandi ville marittime dotate di approdi e peschiere e di uno stabilimento termale di epoca romana.

Il complesso di costruzioni databili tra il II secolo a. C. e il IV secolo d.C. è il risultato del fenomeno vulcanico del bradisismo – l’abbassamento e l’innalzamento del terreno – che interessa la zona dei Campi Flegrei. Verso la fine del IV secolo, la costa ha iniziato a sprofondare, trascinando in fondo al mare uno dei luoghi di villeggiatura prediletti dall’aristocrazia e dagli imperatori di Roma.

La scoperta del sito archeologico di Baia è avvenuta in modo casuale nel 1969, con il ritrovamento di due statue raffiguranti Ulisse che porge la coppa con il vino a Ciclope e un suo compagno con un otre. Poi, negli anni ’80, è stata avviata una campagna di scavi che ha portato alla luce altre sculture e gli edifici di quella che viene definita la “Pompei sommersa”.

I reperti recuperati dal mare sono conservati al Museo del Castello di Baia, mentre le strutture sott’acqua possono essere esplorate tramite attività di immersione, snorkeling e canoa organizzate da centri autorizzati. Il parco e i suoi tesori possono anche essere ammirati navigando su speciali imbarcazioni con il fondo trasparente.


7. Il Forte di Mazzallakkar (Sicilia)

È stato costruito dagli Arabi nell’830 d.C. o è stato eretto intorno all’Anno Mille? Era un presidio militare o veniva usato come stazione di posta (funduq) da viandanti e mercanti? O forse risale al XVI secolo ed era una masseria fortificata? Il Forte di Mazzallakkar a Sambuca è un luogo misterioso e pieno di fascino e non solo per la sua storia ancora in gran parte da scoprire.

La costruzione lungo l’antica direttrice che collegava Palermo e Sciacca è sommersa quasi del tutto dal Lago Arancio e i muri perimetrali e le quattro torri di guardia tornano a essere visibili in estate. Però non è sempre stato così. Fino agli anni ’50, Mazzallakkar era “all’asciutto” e veniva utilizzato da pastori e contadini per il ricovero delle greggi e degli attrezzi. Ma tutto sommato versava in buone condizioni.

Le cose sono cambiate dopo la costruzione della diga Carboj. La “Zona dei Mulini” dove sorge il forte è stata completamente allagata e l’edificio è finito sott’acqua. La lunga sommersione ha finito per danneggiare e compromettere le strutture e oggi Mazzallakkar è un “fantasma di pietra”, che appare quando il Lago Arancio si abbassa.

Il forte che “riemerge dall’acqua” è protagonista di diverse iniziative volte a recuperarlo e valorizzarlo e dal 2021 può essere visitato in occasione di alcuni eventi speciali.

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